Il relitto della metaniera russa Arctic Metagaz potrebbe essere affondato deliberatamente

Mar 16, 2026 - 22:00
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Il relitto della metaniera russa Arctic Metagaz potrebbe essere affondato deliberatamente

Passano i giorni mentre sbiadiscono i proclami che arrivano dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Dipartimento della Protezione Civile e dal ministero in cui è incardinato (ministero del Mare); con solerzia le autorità della Repubblica di Malta, in collaborazione con quelle italiane, hanno fatto sapere di aver “predisposto l’intervento di tre rimorchiatori per evitare che il relitto possa entrare nelle acque territoriali dell’arcipelago maltese” e fin qui tutto sembra filare liscio.

Ci riferiamo, ovviamente, alla nave metaniera russa “Arctic Metagaz”, colpita due settimane fa da ordigno bellico (forse un drone lanciato da una piattaforma rimasta ancora ignota) di cui si sospetta l’origine ucraina: risulta purtroppo ancora essere alla deriva nel Mar Mediterraneo centrale, esattamente tra Malta e Lampedusa. Allo stato attuale, la presenza del relitto viene segnalata a meno di 50 miglia nautiche a Sud di Malta e il regime dei venti che spirano in quell’area, lasciano prevedere possano spingere verso la costa occidentale di Gozo quello che rimane dell’imponente gasiera, lunga 280 metri. Riportiamo che il Times of Malta, autorevole giornale dell’Isola, prevede che il relitto possa giungere sulla costa maltese oggi.

Sappiamo, comunque, che le autorità maltesi da venerdì sono in stretto contatto con quelle italiane ed hanno dichiarato di aver già pianificato un intervento da effettuarsi mediante tre rimorchiatori (non conosciamo ancora le caratteristiche tecniche dei mezzi individuati per svolgere questa delicata operazione attività) al fine di evitare che il relitto possa entrare nelle acque territoriali dell’arcipelago. Naturalmente, comprendiamo benissimo le preoccupazioni del governo maltese e gli sforzi compiuti dalla Guardia Costiera maltese nell’ultima settimana, che hanno assicurato il costante monitoraggio. Per dovere di cronaca, riportiamo quanto asserito dalle autorità maltesi che, testualmente dichiarano: “non sappiamo se sarà possibile salire a bordo e assicurare il relitto ai rimorchiatori, né dove potrebbe essere trainato, ma stiamo cercando di identificare un punto di sufficiente profondità”.

Il parametro profondità, a voler essere maliziosi, potrebbe lasciare intendere che la soluzione immaginata dal governo maltese sarebbe quella di affondare il relitto, nonostante il fatto che una rilevante componente inquinante sia ancora presente a bordo e ci riferiamo al combustibile presente a bordo (heavy fuell oil) stimato in quasi 1.000 metri cubi, oltre agli oli lubrificanti e senza considerare pitture, solventi di vario genere presenti a bordo.

Dunque, ma speriamo ardentemente di sbagliarci, la soluzione che si sta facendo strada e quella di arrivare all’eutanasia del relitto, provocandone deliberatamente l’affondamento poiché il relitto stesso si è rivelato ancora in galleggiamento e le condizioni meteo marine, finora, sono state piuttosto clementi.

A questo punto, c’è da chiedersi a cosa sono servite tutte quelle sovrastrutture giuridico-burocratiche, poste in essere nei primi anni ‘70, realizzate dopo il naufragio della petroliera “Torrey Canyon” e che hanno portato l’Onu alla realizzazione della Convenzione di Barcellona se poi, di fronte a fatti gravi di questo genere, il consesso internazionale lascia da sola Malta e l’Italia (anch’essa parte interessata visto la vicinanza della costa siciliana) e non interviene immediatamente a ricercare la soluzione tecnica adeguata atta a scongiurare un inquinamento da idrocarburi tanto grave quanto certo del nostro Mare?

Ci domandiamo con preoccupata a cosa servono i potenti mezzi antinquinamento dell’EMSA (European Maritime Safety Agency) stoccati anche da noi (presso il porto di Ravenna), le convenzioni antinquinamento stipulate dal nostro MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), l’indirizzo generale antinquinamento marino dettato dalla Convenzione Marpol dell’IMO (international Maritime Organization) se poi, l’unica soluzione che sembra volersi adottare è quella più pericolosa in assoluto per l’ambiente marino e i suoi ecosistemi? C’è ancora modo di risolvere diversamente? Noi riteniamo di sì.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia