Morta per il crollo di una palma, la consulenza dell’accusa: “Da chi ne aveva la custodia è mancato il buon senso”

Mar 26, 2026 - 23:30
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Morta per il crollo di una palma, la consulenza dell’accusa: “Da chi ne aveva la custodia è mancato il buon senso”
palma crollata piazza paolo da novi un mese dopo la morte di Francesca Testino

Genova. “Da parte del ‘custode’ della palma è venuta meno la diligenza del buon padre di famiglia, non solo per avere omesso l’applicazione di un protocollo di monitoraggio adeguato, ma anche – e soprattutto – per non avere messo in pratica elementari regole di buon senso”. Lo scrive la professoressa Cristina Nali, ordinaria di patologia vegetale all’università di Pisa e consulente del pm Fabrizio Givri nel procedimento in corso per la morte di Francesca Testino, travolta dal crollo di una palma il 12 marzo 2025.

Per la consulente dell’accusa regole del buon senso dovevano essere finalizzate a “evitare che la palma cadesse, a prescindere dalle effettive cause” visto che “l’arboricoltura urbana da tempo prevede pratiche di puntellamento delle piante inclinate, ragionevolmente sostenibili sotto il profilo economico, efficaci, compatibili con la fruizione dell’area e con la sua valenza paesaggistica”. E in secondo luogo si poteva e doveva “ impedire che un eventuale crollo avesse conseguenze per l’integrità fisica dei cittadini” attraverso la “delimitazione dell’area di potenziale, con istituzione di divieto di accesso ai pedoni”. Circa le cause del crollo della pianta, per Nali sono da attribuire sostanzialmente a una combinazione di diversi fattori: il “danneggiamento meccanico dell’apparato radicale con perdita di radici funzionali di ancoraggio e criticità del sito di radicazione” dovuto alla realizzazione dell’aiuola urbana e alla conseguente gestione idrica della stessa unito a una componente biologica definita “compatibile con un’ulteriore degradazione della funzionalità radicale”. Il tutto è stato innescato da vento e pioggia che avrebbero agito come “trigger” non essendo necessario un “evento meteo eccezionale, soprattutto in presenza di apparato radicale compromesso e suolo instabile”.

Ma per la consulente dato che la palma, inclinata da molti anni, “mostrava un quadro sintomatico evidente, il suo cedimento doveva essere considerato un evento prevedibile”. Per questo sarebbero state necessarie “verifiche più frequenti (inferiori all’anno) e controlli periodici del colletto e delle radici con piccola escavazione (he avrebbero potuto evidenziare la presenza di microrganismi fitopatogeni, nonché la mutilazione delle radici” e test di trazione, che poteva essere ripetuto nel 2024”

Stamattina era prevista l’udienza nell’ambito dell’incidente probatorio in corso (sono indagati 12 tra ex dirigenti e tecnici, quasi tutti di Aster, difesi dagli avvocati Andrea Boselli, Massimo Boggio, Pietro Bogliolo, Raffaele Caruso, Graziella Delfino) che è stata rinviata al 12 maggio visto che la consulenza intergrativa del pm è stata depositata solo ieri.

Diverse le conclusioni a cui era arrivato il perito Fabrizio Cinelli nominato dalla gip Carla Pastorini per cui la causa del crollo sarebbero un insieme di agenti patogeni (funghi) che avrebbero minato l’apparato radicale della pianta e non ha mai citato invece la possibile influenza dei lavori sull’aiuola, a differenza del consulente del pm e dei consulenti degli indagati. La sua tesi era già stata contrastata nella scorsa udienza, in cui il perito era stato esaminato dai legali degli indagati. E nella prossima udienza è atteso un altro teso confronto sulle consulenze. Alla fine dell’incidente probatorio la gip potrebbe infatti restituire gli atti al pm suggerendo nuovi approfondimenti che potrebbero portare – non è escluso – ad estendere il numero degli indagati.

 

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Redazione Redazione Eventi e News