L’UE ora punta sulla diplomazia migratoria. A partire dalla stretta sui visti per chi non coopera sui rimpatri
Bruxelles – La Commissione europea ha presentato oggi (29 gennaio) due “strategie gemelle”, che rappresentano – ha affermato il commissario per gli Affari interni, Magnus Brunner – il “nuovo capitolo” nella gestione della migrazione irregolare. Nella prima, Bruxelles pone l’accento sul concetto di ‘diplomazia migratoria’. Nella seconda, ne indica un’immediata applicazione: limitare i visti per l’ingresso nell’UE ai cittadini di quei Paesi che non cooperano abbastanza su dissuasione delle partenze e rimpatri.
La prima strategia europea in materia di asilo e gestione delle migrazioni definisce gli obiettivi UE per i prossimi cinque anni. E indica priorità concrete, che l’esecutivo UE trasformerà in proposte legislative. L’assunto è il principio che “è l’Europa a decidere chi entra nell’UE e in quali circostanze”. A tal fine, la piena implementazione – a partire da giugno 2026 – del Patto per la migrazione e l’asilo è la “massima priorità”, ha sottolineato Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea, in conferenza stampa con Brunner. E poi rafforzare le frontiere, ampliare il ruolo di Frontex, aumentare l’efficacia dei rimpatri attraverso la creazione di return hubs in Paesi terzi.
Tra le priorità da sviluppare nei prossimi cinque anni, c’è anche il rafforzamento della ‘diplomazia migratoria’. Una diplomazia “assertiva” in materia di migrazione che “promuova gli interessi e i valori dell’UE”. C’è bisogno di un “cambio di paradigma”, ha insistito Virkkunen. In sostanza, l’approccio verso i Paesi di origine e di transito delle rotte migratorie deve cambiare: non più ‘se trattieni persone migranti ti garantiamo delle risorse’, ma ‘se non lo fai, ne pagherai le conseguenze’. La Commissione, si legge nella strategia, “intensificherà i propri sforzi per aumentare la cooperazione con i partner internazionali utilizzando incentivi e leve in tutti i settori e ambiti politici, quali la politica dei visti, il commercio e il sostegno finanziario“.
Già a dicembre, le istituzioni UE avevano dato il via libera ad una revisione del regolamento sul sistema di preferenze generalizzate (SPG), lo schema attraverso cui 65 Paesi terzi possono accedere in modo privilegiato al mercato unico europeo. Preferenze commerciali che “potranno essere revocate se un Paese beneficiario non collabora in materia di riammissione dei propri cittadini”. Analogamente, la nuova strategia UE sui visti diventa un’applicazione pratica della ‘diplomazia migratoria’.
“I nostri Stati membri rilasciano più di 10 milioni di visti ogni anno e più di 60 paesi hanno l’esenzione dal visto per l’UE. Questo rende la nostra politica in materia di visti uno strumento molto importante”, ha affermato Brunner. Per “sfruttare la politica dei visti al fine di promuovere gli interessi strategici dell’UE”, la Commissione proporrà quest’anno – attraverso una revisione del codice dei visti – un maggiore ricorso al meccanismo che già oggi consente all’UE di adottare misure mirate in materia di visti in caso di mancanza cooperazione in materia di rimpatrio e riammissione e “l’introduzione di misure ad hoc per incentivare la cooperazione in materia di sicurezza e contro la migrazione illegale”. Misure che vanno dalla sospensione del rilascio di visti per ingressi multipli, tempi di elaborazione più lunghi o un aumento delle tasse per il rilascio dei visti.
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