Le libere donne, le location della serie Tv con Lino Guanciale svelano angoli d’Italia sorprendenti
La serie Tv Le libere donne, in onda da martedì 10 marzo 2026 in prima serata su Rai 1 con due puntate, svela tanti luoghi meravigliosi italiani, da quelli più celebri agli angoli che pochi conoscono, custodi di una bellezza intatta e lontana dalle rotte turistiche più battute.
La fiction, che vede protagonista Lino Guanciale, è coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy ed è diretta da Michele Soavi. È liberamente tratta dal romanzo “Le libere donne di Magliano”, scritto dallo psichiatra e scrittore lucchese Mario Tobino e pubblicato da Mondadori nel 1953: il libro è un diario tra le cui pagine scorrono le cartelle cliniche e l’esperienza diretta dell’autore nel manicomio femminile di Maggiano (nei pressi di Lucca), dove Tobino lavorò per quarant’anni. Si tratta di una delle testimonianze più intense della storia della psichiatria italiana, che viene finalmente riportata alla luce sul piccolo schermo, accompagnata da location italiane magnifiche.
Di cosa parla
Ambientata in Toscana durante la Seconda Guerra Mondiale, la serie racconta un’epoca in cui molte donne venivano rinchiuse nei manicomi anche solo per aver sfidato le convenzioni sociali. In questo contesto lo psichiatra Mario Tobino cerca di opporsi alle regole più repressive dell’istituto, tentando di restituire dignità e ascolto alle sue pazienti, spesso internate ingiustamente.
La sua vita cambia quando nel manicomio arriva Margherita Lenzi, giovane ereditiera rinchiusa dal marito contro la sua volontà. Convinto che possa essere vittima di un abuso più che di una malattia, Tobino inizia a indagare mettendo a rischio la propria posizione, mentre il suo passato riemerge con il ritorno di Paola Levi, ora staffetta partigiana. Tra sentimenti, guerra e ingiustizie sociali, la serie intreccia una storia di libertà e coraggio femminile.

Dove è stata girata la serie Tv
Le libere donne è stata girata in splendide località italiane, passando per Lucca e altri luoghi caratteristici della Toscana fino ad arrivare a Roma.
Lucca
Il cuore della serie è Lucca, che si conferma ancora una volta un set a cielo aperto meraviglioso (qui è stata girata anche la fiction L’altro ispettore). La città è profondamente legata alla vita di Mario Tobino ed è stata scelta per girare molti degli esterni più riconoscibili: le telecamere hanno attraversato il centro storico, catturando scorci suggestivi che contribuiscono a ricreare l’atmosfera dell’Italia degli Anni Quaranta.
Tra i luoghi utilizzati per le riprese compaiono Piazza San Martino, dove spicca l’imponente Duomo, e Piazza Bernardini. Anche alcune vie caratteristiche sono protagoniste, come via del Gallo, via Cesare Battisti, via San Giorgio e via dei Bacchettoni. Non manca il Palazzo Ducale, che fa da sfondo ad alcune scene trasformandosi in un perfetto set storico.

Monteroni d’Arbia e le Crete Senesi
Nella provincia di Siena, altri luoghi conquistano il cuore dei telespettatori: diverse scene sono state girate in campagna, nei dintorni di Monteroni d’Arbia, dove la produzione ha sfruttato alcune strade panoramiche e il percorso che conduce alla Tenuta di Corsano. Qui il paesaggio delle Crete Senesi, con colline ondulate, campi aperti e filari di cipressi, diventa una scenografia naturale perfetta per evocare la dimensione rurale dell’Italia in tempo di guerra.

Roma, location del manicomio
Gli interni del manicomio di Maggiano sono stati invece ricostruiti a Roma, all’interno dell’ex Ospedale Carlo Forlanini, storico complesso ospedaliero oggi dismesso. Nei suoi spazi sono stati allestiti i reparti del manicomio: camerate, corridoi, ambulatori e persino le vasche per l’idroterapia, ricreati con grande attenzione scenografica per restituire l’atmosfera degli anni Quaranta. Tra gli spazi usati dell’ex ospedale spicca anche un emiciclo bellissimo dove la regia ha aggiunto di volta in volta acqua, pioggia, neve o altri elementi per renderlo una fiaba cinematografica.
L’ospedale psichiatrico di Maggiano, ricostruito a Roma, nacque nell’ex Monastero dei Canonici Lateranensi di Santa Maria di Fregionaia e rimase attivo fino al 1999, quando venne introdotta la Legge Basaglia. Dopo la chiusura definitiva, l’ex ospedale è rimasto un luogo carico di memoria ma anche di grande fragilità.
Negli ultimi anni il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ha richiamato l’attenzione sulla necessità di tutelare e valorizzare questo complesso storico, segnalando il rischio di una perdita definitiva di un patrimonio architettonico e culturale di enorme valore. Non si tratta solo di un edificio, ma di un luogo che ha segnato la storia della psichiatria italiana e che ancora oggi racconta un capitolo fondamentale del rapporto tra cura, dignità e diritti delle persone.
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