L’Italia appesa alla roulette del gas: da dove arriva e quanto può costare, secondo Confindustria

Mar 27, 2026 - 00:30
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L’Italia appesa alla roulette del gas: da dove arriva e quanto può costare, secondo Confindustria

Nel Rapporto di Previsione – Primavera 2026 del Centro Studi Confindustria si soppesano già gli effetti della guerra in corso in Medio Oriente – scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, e ormai allargata a tutta l’area al centro degli interessi oil&gas –, dove nello scenario più avverso il Pil nel 2026 potrebbe ridursi fino a -0,7%, a fronte di una previsione di crescita dello 0,5% nello scenario di base.

Lo scenario baseline del CSC è costruito sull’ipotesi che il conflitto in Iran sia limitato al mese di marzo, molto ottimista dunque dato che mancano solo pochi giorni alla fine del mese e la guerra procede purtroppo spedita. In tale scenario, il Brent si attesterebbe in media a 78 dollari in media nel 2026 (da 69 nel 2025) e poi a 65 dollari nel 2027. Rispetto allo scenario CSC di ottobre scorso, ciò comporta una forte revisione al rialzo nel 2026 (+16 dollari).

Intanto il prezzo del gas in Europa (Ttf) a inizio marzo è salito più di quello del petrolio: picco giornaliero di 56 euro/mwh, pari a 50 in media nelle prime due settimane di marzo, da 33 medi a febbraio. In termini di mercato fisico, la guerra in Iran ha ridestato i timori di scarsità sui volumi di gas, come nel 2022, dovuti al possibile coinvolgimento delle strutture estrattive in Qatar e Arabia Saudita oltre a quelle in Iran, che sono tra i principali produttori (4%, 3% e 6% del totale mondiale), anche se i due maggiori produttori mondiali di gas sono di gran lunga gli Usa e la Russia (25% e 15%).

Lo scenario baseline del CSC, fondato sull’ipotesi che il conflitto duri per tutto il mese di marzo e che poi gradualmente tornino a prevalere i fondamentali ribassisti del mercato fisico pre-guerra, incorpora una quotazione del gas a 41 euro/mwh in media nel 2026, frutto di un picco a marzo e un lento rientro fino a 33 euro a fine anno e poi a 30 euro in media nel 2027. Rispetto allo scenario di ottobre scorso, per il 2026 si ha una revisione al rialzo di +9 euro/mwh.

Le quotazioni del gas europeo, anche prima del nuovo conflitto, erano alte rispetto ai livelli pre-pandemia (14 euro nel 2019). Il motivo è l’aumento, dal 2022, della quota di Gnl importato, che è più costoso, e il quasi azzeramento dell’import di gas russo, meno caro. In Italia, nel 2025, i flussi via terra da Tarvisio (Russia) sono scesi ad appena 1,3% del totale (da 40,0% nel 2021). La fornitura principale, via gasdotto, è stata Mazara del Vallo (Algeria, 32,8%), seguita da Melendugno (Azerbaigian, 16,3%) e da Passo Gries (Nord Europa, 14,0%). Il totale via gasdotto è stato del 66,0%. Il Gnl entra in 5 punti, alcuni dei quali attivati dal 2022: Cavarzere, la cui quota sul totale del gas importato è salita al 14,0%, Livorno al 7,0%, Piombino al 6,9%, Panigaglia al 3,1%, Ravenna appena attivato al 3,0%: complessivamente, il gas via nave ha contato per il 34,0% del totale importato ed è arrivato soprattutto dagli Usa (15,1%) e dal Qatar (8,3%). Naturalmente, queste quote possono variare e aggiustarsi molto rapidamente, come ci ha insegnato l’esperienza post-2022. Allo stato attuale, per le forniture di gas in Italia, con il conflitto in Iran è a rischio soprattutto l’8,3% via nave attraverso lo Stretto di Hormuz, a rischio moderato il 16,3% via gasdotto proveniente dall’Azerbaigian.

Paradossalmente, in questo contesto di estrema dipendenza dell’Italia dall’import di combustibili fossili – che minaccia la decarbonizzazione quanto l’autonomia strategica del Paese –, da mesi Confindustria è allineata al Governo Meloni negli attacchi contro il Green deal, che invece rappresenta l’unica strategia industriale in campo per poter restituire all’Italia maggiore indipendenza e sovranità energetica grazie al maggiore impiego delle fonti rinnovabili.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia