Il miart compie trent’anni, e festeggia in una nuova sede

miart raggiunge la trentesima edizione e cambia assetto. La fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea, organizzata da Fiera Milano e diretta da Nicola Ricciardi, si sposta nella South Wing di Allianz MiCo e ridefinisce il proprio impianto. Lo fa a partire dal titolo: New Directions. Un riferimento esplicito al jazz e alla sua capacità di trasformare una struttura data in terreno di sperimentazione.
Dal 17 al 19 aprile 2026 – con l’anteprima il 16 aprile –, la manifestazione riunirà centosessanta gallerie provenienti da ventiquattro Paesi. Un dato che conferma la dimensione internazionale e una copertura che attraversa più di un secolo, a partire dal primo Novecento, arrivando fino alle ricerche contemporanee. Ma il centro focale dell’evento non è solo quantitativo, la fiera insiste infatti su un modello che tiene insieme tempi e linguaggi diversi, costruendo un racconto non lineare della storia dell’arte.
Il cambio di sede incide sulla struttura dell’intero evento. La South Wing, affacciata su CityLife, verrà trattata come uno spazio neutro, uno “spartito bianco” da attivare. Il layout si articola su tre livelli, con una progressione pensata per accompagnare visitatrici e visitatori. All’ingresso si troverà Emergent, la sezione dedicata alla sperimentazione, curata da Attilia Fattori Franchini, a cui parteciperanno ventinove gallerie con ventisei progetti che affrontano temi ricorrenti nella produzione artistica recente. Tra questi, identità, memoria, corpo, sistemi sociali, e crisi ambientale. I media utilizzati sono eterogenei: si passa dalla pittura alla scultura, passando per il tessile, il video, e la fotografia. Si segnala inoltre una presenza significativa di artiste donne e una quota rilevante di installazioni concepite per lo spazio fieristico.
Al livello 0 si svilupperà Established, il nucleo storico della fiera che vanterà la presenza di centoundici gallerie. Il perimetro è ampio: maestri del Novecento, artisti contemporanei, design da collezione. La sezione lavora per accostamenti: alle mostre monografiche saranno accompagnati dialoghi generazionali, confronti tra ciò che è moderno e contemporaneo.

Ma la novità di questa edizione di Miart è Established Anthology, al piano superiore: venti gallerie che costruiscono progetti che mettono al centro il tempo: ciclicità, memoria, trasformazioni. Il dispositivo curatoriale punta su mostre tematiche e focus monografici, evitando una lettura lineare della storia. L’idea è che il passato resti un campo attivo, che viene continuamente riscritto.
Accanto alle sezioni debutterà anche Movements, programma dedicato all’immagine in movimento, realizzato con St. Moritz Art Film Festival e curato da Stefano Rabolli Pansera. Venti film, presentati da quindici gallerie, introdurranno in modo sistematico il linguaggio del video e del film d’artista all’interno di miart. Il tema, If Music, lavora sul rapporto tra suono e immagine. La rassegna è divisa in cinque capitoli – materia, voce, spazio, corpo, lavoro – che traducono il suono in esperienza visiva.
Il sistema dei premi resta centrale. Il Fondo di Acquisizione di Fondazione Fiera Milano, attivo dal 2012, mette a disposizione centomila euro per ampliare una collezione che oggi supera le centoquaranta opere. Si confermano il Premio Herno (diecimila euro) per il miglior stand e il Premio LCA per Emergent (quattromila euro). Tornano anche il Premio Orbital Cultura – Nexi per la fotografia e il Premio Matteo Visconti di Modrone, con un riconoscimento di diecimila euro e la possibilità di produrre un’opera alla Fonderia Artistica Battaglia. Tra le novità, l’Archivorum Publication Award, che finanzia con ventimila euro un progetto editoriale sviluppato tra artista ed editore indipendente.

Il rapporto con i partner si rafforza. Intesa Sanpaolo è main partner e presenta Standard/Variations, progetto che mette in relazione la pittura degli anni Sessanta con il jazz modale. In fiera e alle Gallerie d’Italia vengono esposte opere di Robert Ryman e Mario Schifano, tra cui Analogo (1961) e Winsor 20 (1966). Il tema è la variazione all’interno di una struttura, principio che diventa chiave di lettura dell’intera edizione.
La città partecipa in modo esteso. Alle Gallerie d’Italia il progetto si amplia con un allestimento nel caveau. Alla Triennale Milano una mostra su Don Bronstein documenta la scena jazz di Chicago tra il 1953 e il 1968, mentre il PAC dedica una monografica a Marco Fusinato, con lavori che uniscono suono e immagine. Pirelli HangarBicocca ospita la mostra di Rirkrit Tiravanija e attiva un programma di performance e incontri.
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