Intervista con Corrado Fortuna, al cinema con “Il Dio dell’amore”: “L’unico vero amore è quello che dai senza pretendere di ricevere nulla indietro”
“E’ un personaggio che non mi assomiglia molto, attraversa un momento della vita diverso dal mio, pertanto ho tentato di trovare un punto di contatto per fondere i nostri sentimenti e portare in lui un po’ di me e viceversa”. Corrado Fortuna è un attore che interpreta ogni ruolo con intensità, verità e passione, ed è tra i protagonisti del film “Il Dio dell’Amore” di Francesco Lagi, al cinema dal 26 marzo con Vision Distribution, in cui veste i panni di Pietro, papà di Simone, che incontra Ada (Isabella Ragonese), il suo amore liceale, mentre Linda (Benedetta Cimatti) gli mostra la strada verso la felicità.
Un racconto corale dal tono ironico, sorridente ma anche amaro, che disegna un’umanità impigliata nel caos dei sentimenti. I personaggi sono tutti collegati da relazioni amorose e parte di un fitto disegno, dove ognuno è un nodo, un inizio e una fine. Il loro destino è in mano al Dio dell’Amore, una creatura capricciosa e imprevedibile. A condurre lo spettatore in questo viaggio è il poeta Ovidio, l’eterno cantore dell’amore.
In questa intervista, Corrado Fortuna ci ha parlato del suo personaggio, di poesia e mitologia, ma anche dei ricordi legati a Franco Battiato.
Corrado, nel film “Il Dio dell’amore” interpreta Pietro, come si è approcciato al personaggio?
“Preparo più o meno sempre nello stesso modo i personaggi, mentre leggo il copione la prima volta cerco di sentirne quanto più possibile le paure, le ansie, le opinioni, i desideri, i bisogni e di farli collimare con i miei. Pietro non mi assomiglia molto, attraversa un momento della vita diverso dal mio, pertanto ho tentato di trovare un punto di contatto per fondere i nostri sentimenti e portare in lui un po’ di me e viceversa. Ci sono alcune cose che noi attori impariamo a fare sempre meglio e sono quelle che ci permettono di essere poi scelti per interpretare dei ruoli, quindi non significa che siamo più o meno bravi degli altri ma che abbiamo delle carte da giocare che ci tornano utili nei film. Pietro è separato dalla moglie, rispetto a me è molto più incerto nei sentimenti, non riesce ad abbandonarsi completamente a causa della paura, poi però alla fine risolve il suo nodo interiore e comincia una nuova strada, felice almeno sulla carta, perchè poi, si sa, il Dio dell’amore a volte è capriccioso”.
Le è mai capitato di trovarsi, come Pietro, ad un bivio e dover fare una scelta radicale?
“Ho vissuto una separazione molto dolorosa dopo una lunga relazione, come spesso succede, però poi per fortuna o forse anche per una giusta reazione di autoconservazione, ha dato inizio alla mia nuova vita. Un altro momento importante è stato quando ho scelto improvvisamente di andare a vivere a Firenze all’età di 19 anni, senza conoscere nessuno e senza essere mai stato in quella città, che mi ha portato poi a intraprendere il mestiere di attore. La vita è piena di bivi, non sempre prendi quello giusto”.
Le relazioni sentimentali sono al centro del film. Come definirebbe la parola “amore”?
“Filosofi, poeti, scrittori migliori di me hanno cercato di definire l’amore in molti modi diversi. Io voglio usare le parole di Franco Battiato che ha detto che “l’unico amore vero che esiste è quello che tu dai senza pretendere di ricevere nulla indietro”. L’amore non necessariamente deve essere corrisposto, se lo è tanto meglio, ma non deve chiedere niente in cambio e questo è molto difficile”.
E’ stato protagonista dell’opera prima di Franco Battiato, “Perdutoamor”, che ricordo conserva del Maestro?
