Epatite A, a Napoli e nel centro sud diversi focolai del virus. Frutti di mare e cibi crudi nel mirino
Nella città partenopea oltre 70 casi, focolai anche a Latina e Catanzaro. La diffusione del virus dell’epatite A superiore di 10 volte rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Il virus probabilmente in frutti di mare consumati crudi o in acqua contaminata, frutta, verdura e frutti di bosco
Nel centro sud del Paese è allarme per l’aumento dei casi di Epatite A. Sul banco degli imputati i frutti di mare consumati crudi e in particolare una partita sospetta di cozze. Da qui l’epidemia di epatite A che sinora conta 73 casi a Napoli e altri casi segnalati a Caserta, Salerno, Avellino, Latina e Catanzaro.
I dati raccontano di una diffusione del virus superiore di 10 volte rispetto alla media degli ultimi dieci anni e di ben 41 volte rispetto all’ultimo triennio
Nella trasmissione alimentare, un ruolo importante può essere svolto da alcuni cibi consumati crudi o non sufficientemente cotti, in particolare i molluschi bivalvi, ma anche acqua contaminata, frutta, verdura e frutti di bosco. I molluschi bivalvi, come cozze, vongole e ostriche, possono accumulare particelle virali durante la filtrazione di acque contaminate; per questo il consumo crudo o poco cotto rappresenta un rischio che va evitato.
Sui social Francesco Vaia, già direttore della Prevenzione del ministero della Salute e oggi componente dell’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, tranquillizza: «C’è un eccessivo allarmismo per casi Epatite A nel napoletano ma da questi episodi dobbiamo imparare che la prevenzione è sempre importante. È importante evitare alcuni cibi crudi, è importante il lavaggio delle mani, ma non possiamo ricordarci di queste regole solamente quando diventano casi di cronaca. La prevenzione deve essere costante lungo tutto l’arco della nostra vita».
Il virus dell’Epatite A e i sintomi
Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, Il virus responsabile dell’epatite A (Hav) è un picornavirus classificato come prototipo del nuovo genere degli Hepatovirus. La malattia ha un periodo di incubazione che va da 15 a 50 giorni e un decorso generalmente autolimitante e benigno. Sono pure frequenti le forme asintomatiche, soprattutto nel corso di epidemie e nei bambini.
A volte si possono avere forme più gravi con decorso protratto e anche forme fulminanti rapidamente fatali. La malattia è letale in una percentuale di casi che si attesta fra lo 0,1% e lo 0,3%, ma può arrivare fino all’1,8% negli adulti sopra ai 50 anni. In genere la malattia, che dura 1-2 settimane, si manifesta con febbre, malessere, nausea, dolori addominali e ittero, accompagnati da elevazioni delle transaminasi e della bilirubina.
La situazione a Napoli
All’ospedale Cotugno di Napoli, struttura di riferimento specializzata nelle malattie infettive, si sono contati 73 degenti ricoverati a marzo, con cinque pazienti in Pronto soccorso. L’infezione ha prodotto anche poco più di 50 contagiati anche a Caserta (il picco registrato a Sessa Aurunca) e circa 25 nell’area della provincia di Salerno, dove nei giorni scorsi ci sono state restrizioni – tipo a Sala Consilina – sulle mense scolastiche, evitando il consumo di frutta fresca per gli studenti. Ci sono stati una decina di positivi al virus anche ad Avellino, lo stesso numero di contagiati anche nel Sannio. Questo è il quadro epidemiologico, mentre i Nas sono ancora in campo per ulteriori campionamenti.
A Napoli il Prefetto, Michele di Bari, ha convocato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in accordo con il presidente della Regione Roberto Fico, per affrontare in modo coordinato il tema della diffusione del virus. Alla riunione hanno preso parte forze dell’ordine, Asl e Dipartimento Salute, delineando una strategia basata su monitoraggio, vaccinazioni e controlli capillari. La Regione Campania ha deciso di rafforzare tutte le principali leve della sanità pubblica, con particolare attenzione alla sorveglianza epidemiologica e alla gestione tempestiva dei casi.
Focolaio anche in Calabria
Nuovi casi di Epatite A si sono registrati a Catanzaro. Due pazienti che hanno fatto accesso all’azienda ospedaliera universitaria con i sintomi della malattia sono risultati positivi e sono stati ricoverati nel reparto di malattie infettive. Sono al momento quattro i pazienti monitorati nel presidio ospedaliero, 14 gli accessi finora in ospedale. A causa del picco anomalo di casi l’Asp di Catanzaro ha avviato una indagine epidemiologica. Il dipartimento prevenzione ha inizialmente eseguito campionamenti sulle acque con esito negativo. Successivamente, sulla base delle anamnesi, sono stati avviati controlli nei ristoranti frequentati dai pazienti poi risultati positivi all’Epatite A. Nell’ambito di queste verifiche è stata accertata la presenza di una partita di frutti di mare contaminata in un ristorante che si trova sul litorale catanzarese.
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