L’aviaria sta piegando gli allevamenti: in 2 anni abbattuti oltre 7,5 milioni di uccelli

Mar 6, 2026 - 19:30
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L’aviaria sta piegando gli allevamenti: in 2 anni abbattuti oltre 7,5 milioni di uccelli

L’aviaria continua a colpire duramente gli allevamenti italiani, mentre resta ferma la proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi – Per una transizione agroecologica della zootecnia”, presentata a Montecitorio due anni fa e promossa da Terra!, Greenpeace Italia, WWF Italia, Lipu e Isde – Medici per l’ambiente. Secondo i promotori, nel frattempo non si sono ridotti gli impatti ambientali, sanitari e sociali legati al modello degli allevamenti intensivi, e l’emergenza sanitaria sta mostrando anche un conto economico rilevante, sostenuto con risorse pubbliche.

Nel documento si stima che, dalla data di deposito della proposta (marzo 2024), siano stati abbattuti oltre 7,5 milioni di avicoli negli allevamenti intensivi a causa di 150 focolai di aviaria. Un numero che corrisponde a spese nell’ordine di decine di milioni di euro per abbattimenti, smaltimenti e rimborsi, senza però intervenire sulle cause strutturali che rendono il problema ricorrente e capace di ripresentarsi anche a distanza di pochi mesi nello stesso sito produttivo.

L’analisi proposta punta l’attenzione anche sulla trasformazione del settore zootecnico verso una maggiore concentrazione. Le consistenze zootecniche italiane sono pari a circa 2,3 milioni di capi tra bovini e bufalini da latte, 2,1 milioni di bovini da carne, circa 7,8 milioni di suini, mentre gli avicoli allevati ogni anno in Italia sono circa 650 milioni. Negli ultimi dieci anni, il comparto avicolo è l’unico ad aver registrato una crescita significativa, pari al 31%, a fronte di una diminuzione del numero complessivo di aziende zootecniche: -16% per i bovini da latte, -12% per la linea vacca-vitello da carne e -31% per i suini. Il risultato è un sistema con meno allevamenti ma mediamente più grandi e più intensivi, dove a chiudere sono soprattutto le realtà familiari e di piccole dimensioni.

A fronte dell’immobilismo della politica nazionale, la nota segnala l’attivazione di alcuni enti locali. Nel cuore della cosiddetta “food valley” italiana, i Comuni di Gonzaga (MN) e Pavia hanno adottato piani regolatori che limitano fortemente gli allevamenti intensivi come strumento di sviluppo del territorio, anche con l’obiettivo di salvaguardare il tessuto produttivo tradizionale. Con impostazioni differenti, anche due consigli municipali si sono espressi a sostegno della proposta: l’XI Municipio di Roma e il VI Municipio di Milano. A questi si aggiungerebbero 12 Comuni che hanno approvato la stessa mozione nei mesi scorsi: Castenedolo (BS), Arese (MI), Canegrate (MI), Spoltore (PE), San Vito al Tagliamento (PN), Stanghella (PD), Bastia Umbria (PG), Fabbrico (RE), Rivalta (TO), Empoli (FI), Città di Castello (PG) e Pineto (TE).

Il punto centrale resta però il percorso parlamentare. Nonostante la proposta sia sostenuta da 23 parlamentari di cinque diverse forze politiche e da numerose associazioni, risulta ancora in attesa di discussione in Commissione Agricoltura alla Camera. Per questo le organizzazioni promotrici riferiscono di aver sollecitato i parlamentari affinché la discussione venga avviata, ritenendo urgente affrontare insieme le dimensioni ambientali, sanitarie, socio-economiche ed etiche che collegano l’evoluzione del comparto zootecnico alla gestione delle epidemie e alla tutela della salute pubblica.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia