Iran, “Financial Times”: la guerra può rafforzare la quota dell’export globale della Cina

Aprile 2, 2026 - 09:30
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Iran, “Financial Times”: la guerra può rafforzare la quota dell’export globale della Cina

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran potrebbe offrire agli esportatori cinesi l’opportunità di aumentare la propria quota di mercato globale a scapito dei concorrenti più esposti al rincaro dell’energia e agli shock nelle catene di approvvigionamento. Lo scrive il quotidiano britannico “Financial Times”, secondo cui gli economisti ritengono che la manifattura cinese possa mantenere una produzione relativamente stabile grazie alle ampie riserve petrolifere, alla disponibilità energetica domestica e alla crescita delle rinnovabili. Fred Neumann, capo economista per l’Asia della banca Hsbc, ha affermato che “si può certamente vedere la Cina guadagnare più quota di mercato globale come risultato dello shock energetico”, pur precisando che molto dipenderà dall’impatto della guerra sulla domanda mondiale. Secondo Capital Economics, la crescita dell’export cinese nel 2026 potrebbe arrivare al 6 per cento, rispetto a una stima precedente del 5 per cento: Julian Evans-Pritchard, capo economista per la Cina della società di consulenza, ha osservato che il Paese è “in una posizione piuttosto favorevole per guadagnare quota di mercato globale” perché “i costi energetici probabilmente non aumenteranno tanto quanto in altri Paesi”.

Dati ufficiali diffusi ieri mostrano inoltre che l’indice Pmi manifatturiero della Cina è salito a 50,4 a marzo, tornando in area espansiva dopo due mesi di contrazione. Citigroup rileva che solo circa il 6 per cento del consumo energetico cinese dipende da importazioni dal Golfo, elemento che offre una certa protezione rispetto ai maggiori costi affrontati dai concorrenti. Secondo l’istituto di credito Citi, “salvo una crisi petrolifera prolungata e generalizzata, la resilienza dell’offerta cinese potrebbe persino consentirle di espandere la quota di mercato dell’export”. Il quotidiano britannico segnala però anche i limiti di questo vantaggio: alcuni input industriali specializzati restano dipendenti dal Medio Oriente, mentre l’aumento dei costi energetici sta comprimendo i margini di molte aziende. Huang Yiping, membro del Comitato di politica monetaria della Banca centrale cinese, ha avvertito che “l’inflazione importata peserà sull’economia cinese”, anche se ha aggiunto che i bassi livelli attuali dei prezzi offrono ancora un certo margine di assorbimento.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia