Lazio, scontro medici di famiglia – Regione. Sindacati proclamano mobilitazione

Aprile 2, 2026 - 20:00
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Lazio, scontro medici di famiglia – Regione. Sindacati proclamano mobilitazione

Al centro della contesa un provvedimento della Regione Lazio che prevede che le Commissioni per l’appropriatezza prescrittiva analizzino mensilmente il profilo prescrittivo di dieci medici per distretto. Un provvedimento “gravemente lesivo dell’autonomia professionale e della dignità del medico di medicina generale” per i sindacati dei medici di famiglia che sono pronti alla mobilitazione

I medici di medicina generale del Lazio, riuniti nell’intersindacale composta da Fimmg, Smi, Snami, Federazione Medici del Territorio e Cisl Medici, hanno dichiarato lo stato di mobilitazione della categoria. La decisione nasce da una ferma e unanime condanna nei confronti del documento emanato il 26 marzo dalla Direzione Regionale Salute, intitolato “Disposizioni per il monitoraggio della farmaceutica convenzionata – definizione dei criteri di operatività delle Capi”.

Il contenuto del provvedimento regionale

Il provvedimento prevede che le Commissioni per l’appropriatezza prescrittiva analizzino mensilmente il profilo prescrittivo di dieci medici per distretto. A questi verrebbero richieste controdeduzioni in merito a presunti casi di inappropriatezza rilevati dal sistema regionale di monitoraggio Bihealth. Il meccanismo coinvolgerebbe circa 2.240 medici all’anno, a cui si aggiungono altri 200 professionisti da settembre, per un totale di 2.440 medici su 3.900, pari a circa due terzi dei medici di famiglia.

Le critiche dei sindacati

Secondo le organizzazioni sindacali, la misura rappresenta un intervento ingiustificato e gravemente lesivo dell’autonomia professionale e della dignità del medico di medicina generale. L’introduzione di un sistema di controllo di natura ispettiva e ragionieristica rischia, infatti, di generare un clima di diffidenza, compromettendo il rapporto tra istituzioni e professionisti e incidendo negativamente sul rapporto fiduciario con i cittadini.

Difesa dell’autonomia clinica

«I medici devono poter prescrivere in scienza e coscienza, nel rispetto delle norme di appropriatezza, ma senza pressioni o interferenze amministrative che condizionino l’atto clinico», dichiarano i rappresentanti sindacali, ribadendo la centralità dell’autonomia professionale.

Criticità sulla gestione del personale

Le organizzazioni denunciano anche la situazione derivante dalla nota regionale del 15 gennaio, che ha sospeso l’integrazione dei medici cessati nelle Unità di cure primarie e i trasferimenti. Questa decisione, definita unilaterale, sta creando difficoltà nel garantire gli standard assistenziali precedentemente assicurati alla cittadinanza. I sindacati chiedono con urgenza una sospensiva del provvedimento, almeno fino alla definizione di un nuovo accordo integrativo regionale.

Problemi nelle Case della comunità

Ulteriori criticità riguardano l’attribuzione dei nuovi incarichi ai medici destinati a operare negli ambulatori delle Case della comunità. I sindacati segnalano una forte confusione organizzativa, soprattutto in relazione al ruolo di questi professionisti nel garantire l’assistenza territoriale, in particolare nelle aree più fragili.

Difformità tra le aziende sanitarie

Vengono inoltre evidenziate difformità di comportamento tra le diverse aziende sanitarie e il mancato rispetto degli accordi contrattuali vigenti. Secondo i sindacati, questi elementi stanno contribuendo a rendere la professione sempre meno attrattiva, soprattutto per i giovani medici.

Rottura del confronto con la Regione

Alla luce dell’impostazione ritenuta rigidamente unilaterale da parte della Regione, le organizzazioni sindacali dichiarano che non esistono attualmente le condizioni per un confronto costruttivo. Per questo motivo è stato deciso il ritiro immediato dei rappresentanti sindacali da tutte le delegazioni a ogni livello, con conseguente mancata partecipazione all’incontro previsto.

Disponibilità al dialogo

Nonostante la mobilitazione, i sindacati ribadiscono la propria disponibilità a riaprire il dialogo. Tuttavia, ciò potrà avvenire solo a fronte del ritiro dei provvedimenti ritenuti vessatori e della riattivazione di un confronto reale, trasparente e rispettoso del ruolo della medicina generale, in particolare nella gestione dei pazienti fragili e cronici.

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