Donne e libere professioni: la parità retributiva resta lontana
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Il gender pay gap nelle libere professioni si amplia: l’Indice di Parità Reddituale nelle Professioni (IPRP) scende dal 59,8% al 53,7% in dieci anni. Le under 30 raggiungono il 74,2% dei redditi maschili, ma nella fascia 41-50 anni il divario crolla al 52%. Avvocatesse al 49,7%, psicologhe al 79,8%. È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio di Confprofessioni.
di Miriam Minopoli, Confprofessioni
Nelle libere professioni il gender pay gap resta ampio. La recente analisi dell’Osservatorio di Confprofessioni, basata sui dati Adepp, conferma che negli ultimi dieci anni la distanza retributiva tra professioniste e professionisti non si è ridotta; al contrario, la parità economica si è ulteriormente allontanata, con differenze marcate per età e settore.
L’indagine evidenzia come la presenza femminile nel mercato del lavoro italiano continui a essere tra le più basse in Europa, con tassi di occupazione inferiori alla media UE. Anche sul fronte dei redditi, il divario di genere resta un indicatore chiave della disuguaglianza ancora da colmare.
Dieci anni di rilevazioni: la forbice si allarga
Nel periodo 2014-2024, l’Indice di Parità Reddituale nelle Professioni (IPRP) è sceso dal 59,8% al 53,7%. Il minimo storico è stato registrato nel 2023, quando le professioniste hanno percepito solo il 53,3% del reddito dei colleghi uomini. Il 2024 mostra un lieve recupero, ma la distanza rimane ampia e strutturale.
L’età come discriminante: giovani più vicine alla parità, divario massimo a metà carriera
Il gap varia sensibilmente lungo il percorso professionale. Le under 30 sono le più vicine alla parità, con un reddito pari al 74,2% di quello maschile. La situazione cambia con l’avanzare dell’età: nella fascia 41-50 anni, quella delle maggiori responsabilità, il reddito femminile scende al 52% di quello maschile, segnando il divario più marcato.
Le differenze tra categorie: avvocatesse in fondo, meglio per le psicologhe
Il divario retributivo cambia anche in base alla professione. Tra gli avvocati si registra lo scarto più elevato: le donne guadagnano in media il 49,7% dei colleghi uomini. Divari consistenti emergono anche tra commercialisti e ingegneri, dove il reddito femminile supera di poco il 50%. Il quadro è più favorevole tra gli psicologi, categoria in cui le professioniste raggiungono il 79,8% del reddito maschile, il valore più alto del comparto.
Un divario strutturale che richiede politiche mirate
Nel complesso, l’Osservatorio conferma che il gender pay gap nelle professioni è un fenomeno radicato, che si manifesta in modo diverso per età e settore. Nonostante alcuni segnali di miglioramento, la distanza retributiva tra uomini e donne resta significativa e richiede interventi mirati per garantire pari opportunità lungo tutto il percorso professionale.
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