Intesa commerciale Australia-Unione europea per blindare le catene di fornitura e la proiezione nell’Indo-Pacifico
L’accordo di libero scambio tra Unione europea e Australia, firmato a Canberra tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro Anthony Albanese, rappresenta una nuova mossa nella politica commerciale europea verso l’area dell’Indo-Pacifico dopo la recente intesa raggiunta con l’India. L’accordo chiude un negoziato lungo e accidentato, avviato oltre un decennio fa e arenatosi nel 2023 soprattutto sulle quote agricole, in particolare quelle relative alla carne bovina. Il suo sblocco arriva però in un contesto profondamente diverso: da un lato le tensioni geopolitiche e commerciali globali, dall’altro la necessità per entrambe le parti di ridurre le dipendenze strategiche e rendere le catene di approvvigionamento più sicure e prevedibili. Dal punto di vista europeo, il beneficio più evidente è l’accesso facilitato a un Paese che è al tempo stesso partner politico affine e grande potenza mineraria. Nelle dichiarazioni congiunte alla stampa rilasciate a Canberra, von der Leyen e Albanese hanno sottolineato che l’accordo “rafforzerà il commercio e gli investimenti bilaterali, sosterrà la crescita economica e rafforzerà l’impegno condiviso per un commercio aperto e basato su regole”. Per Bruxelles il punto strategico è soprattutto uno: le materie prime critiche. L’Australia è un produttore centrale di litio, terre rare e altri minerali essenziali per batterie, transizione energetica, difesa e industria digitale. La presidente della Commissione ha insistito su questo aspetto già nei suoi interventi pubblici a Canberra, spiegando che l’obiettivo dell’Ue è ridurre le dipendenze e costruire catene del valore più resilienti con partner affidabili.
I contenuti economici dell’intesa sono ampi. Quasi tutti i dazi sulle esportazioni europee verso l’Australia saranno eliminati, con l’eccezione di alcune categorie specifiche, e gli esportatori europei risparmieranno circa un miliardo di euro l’anno in dazi. La Commissione e il governo australiano presentano il patto come un accordo capace di abbattere le barriere tariffarie e non tariffarie, facilitare gli investimenti, aprire nuovi spazi nei servizi e consolidare la cooperazione su minerali critici e idrogeno. Per l’Unione europea significa soprattutto un maggiore accesso per macchinari, prodotti chimici, apparecchiature di trasporto, veicoli e beni industriali ad alto valore aggiunto; per l’Australia, invece, un accesso più stabile e regolato a un mercato di circa 450 milioni di consumatori. Von der Leyen ha presentato l’accordo come parte di una più ampia strategia geopolitica europea nell’Indo-Pacifico. Accanto al capitolo commerciale, la leader europea ha indicato tre direttrici di avanzamento nei rapporti con Canberra: commercio, sicurezza e difesa, ricerca. Nelle sue dichiarazioni a Canberra ha detto che “i tre ambiti su cui stiamo avanzando” sono appunto “il commercio, dove porteremo l’accordo di libero scambio al traguardo”, il partenariato di sicurezza e difesa e i negoziati per l’associazione australiana a Horizon Europe. Il messaggio politico è chiaro: l’Ue non guarda più all’Australia soltanto come sbocco commerciale, ma come partner stabile in un’area cruciale per il futuro degli equilibri globali.
Per l’Australia, l’intesa ha anche una forte valenza di diversificazione strategica. Albanese l’ha definita “un risultato che capita una volta per generazione” e “un momento decisivo” nelle relazioni con l’Europa, aggiungendo che l’accordo “creerà posti di lavoro e prosperità per le generazioni a venire”. Il primo ministro ha insistito sul fatto che si tratta di “un accordo con la seconda economia mondiale” e che il negoziato ha richiesto “duro lavoro e impegno costruttivo”, non essendo affatto scontato il suo esito. In questo senso, l’intesa consente a Canberra di ridurre l’esposizione economica alla Cina, di rafforzare i legami con un partner democratico e regolato come l’Ue e di attrarre più facilmente capitali europei, oltre a offrire nuove opportunità di investimento ai grandi fondi pensione australiani in Europa. Il nodo agricolo, che aveva fatto saltare i colloqui tre anni fa, non scompare ma viene ricomposto: l’accordo amplia l’accesso al mercato europeo per alcune esportazioni australiane, tra cui carne bovina, lattiero-caseari, vino, frutta a guscio, prodotti orticoli e frutti di mare, ma con meccanismi di salvaguardia per gestire eventuali impennate delle importazioni. Parallelamente, l’Australia accetta di riconoscere e proteggere centinaia di indicazioni geografiche europee, un capitolo molto sensibile per diversi Stati membri. Si tratta quindi di un compromesso: maggiore apertura agricola per Canberra, ma senza liberalizzazione totale e con tutele per i produttori europei.
Sul piano macroeconomico, il peso dell’accordo è notevole. Il commercio bilaterale di beni e servizi tra Ue e Australia vale già decine di miliardi di euro l’anno e Bruxelles parte da una posizione di forza, con un ampio surplus commerciale. L’eliminazione dei dazi per oltre il 99 per cento dei beni europei destinati al mercato australiano punta a consolidare ulteriormente questo vantaggio. Per l’Australia, invece, il guadagno non è soltanto commerciale ma anche industriale e strategico: l’accordo migliora l’accesso al mercato europeo in un momento in cui la competizione globale si fa più aspra e la volatilità della politica commerciale statunitense e le tensioni con Pechino spingono Canberra a moltiplicare i partner. Tra i risultati della visita emerge poi un secondo pilastro, meno commerciale ma altrettanto politico: la sicurezza. In parallelo all’accordo di libero scambio, Ue e Australia hanno infatti annunciato la conclusione di un partenariato in materia di sicurezza e difesa. Secondo la Commissione europea e il governo australiano, il nuovo quadro servirà a rafforzare la cooperazione su industria della difesa, sicurezza marittima, cyber, contrasto al terrorismo, minacce ibride e sicurezza economica. È il segnale che Bruxelles intende presentarsi nell’Indo-Pacifico non solo come attore commerciale, ma anche come partner politico e strategico credibile. In questo senso, l’accordo firmato a Canberra non è soltanto un’intesa economica: è un ponte strutturale tra Europa e Indo-Pacifico, costruito per reggere sia la competizione commerciale sia la nuova instabilità geopolitica globale.
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