“Ero un ragazzino di 23 anni che si è trovato davanti uno dei suoi idoli di sempre ed era combattuto tra un timore reverenziale e la voglia di raccontargli tutto. Ora che non c’è più penso spesso che avrei dovuto superare questa paura e frequentarlo maggiormente, anche se ho mantenuto vivo il rapporto con Battiato quasi fino alla sua scomparsa. Facevo parte di quella generazione di ragazzi palermitani, liceali e universitari, che sognavano con la musica di Battiato, di cui avevo tutti i dischi, e pur restando in Sicilia venivano trasportati lontano da quella Palermo degli anni Novanta caratterizzata dalle stragi e dalla violenza. Ho avuto anche l’onore di intervistare il Maestro a casa sua, a Milo, per il mio documentario “La linea della palma”. Era appena stato nominato Assessore al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Sicilia. Anche quell’incontro è stato magico”.
Nel film “Il Dio dell’amore” Ovidio (Francesco Colella) è un padrino d’eccezione che conduce lo spettatore in questo viaggio tra le relazioni sentimentali, nonché il cantore dell’amore per eccellenza. C’è una sua poesia o una sua opera a cui è più legato?
“L’opera di Ovidio a cui sono legato di più non è una poesia ma sono “Le metamorfosi”. Ho fatto il liceo classico e sono tuttora parecchio appassionato di mitologia. A questo proposito consiglio di leggere il romanzo di Niccolò Ammaniti, “Il custode”, a cui ho prestato la voce per l’audiolibro. Tanti anni fa a Stromboli ho portato in scena uno spettacolo tratto proprio da Le metamorfosi di Ovidio in cui facevo Plutone e recitavo l’ira del re degli inferi, con il vulcano che eruttava alle mie spalle. Una sensazione indimenticabile”.
“Il Custode” di Niccolò Ammaniti è ambientato in un borgo della Sicilia, la sua terra …
“Niccolò Ammaniti ha un legame particolare con la mia terra, sua moglie Lorenza Indovina è originaria di Palermo, ha scritto “Anna” e girato la serie in Sicilia e quindi la conosce e la sa raccontare bene. Da sempre è il mio scrittore italiano preferito e da quando abbiamo lavorato insieme in “Anna” siamo diventati anche amici. Ho amato alla follia questo straordinario romanzo e mi sono divertito tanto a prestare la mia voce per l’audiolibro. Era la prima volta e ci ho messo tanta cura e tanto amore”.
A proposito di Sicilia, nella seconda stagione della serie “Vanina – Un Vicequestore a Catania” interpreta il dottor Manfredi, un personaggio saggio, simpatico e divertente …
“Manfredi è un figo, è un pediatra e mi ha dato la possibilità di ispirarmi a George Clooney in “E.R.” … ovviamente scherzo, anche se è uno dei miei attori prediletti. E’ un personaggio molto diverso da me, è un uomo leggero, che non appesantisce Vanina (Giusy Buscemi) e fa proprio da contraltare a Paolo Malfitano (Giorgio Marchesi), la lascia libera di agire, di scegliere e di farsi raggiungere da lei quando lo ritiene opportuno. Mi piacerebbe avere la sua leggerezza. E poi è un uomo che lavora con i bambini, e avendo un figlio piccolo mi rendo conto che dicono la verità ma non li ascolta nessuno, proprio come i matti, e Manfredi beneficia di questo aspetto”.
Qual è il suo rapporto con la poesia?
“Amo leggere le opere di Tiziana Lo Porto, di Alessandra Carnaroli, di Silvia Girgenti, di Sandro Penna, Wisława Szymborska, e Patrizia Cavalli che ho conosciuto ed è una poetessa gigantesca. Ho tatuato sul braccio una sua poesia che ho utilizzato anche come esergo per il mio primo romanzo: ma per favore con leggerezza / raccontami ogni cosa / anche la tua tristezza”.
Ha pubblicato tre romanzi, sta lavorando ad una nuova opera letteraria?
“Ho appena terminato di scrivere il mio nuovo romanzo”.
