La conferma della Cassazione: l’imam di Torino non va espulso

Mar 5, 2026 - 18:00
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La conferma della Cassazione: l’imam di Torino non va espulso

La Corte di Cassazione ha per l’ennesima volta bocciato l’operato del governo e soprattutto del ministro Matteo Piantedosi che vorrebbe veder immediatamente espulso l’imam della moschea Al Omar Ibn Al Khattab di Torino, Mohamed Shahin, di cui già abbiamo raccontato le vicende in passato. Ricordiamo che l’imam, per altro apprezzato dal vescovo e da varie personalità laiche per il suo impegno a promuovere il dialogo interreligioso risiede regolarmente in Italia da 20 anni, qui sono nati i suoi 2 figli. L’aver partecipato nell’ottobre scorso ad un blocco stradale, in sostegno della Palestina e l’aver mostrato appoggio alla causa palestinese è stato motivo di un’interrogazione della deputata di FdI Montaruli – già condannata in Cassazione per peculato – utilizzata dal governo per disporre contro Shahin l’arresto e il trattenimento nel Cpr di Caltanissetta con la revoca della carta di lungo soggiornante.

Le frasi pronunciate dall’imam non costituivano – a detta della procura che aveva archiviato il fascicolo – alcuna violazione del codice penale. Mohamed Shahin non costituisce pericolo. C’è del grottesco in questa azione: revoca del permesso e trattenimento in Sicilia allo scopo di rimandarlo in Egitto, dove rischia la vita, sono stati posti in essere oltre un mese dopo tale archiviazione. La legale di Shahin ha, a distanza, formalizzato, in via cautelare, una richiesta di protezione internazionale per il suo assistito, in quanto oppositore politico a quello che per il governo italiano e il Parlamento europeo è oggi un “Paese Sicuro”. Solo il 15 dicembre, la Corte d’Appello di Torino, disponeva il rilascio di quello che potremmo definire “imputato di nulla”, in quanto non sussiste pericolosità sociale.

C’è voluta anche la conferma, giunta il 31 dicembre, della Corte d’Appello di Caltanissetta, per evidenziare la mancanza di presupposti validi per poter allontanare il cittadino Mohamed Shahin dal territorio italiano, questo nonostante il Tar del Lazio avesse precedentemente confermato il decreto di espulsione. Una nuova pronuncia con cui si rifiutava la richiesta di espulsione immediata è giunta il 23 gennaio. La ricostruzione era necessaria per comprendere l’accanimento di cui Mohamed Shahin è tutt’ora vittima. Il Viminale aveva presentato ricorso contro le decisioni prese dalla Corte d’Appello di Torino, ma il primo marzo, la Cassazione lo ha respinto. Ovviamente il calvario, di questo si tratta, non è ancora terminato e si attende un altro pronunciamento della Corte torinese ma almeno Shahin è libero.

Vanno ringraziati i legali che lo hanno seguito, i tanti e le tante che a Torino come in Sicilia, si sono mobilitati per lui, le associazioni che hanno avviato una petizione e una raccolta fondi, schierandosi, con particolare riferimento al Il comitato cittadino Free Mohamed Shahin. Ma, con l’avvicinarsi del referendum, vanno ricordate le parole del ministro Nordio che, a fine gennaio aveva annunciato la volontà di intraprendere “un’attività istruttoria al fine di verificare l’eventuale sussistenza dei presupposti per l’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati coinvolti”. Per ora il governo deve ingoiare il rispetto dell’art 21 della costituzione che tutela la libertà di pensiero e dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Ma fino a quando?

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia