Il prompt unicorno che funziona con qualsiasi chatbot AI
Utilizzare l’intelligenza artificiale dovrebbe essere semplice. Si apre ChatGPT, Gemini o Claude, si scrive una richiesta chiara, e si riceve un risposta utile. Invece, a volte, il risultato non è quello sperato, e si crea un divario tra ciò che l’utente chiede davvero e ciò che il chatbot crede di aver capito. Quando le istruzioni sono ambigue o incomplete, i modelli come ChatGPT (e i suoi concorrenti) tendono a colmare i vuoti da soli. In che modo? Fanno supposizioni, semplificano il contesto e producono risposte che suonano sensate, ma che possono essere imprecise.
Talvolta, anche con la memoria attiva, fornendo il contesto, le risposte risultano troppo lunghe, generiche o completamente inadeguate. Non si tratta di allucinazioni vere e proprie, nel senso che l’AI non inventa fatti inesistenti, più semplicemente dà risposte che non aiutano davvero.
Il problema non è che i chatbot siano stupidi, è che tirano a indovinare. Non pensano come gli esseri umani. Anche quando afferrano il contesto, forniscono risposte basate su schemi statistici e pattern probabilistici, non su una vera comprensione.
Ma esiste un prompt universale che cambiale carte in tavola. Fa rallentare il chatbot, lo costringe a chiarire cosa vuole davvero sapere e a smettere di supporre. Funziona praticamente con qualsiasi AI.
Il prompt universale che migliora le risposte di tutti i chatbot AI
Ecco il prompt da usare su ogni chatbot, in qualsiasi situazione, per qualunque obiettivo: Agisci come un assistente personale, con l’obiettivo di aiutarmi ad avere successo. Fammi fino a tre domande mirate prima di rispondere. Una volta chiarito il contesto, fornisci la risposta diretta al problema, un piano d’azione pratico, suddiviso in passi, le principali criticità o rischi da considerare. Adatta tutto a questo obiettivo: [inserire obiettivo]. Se devi fare supposizioni, elencale prima della risposta.
Questo prompt funziona meglio quando non si sa cosa chiedere esattamente, quando una risposta è troppo vaga o generica, per evitare passi falsi prima di agire o si ha bisogno di qualcosa di fattibile, concretamente.
3 modi per usare il prompt unicorno con esempi reali
Vediamo qualche applicazione concreta, dove l’AI può aiutare.
1. Scrivere messaggio imbarazzante senza sembrare strani
Ad esempio, si deve scrivere un messaggio ad un amico a cui non si risponde da due settimane. Se si usa il chatbot in modo standard, il messaggio molto probabilmente sarà o troppo formale o troppo casual.
Con il prompt unicorno invece, il chatbot chiederà prima i dettagli sul tipo di relazione (amicizia stretta, conoscenza, ex collega, qualcosa di più delicato?) e il contesto (il motivo della mancata risposta al messaggio e quale risultato si desidera ottenere), per calibrare il tono perfetto. Una volta risposto a queste domande, infatti, il chatbot confeziona il messaggio pronto da inviare, un piano d’azione e le possibili criticità da evitare. Si sa, le conversazioni a distanza sono piene di insidie.
2. Rispondere con calma a messaggio passivo-aggressivo
Facciamo un altro esempio concreto. Si deve rispondere a un messaggio educatamente, ma senza farsi calpestare. Una volta incollato il messaggio, il chatbot chiederà che rapporto si ha con la persona (lavoro, amico, cliente, superiore, parente) e qual è il confine che si vuole difendere (tempo, rispetto, carico di lavoro, decisione già presa) e cosa si vuole ottenere (es. non si vuole chiudere il rapporto, ma nemmeno cedere).
A quel punto, il chatbot può formulare un piano d’azione pratico. In primis di partire riconoscendo l’altra persona con una frase breve che dimostri che il messaggio è stato letto e compreso, senza entrare subito nel merito. Subito dopo dichiarando il proprio limite in modo chiaro e tranquillo, senza dare spiegazioni lunghe o giustificazioni che potrebbero sembrare una richiesta di approvazione. Si può proporre anche un’alternativa sostenibile, ma solo se è davvero qualcosa che si è disposti a fare, per mantenere il rapporto, non significa cedere. Infine, può suggerire di chiudere il discorso in modo deciso, senza fare domande che riaprano la trattativa o invitino l’altra persona a insistere.
Quanto ai rischi, spiegare troppo indebolisce la posizione e trasforma il limite in qualcosa di negoziabile. Usare scuse vaghe, come sono un po’ preso
, comunica implicitamente che il problema è temporaneo e che riprovare più avanti potrebbe funzionare. Anche un tono troppo freddo o secco può essere controproducente, perché rischia di sembrare passivo-aggressivo invece che semplicemente fermo e rispettoso.
3. Creare lista cose da fare
Lo stesso prompt può essere utile anche per trasformare una to do list disordinata in un piano realistico con cosa fare oggi e cosa rimandare. Ad esempio, si deve rispondere a email arretrate, sistemare la presentazione di un progetto, prenotare una visita medica, aggiornare il CV e pagare una fattura.
Il chatbot chiederà se ci sono scadenze rigide o meno, quanto tempo reale si ha oggi (ore effettive, non ideali) e se c’è qualcosa che, se non fatta oggi, crea problemi immediati. Mettiamo il caso che si hanno a disposizione circa 3 ore effettive, che l’unica scadenza reale sia la fattura e che il resto sia importante, ma non urgente.
A quel punto, il chatbot può proporre un piano realistico, partendo da ciò che ha conseguenze immediate. Pagare la fattura va fatto subito: è veloce e ci si toglie un peso di dosso. Subito dopo si risponde solo alle email davvero necessarie, non a tutte: quelle che bloccano qualcuno o richiedono una risposta entro breve. Infine, si dedica un tempo limitato alla presentazione del progetto, giusto per sistemare i punti chiave o fare un primo passaggio utile, senza puntare alla perfezione.
Tutto il resto va rimandato. La visita medica può essere prenotata domani in cinque minuti. L’aggiornamento del CV non è urgente, magari ritagliandosi uno spazio in un giorno dedicato, non infilato a fine giornata quando le energie sono basse.
Il chatbot spiegherà anche quali sono le criticità da evitare, come cercare di chiudere tutto in giornata, e poi alla fine non schiude un bel nulla, lasciare le attività rimandate senza una collocazione precisa e usare il tempo residuo per rifinire troppo una singola attività, invece di fermarsi quando l’obiettivo minimo è raggiunto.
Il trucco finale
Il prompt unicorno si può usare anche per migliorare il prompt stesso! Il chatbot chiederà in che contesto si utilizzerà il prompt più spesso (lavoro, scrittura, decisioni personali, studio), se si preferiscono risposte rapide o strutturate anche se un po’ più lunghe, se si desidera che l’AI prenda l’iniziativa (faccia ipotesi, proponga alternative). Quindi, supponendo che l’uso sia frequente e trasversale, la preferenza per la chiarezza e la concretezza e la disponibilità ad accettare ipotesi esplicite, il chatbot può suggerire prima di tutto di separare il ruolo dall’output.
Invece di dire solo aiutami
, conviene specificare come deve pensare l’assistente. Poi di chiarire il processo, non solo il contenuto finale. Infine, di rendere il prompt riutilizzabile eliminando riferimenti vaghi (dammi un buon consiglio
) e sostituendoli con criteri verificabili (breve
, pratico
, ecc.).
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