Le elezioni in Ungheria sono il laboratorio della propaganda digitale russa

Il 12 aprile l’Ungheria andrà e al voto e la posizione di Viktor Orbán sta, giorno dopo giorno, vacillando, nonostante una campagna elettorale violenta, anti-europea e nazionalista. Le strategie messe in campo dalla squadra del premier ungherese sono molteplici: si va dalle accuse di ricatto sessuale al leader dell’opposizione Peter Magyar (una strategia che richiama il cosiddetto kompromat russo) alle campagne di diffamazione tra i principali attori politici in relazione alla corruzione, fino alle accuse verso paesi stranieri, in particolare l’Ucraina, e al sequestro di beni e arresti in contesto elettorale – ricordiamo infatti che è stato bloccato un convoglio di denaro e oro ucraino, con conseguente arresto di cittadini ucraini.
Questo è il contesto generale, a cui si aggiunge la minaccia più insidiosa: la polarizzazione digitale e la disinformazione. Le troll farm si sono attivate. Telex, testata giornalistica indipendente ungherese famosa per le sue inchieste, ha scoperto una grande rete di profili falsi su Facebook, usati per amplificare il messaggio pro-Fidesz durante la campagna elettorale. Si tratterebbe di circa 1198 profili, creati con l’intelligenza artificiale, utili a manipolare i messaggi e influenzare l’opinione pubblica ungherese.
Secondo Telex, la rete di profili falsi è organizzata attorno a tre nodi. Uno è il sito web chiamato Hajrá, Magyarország, che appartiene alla Fondazione per la Ricerca sulla Storia e la Società dell’Europa Centrale e Orientale (KKETTKA), che ne finanzia anche la pubblicità. Il direttore generale della KKETTKA è Mária Schmidt, una storica vicina al governo, e la fondazione comprende anche la Casa del Terrore, l’Istituto del XX Secolo, l’Istituto del XXI Secolo e l’Istituto di Ricerca sul Comunismo, tutti diretti da Schmidt.
Alcune analisi del Brussels Institute for Geopolitics hanno evidenziato come Schmidt ripeta narrazioni che risultano essere molto simili a quelle del Cremlino. Questo non significa che il Cremlino sia direttamente coinvolto in questa specifica rete di profili falsi. Tuttavia, è evidente come gli interessi geopolitici di un’Ungheria guidata da Orbán risultino spesso convergenti con le strategie di espansione e influenza perseguite da Vladimir Putin.
Il Financial Times ha pubblicato un articolo in cui si afferma che l’amministrazione di Vladimir Putin avrebbe approvato un piano della Social Design Agency (società di consulenza mediatica legata al Cremlino, soggetta a sanzioni occidentali) per rafforzare la campagna a favore del partito Fidesz. Risulta davvero ironico che il paese sanzionatore delle interferenze straniere venga sempre beccato con le mani nel sacco dalle intelligence degli altri paesi, per quanto riguarda le bot farm e le campagne a sostegno dei partiti al Cremlino più affini.
Mi viene in mente George Orwell in “Politics and the English Language”, quando dice: «Il linguaggio politico è concepito per far sembrare vere le menzogne e rispettabile l’omicidio, e per dare un’apparenza di solidità al puro vento». Questo è vero più che mai per quanto riguarda Putin e il Cremlino, ma anche per tutti quei partiti che si nascondono dentro la matrioska russa.
Tornando al Financial Times, il giornale ha visionato quel documento alla fine dell’anno e, tra le strategie principali, si prevedono attacchi informativi volti a screditare Magyar e l’Unione europea. Tra le informazioni rilasciate dal FT ne troviamo una particolarmente inquietante: fonti indipendenti, tra cui Vsquare, hanno indicato che tre ufficiali dell’intelligence militare russa (GRU) sarebbero stati assegnati all’ambasciata russa a Budapest nelle ultime settimane.
La presenza di agenti del GRU (Direzione principale dell’intelligence militare russa) presso l’ambasciata sarebbe legata a un’operazione di influenza sui social media e sulla narrativa politica, per sostenere la rielezione di Orbán. Su questo aspettiamo gli accertamenti delle intelligence competenti.
La gravità di questa situazione dovrebbe farci riflettere su come intervenire a livello italiano ed europeo. Dobbiamo ricordarci infatti che nel 2024 Stati Uniti, Regno Unito e altri paesi occidentali hanno aggiunto l’agenzia russa e i suoi dirigenti nelle loro liste di sanzioni per aver condotto una vasta campagna online nota come Doppelgänger. Questa campagna era finalizzata alla pubblicazione di fake news e deepfake generati dall’intelligenza artificiale per alimentare il sentimento anti-ucraino.
Servono soluzioni urgenti a questa deriva, che si serve del digitale per influenzare l’opinione pubblica. In Italia è depositata in Senato una proposta di legge di Azione, Scudo democratico, per tutelare il processo elettorale dalle ingerenze straniere. Il nostro governo deve assumersi la responsabilità di approvare strumenti normativi efficaci e dare un segnale all’Europa, soprattutto ai paesi più esposti alle interferenze estere, Italia compresa, spesso considerata l’anello debole del continente.
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