Idrogeno verde made in Italy: ErreDue porta la sua tecnologia all’estero

Nel mercato europeo dell’idrogeno verde, dove la capacità operativa degli elettrolizzatori fatica ancora a tradursi in scala industriale, il posizionamento dei produttori di tecnologia di medie dimensioni diventa un fattore competitivo rilevante. Una commessa da 800mila euro firmata da ErreDue con un system integrator ceco racconta qualcosa di più di una singola fornitura
ErreDue è un’azienda italiana che progetta e realizza sistemi per la produzione, miscelazione e purificazione on-site di gas tecnici, come idrogeno prodotto tramite elettrolisi dell’acqua, azoto e ossigeno.
Una tecnologia made in Italy che ha raccolto l’interesse estero e ha portato l’azienda italiana a sottoscrivere un contratto internazionale del valore di circa 800mila euro – con un primario gruppo industriale attivo come system integrator nei settori dell’energia rinnovabile, dell’efficienza energetica e delle soluzioni per la decarbonizzazione industriale – per la fornitura di una soluzione di produzione di idrogeno con tecnologia alcalina destinata al mercato ceco.
La fornitura prevede due unità modulari da circa 250 kW ciascuna, per una capacità complessiva di circa 0,5 MW. I due sistemi sono in grado di generare complessivamente oltre 520.000 metri cubi di idrogeno all’anno, con un grado di purezza del 99,999% ad alta pressione – parametro che li rende idonei alle applicazioni in ambito energetico.
La consegna è pianificata in due step nel secondo semestre 2026: una prima milestone a luglio e una seconda a ottobre. Il contratto include progettazione, produzione, collaudo e assistenza tecnica.
Idrogeno: un mercato europeo ancora lontano dagli obiettivi, ma in movimento
Secondo i dati dell’European Hydrogen Observatory aggiornati a fine 2025, i progetti di produzione di idrogeno da elettrolisi in esercizio in Europa erano 140, per una capacità complessiva di appena 571,7 MW – a fronte di obiettivi che al 2030 prevedono decine di GW installati.
Altri 97 progetti in costruzione dovrebbero aggiungere ulteriori 3.272,5 MW entro il 2029, ma il ritmo di dispiegamento resta disomogeneo tra i Paesi membri.
In questo scenario, la tecnologia alcalina mantiene una posizione dominante: rappresenta il 43,5% della capacità produttiva di elettrolizzatori in Europa (5,68 GW/anno su un totale di 13,1 GW/anno), ed è la tecnologia prescelta per l’84% dei progetti attualmente in costruzione a livello globale.
I costi dei sistemi alcalini sono scesi da circa 1.300 euro/kW nel 2020 a una forchetta di 600–800 euro/kW, dinamica che accelera l’accesso al mercato per impianti di scala media e medio-piccola.
È precisamente questo il segmento in cui opera ErreDue: sistemi modulari, scalabili, integrabili con fonti rinnovabili, destinati a system integrator che assemblano soluzioni energetiche per clienti industriali o per infrastrutture di transizione.
La modularità – due unità da 250 kW componibili – è un elemento tecnico e commerciale rilevante: consente installazioni flessibili, avviamento progressivo e riduzione del rischio d’investimento per l’acquirente.
La dimensione sistemica: filiere corte, mercati contigui
La scelta del cliente ceco – un operatore focalizzato su energia rinnovabile, efficienza e decarbonizzazione industriale – riflette un modello di mercato che si sta consolidando in Europa centrale e orientale: system integrator locali che aggregano tecnologie da fornitori europei specializzati per rispondere alla domanda crescente di infrastrutture per l’idrogeno verde, trainata in parte dai fondi del RePowerEu e dai piani nazionali di decarbonizzazione.
Abbiamo voluto approfondire il tema con Francesca Barontini, amministratore delegato di ErreDue, che conferma l’intenzione delll’azienda di crescere anche internazionalmente e di contribuire alla transizione energetica e alla diffusione dell’utilizzo dell’idrogeno verde come vettore energetico.
Il modello – ci spiega Barontini – azienda italiana di medie dimensioni, specializzazione tecnica verticale, clienti industriali europei, è indicativo di come la filiera dell’idrogeno verde si stia strutturando al di sotto della soglia dei grandi progetti da centinaia di MW.
Un tessuto connettivo di forniture medie, modulari e geograficamente distribuite, che integra e precede la scala industriale piena. In un mercato in cui la capacità operativa complessiva europea copre ancora meno dell’1% della domanda potenziale, questo strato intermedio è tutt’altro che marginale.
L’idrogeno è prodotto con l’uso di rinnovabili e può quindi considerarsi verde?
I due impianti sono inseriti in un progetto europeo di transizione energetica, pensato per contribuire al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030.
In particolare, l’idrogeno prodotto viene utilizzato per il raffreddamento delle turbine di una centrale elettrica, dimostrando come soluzioni innovative possano avere un impatto concreto sulla decarbonizzazione del settore energetico.
In quali applicazioni potrà essere usato? Avete già in essere collaborazioni con aziende che usano il vostro idrogeno per decarbonizzare la loro attività?
In particolare, verrà utilizzato per il raffreddamento delle turbine nelle centrali elettriche, un’applicazione già consolidata che consente di migliorare efficienza e prestazioni degli impianti.
Abbiamo inoltre già attive diverse collaborazioni industriali. Per esempio, i nostri impianti sono utilizzati dalla società olandese GroenGas nell’ambito di un progetto di riconversione di truck da alimentazione a gasolio a idrogeno.
Inoltre, collaboriamo con un’azienda chimica inglese che utilizza l’H2 in blending con altri gas per processi industriali e forniamo soluzioni a un’azienda portoghese operante nel settore energy, impegnata in progetti di transizione energetica e riduzione delle emissioni.
Il mercato dell’idrogeno esiste ed è in crescita. Non è ancora diventato pienamente mainstream come inizialmente previsto da alcune istituzioni, ma la spinta verso la decarbonizzazione e il cambiamento è concreta e sempre più forte, soprattutto nei settori hard-to-abate come energia, chimica e trasporti pesanti.
A quanto ammontano 520.000 metri cubi all’anno? Potete farci un esempio per dimensionare la quantità?
Consumo per il raffreddamento turbine: 60 m3 di H2 all’ora, disponibilità: 520.000 m3 con i quali, a 30 m3/ora, si copre circa un anno di raffreddamento continuo delle turbine.
Avete in essere collaborazioni o progetti anche in Italia? L’idrogeno potrà essere impiegato in diverse applicazioni strategiche per la decarbonizzazione industriale ed energetica.
Abbiamo numerosi progetti attivi in Italia e abbiamo recentemente chiuso contratti importanti con diverse società impegnate nelle hydrogen valley, supportate dai fondi del Pnrr.
Tra questi, Jmg Cranes sta riconvertendo le sue gru da gasolio a idrogeno, mentre Iris Ceramica utilizza il nostro elettrolizzatore per alimentare forni completamente a H2.
Stiamo inoltre partecipando a progetti pilota con Snam, che impiega il nostro generatore per testare le pipeline in siti hard-to-abate. Anche Italgas, uno dei principali operatori italiani, utilizza un elettrolizzatore Erredue in un progetto di ricerca a Sestu, dove l’idrogeno viene immesso in blending con il metano nelle reti del gas.
Questi progetti dimostrano chiaramente come i nostri sistemi siano già applicabili in diversi settori e come l’idrogeno possa giocare un ruolo concreto nella decarbonizzazione delle attività industriali più complesse.
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