Il lupo e la sua funzione fondamentale nei sistemi ecologici

Mar 27, 2026 - 12:30
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Il lupo e la sua funzione fondamentale nei sistemi ecologici

Comprendere il ruolo del lupo significa spostare lo sguardo: da “a cosa serve a noi” a “come contribuisce al funzionamento del sistema di cui anche noi facciamo parte”. È questa la visione di un esperto come Adriano Martinoli, docente di zoologia presso l’Università dell’Insubria

In tema di gestione dei lupiè tempo di superare qualsiasi visione semplicistica che divide detrattori da animalisti“. Lo dice subito Adriano Martinoli, docente di zoologia presso l’Università dell’Insubria a tutti noi che siamo cresciuti con quell’attenti al lupo che ci ronza nelle orecchie, anche per via delle note musicali di Lucio Dalla.

Ma non si risolve con la paura un problema ecologico come quello del Canis lupus. Ed è per questo che siamo andati a incontrare Martinoli dove fa ricerca, a Varese, per sviscerare il problema.

È vero, nel corso dei secoli, il lupo è stato considerato un animale pericoloso anche a causa di episodi di aggressione all’uomo, consolidando una percezione negativa che ne ha giustificato lo sterminio.

Questo processo – ci spiega l’esperto – ha avuto anche effetti evolutivi: sono sopravvissuti gli individui più elusivi, contribuendo a rendere la specie oggi più schiva“.

Predatore il lupo lo è: pecore, capre e altri animali domestici sono il suo pane e il conflitto con le economie rurali era ed è effettivo.

A questo si sono aggiunti, soprattutto nel periodo XIV-XIX, episodi di aggressione all’uomo, che hanno consolidato un’immagine del lupo come animale pericoloso da eliminare” riflette il ricercatore.

Questa pressione ha avuto un effetto evolutivo importante, anche se non intenzionale: sono stati  favoriti gli individui più elusivi, meno propensi ad avvicinarsi all’uomo e alle sue attività. In altre  parole, la persecuzione ha selezionato lupi più schivi, caratteristica che ha in parte contribuito alla sopravvivenza della specie“.

E poi cos’è successo e cosa sta succedendo?

Nel corso del Novecento, il lupo è arrivato vicino all’estinzione in Italia. La svolta è avvenuta a partire dagli anni ’60-’70, grazie a due fattori principali: l’abbandono progressivo delle aree montane appenniniche, che ha ridotto la pressione umana diretta e una maggiore tutela legale e un cambiamento culturale nei confronti del lupo.

A ciò si aggiunge un certo incrementi delle prede selvatiche, a partire dal cinghiale. Questi elementi hanno permesso alla popolazione residua di espandersi nuovamente.

lupo
Immagine da Depositphotos

Come possiamo, dunque, spiegare quanto sia utile che viva nei nostri territori?

Il lupo è un predatore apicale, cioè occupa il vertice della catena alimentare. In termini ecologici svolge una funzione di regolazione delle popolazioni delle specie preda (come ungulati selvatici), contribuendo a mantenere un certo equilibrio nei livelli trofici inferiori.

Detto questo, è importante evitare una visione semplicistica: il lupo non è un direttore d’orchestra che controlla perfettamente l’ecosistema. I sistemi naturali sono complessi, composti da molte specie con dinamiche autonome, spesso non lineari.

Il lupo è un elemento importante, ma inserito in una rete ecologica articolata da cui dipende a sua volta.

E noi umani dove ci inseriamo in questo contesto?

Il punto più rilevante è un altro: la domanda stessa sull’utilità riflette una prospettiva eccessivamente antropocentrica. Tendiamo spesso a valutare la natura esclusivamente in base al beneficio diretto che ci offre.

In realtà, molti benefici sono indiretti, distribuiti lungo catene ecologiche complesse e l’uomo non è esterno alla natura, ma ne è parte integrante. Nel corso della nostra evoluzione (biologica e soprattutto culturale) abbiamo profondamente modificato gli ecosistemi.

Comprendere il ruolo del lupo significa quindi spostare lo sguardo: da a cosa serve a noi a come contribuisce al funzionamento del sistema di cui anche noi facciamo parte.

Chi dovrebbe prendersi carico della gestione dei lupi? E come?

La gestione del lupo è una responsabilità istituzionale articolata su più livelli. A livello nazionale interviene il Ministero dell’Ambiente (oggi Ministero dell’Ambiente e della  Sicurezza Energetica), che si avvale del supporto tecnico-scientifico di Ispra.

A livello locale, la competenza operativa spetta alle Regioni, che hanno la responsabilità della gestione faunistica nei propri territori. Affinché la gestione sia efficace, ci sono alcuni principi fondamentali con una base scientifica solida: le decisioni devono derivare da dati e ricerche aggiornate.

E con obiettivi chiari: sia generali (conservazione della specie) sia specifici (riduzione dei conflitti). L’approccio che suggerisco è quello evidence based con interventi fondati su evidenze scientifiche, non su percezioni o emergenze mediatiche.

Fondamentale è la prevenzione: evitare di agire solo in fase emergenziale, puntando invece a ridurre le criticità prima che si manifestino (per esempio con sistemi di protezione del bestiame, informazione, pianificazione territoriale e rapidi interventi risolutivi in caso di interazioni critiche).

In sintesi, la gestione del lupo non è solo una questione biologica, ma anche sociale, economica e culturale. Richiede coordinamento, competenze interdisciplinari e una visione di lungo periodo.

Crediti immagine: Depositphotos

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