Leone XIV: “I vescovi sono al servizio del popolo di Dio”

Mar 26, 2026 - 06:30
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Leone XIV: “I vescovi sono al servizio del popolo di Dio”

Durante l’Udienza Generale, Papa Leone XIV ha ripreso il valore della Costituzione dogmatica Lumen gentium, ponendo al centro la dimensione gerarchica come servizio e non come potere. In un tempo che spesso fatica a comprendere il significato dell’autorità, il Pontefice richiama l’origine divina del ministero ecclesiale, fondato sugli Apostoli e orientato al bene di tutto il Popolo di Dio. Una prospettiva che invita a riscoprire il senso profondo della comunione e della corresponsabilità nella vita della Chiesa.

Le parole del Santo Padre

Papa Leone XIV, nel corso dell’Udienza Generale, riprendendo il ciclo di catechesi su “I Documenti del Concilio Vaticano II”, incentra la sua meditazione di oggi sulla Costituzione dogmatica Lumen gentium, approfondendo il tema della Chiesa nella sua dimensione gerarchica: “La Chiesa cattolica trova il suo fondamento negli Apostoli, voluti da Cristo come colonne vive del suo Corpo mistico, e possiede una dimensione gerarchica che opera a servizio dell’unità, della missione e della santificazione di tutte le membra. risurrezione di Gesù e inviati dal Signore stesso in missione nel mondo”, così esordisce il pontefice.  E continua sul ruolo degli Apostoli che sono stati “chiamati a custodire fedelmente l’insegnamento salvifico del Maestro”, a trasmettere il loro ministero “a uomini che, fino al ritorno di Cristo, continuano a santificare, guidare e istruire la Chiesa grazie ai loro successori nella missione pastorale”.  Questa successione apostolica, fondata nel Vangelo e nella Tradizione, viene approfondita nel terzo capitolo della Lumen gentium, intitolato «La costituzione gerarchica della Chiesa e in particolare dell’episcopato». Ppaa Leone XIV allora si sofferma sul Concilio Vaticano II che ha prodotto il documento. E tiene a precisare che tale documento “insegna che la struttura gerarchica non è una costruzione umana, funzionale all’organizzazione interna della Chiesa come corpo sociale ma una divina istituzione volta a perpetuare la missione data da Cristo agli Apostoli fino alla fine dei tempi”.

Il sacerdozio

Il documento conciliare – quindi – si concentra sul «sacerdozio ministeriale o gerarchico», che differisce «essenzialmente e non solo di grado» dal sacerdozio comune dei fedeli, ricordando che questi sono «ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipando dell’unico sacerdozio di Cristo». Si sofferma, inoltre, in particolare sull’episcopato, sul presbiterato e sul diaconato “come gradi dell’unico sacramento dell’Ordine”. Cosa volevano intendere, allora, i padri conciliari con l’aggettivo “gerarchica”? A rispondere ci pensa papa Leone XIV: “vuole indicare l’origine sacra del ministero apostolico nell’azione di Gesù, Buon Pastore, nonché i suoi rapporti interni. I Vescovi anzitutto, e attraverso di loro i presbiteri e i diaconi, hanno ricevuto compiti (in latino munera), che li portano al servizio di «tutti coloro che appartengono al Popolo di Dio», affinché «tendano liberamente e ordinatamente allo stesso fine e arrivino alla salvezza»” ricorda il pontefice. Un ministero che, conclude il pontefice, ha bisogno di una collegialità.

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