Al cinema, invece, ha recentemente interpretato Angelo Pellegrino in “Fuori” di Mario Martone e Tommaso, il papà di Andrea Spezzacatena, in “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, due personaggi molto diversi tra loro ma al contempo di grande intensità …
“Per fortuna non ho girato i due film a distanza ravvicinata perché sarebbe stato difficile, forse impossibile. Quando è arrivato il testo da studiare per il provino de Il ragazzo dai pantaloni rosa mi sono ricordato della storia di Andrea Spezzacatena e ci tenevo ad interpretare il ruolo di Tommaso, sia perchè sono padre di un figlio maschio sia perchè la questione del bullismo mi interessa parecchio per tanti motivi e volevo arrivasse forte e chiaro il messaggio del film relativamente all’empatia, al rispetto della diversità e all’autenticità. Tommaso è un uomo molto diverso da me, è travolto dall’esuberanza di sua moglie Teresa (Claudia Pandolfi) ed è oscurato dall’amore che lega lei e Andrea (Samueel Carrino), quasi ne soffre. Io non sono geloso di natura, quindi ho avuto questa prima difficoltà ad identificarmi con lui. E’ stato un film doloroso, partecipato dal punto di vista emotivo, con mezza troupe che si chiamava curiosamente Andrea. Quando poi abbiamo girato la scena iniziale del parto c’era un silenzio, una commozione grandissimi, perché stava nascendo quel bambino del quale sappiamo purtroppo come finirà la sua storia. Sul set ci siamo anche divertiti paradossalmente, in quanto stavamo comunque celebrando la vita di Andrea, ci sono stati momenti di gioia, di grandi risate. Io e Claudia Pandolfi, poi, siamo veri amici da vent’anni. Al contempo però questo film mi ha veramente devastato, ricordo che la notte non dormivo, perchè portavo quelle emozioni forti con me anche fuori dal set, mentre ero in albergo a Roma, lontano da casa e dalla mia famiglia.
Quando mi ha chiamato Mario Martone per il ruolo di Angelo Pellegrino in “Fuori” non ci potevo credere, non pensavo di essere preso in considerazione. Il provino è stato stupendo, era un sabato mattina, io e Valeria Golino abbiamo fatto una scena del film su un letto creato con dei tavoli da riunione messi uno accanto all’altro e Martone stava in piedi e ci riprendeva. Con Valeria, che è un’attrice strepitosa, siamo amici da tempo ma non avevamo mai recitato insieme e finalmente questo sogno si è realizzato. Il film parla di Goliarda Sapienza, la mia scrittrice italiana preferita, e sono felicissimo che sia arrivata alla ribalta, che sia così letta e raccontata oggi. Quando ho incontrato Angelo Pellegrino siamo immediatamente diventati amici. E’ palermitano, è un attore, abbiamo diverse cose in comune. Quando parla di Goliarda ha ancora gli occhi umidi di commozione. La descrive come una grande donna e scrittrice, con lei ha vissuto un amore vero, anche complicato dalla differenza di età tra loro. Ho cercato di rubare ad Angelo quello sguardo liquido che aveva quando, nel suo racconto, guardava Goliarda e di trasferirlo nelle scene con Valeria. Io conosco la generazione di Pellegrino, quindi ho pensato anche a mio padre, a come potesse essere alla mia età”.
In quali progetti attoriali o registici sarà prossimamente impegnato?
“A livello cinematografico sono in attesa di capire cosa succederà nei prossimi mesi, ancora non c’è niente di concreto. Sono molto fiducioso che Il Dio dell’amore, un film in cui chiunque penso possa ritrovarsi, e Vanina – Un Vicequestore a Catania, portino un po’ di attenzione verso il mio lavoro”.
Un’altra sua passione è la musica. Ha pubblicato pochi mesi fa il singolo “My immaculate dream” con Matthew S, ci sono altri brani in uscita?
“La musica è un hobby così come realizzare oggetti con il legno e creare le librerie per la mia casa. Lo scorso anno avevo consegnato una prima stesura del romanzo e avendo del tempo libero ho pubblicato My immaculate dream con Matteo. Al momento non ho altri brani in uscita”.
Un’ultima curiosità: nella home della sua pagina Instagram c’è scritto “so ripiegare i bugiardini” …
“(ride) E’ una stupidaggine che ho scritto. Però è vero, so ripiegare i bugiardini, anche le mappe geografiche, le cartine stradali, sono un mago in questo”.
di Francesca Monti
Si ringraziano Patrizia Biancamano e Giulia Massari
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