Marocco: la lotta alla tubercolosi resta una priorità per la sanità pubblica

Mar 25, 2026 - 19:00
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Marocco: la lotta alla tubercolosi resta una priorità per la sanità pubblica

La lotta alla tubercolosi resta una priorità di sanità pubblica in Marocco, inserita nell’ambito del Piano strategico nazionale di prevenzione e controllo al 2030, che punta a ridurre il tasso di mortalità del 60 per cento e l’incidenza della malattia del 35 per cento in cinque anni. Secondo i dati epidemiologici nazionali, il 53 per cento dei nuovi casi registrati in Marocco nel 2025 riguarda forme extra-polmonari. Una realtà che richiede un rafforzamento delle attività di sensibilizzazione sanitaria e una maggiore vigilanza clinica da parte dei professionisti della salute, al fine di migliorare la diagnosi precoce e garantire una presa in carico adeguata. In questo contesto, è prevista per domani l’organizzazione di un webinar scientifico nazionale da remoto. Il ministero marocchino della Salute e della Protezione sociale ha celebrato ieri la Giornata mondiale contro la tubercolosi, quest’anno dedicata al tema “La tubercolosi non colpisce solo i polmoni: pensiamo anche alle forme extra-polmonari”. L’iniziativa mira a rafforzare le attività di sensibilizzazione su questa malattia e a sostenere gli operatori sanitari nell’identificazione e nella presa in carico delle forme extra-polmonari, ha reso noto il dicastero di Rabat in un comunicato.

Particolare attenzione viene posta nel Paese nordafricano sul potenziamento degli sforzi di screening e sulla gestione globale di tutte le forme di tubercolosi, con un focus specifico su quelle extra-polmonari, ancora poco conosciute e spesso difficili da diagnosticare. Il piano nazionale si basa sul rafforzamento dello screening precoce, sul miglioramento dei tassi di successo terapeutico, sull’ampliamento dell’accesso al trattamento preventivo e sul consolidamento della governance attraverso un approccio multisettoriale. Il dicastero marocchino ha infine ribadito che la tubercolosi è una malattia prevenibile e curabile, a condizione che venga diagnosticata tempestivamente e che il protocollo terapeutico sia seguito per l’intera durata del trattamento.

Secondo i dati più recenti contenuti nel “Global Tuberculosis Report 2025” dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), a livello globale, la tubercolosi mostra segnali di ripresa dopo le interruzioni della pandemia, ma gli obiettivi restano lontani. In base alle stime relative al periodo 2024-2025, circa 10,7 milioni di persone nel mondo si sono ammalate di tubercolosi nel 2024, in lieve calo rispetto ai 10,8 milioni del 2023, ma ancora al di sopra dei livelli pre-pandemia (10,3 milioni nel 2020). La mortalità è scesa a circa 1,23 milioni di decessi, rispetto a 1,27 milioni l’anno precedente. La tubercolosi è tornata a essere la principale causa di morte per singolo agente infettivo a livello globale, superando nuovamente il Covid-19. Sul fronte della diagnosi, nel 2024 è stato registrato il numero più alto mai raggiunto di casi notificati, pari a 8,3 milioni, segnale di un rafforzamento della capacità di individuazione da parte dei sistemi sanitari.

Tuttavia, i traguardi fissati dalla strategia “End Tb” per il 2025 appaiono difficilmente raggiungibili: la riduzione dell’incidenza si attesta al 12,3 per cento rispetto ai livelli del 2015, a fronte di un obiettivo del 50 per cento, mentre la riduzione della mortalità è pari al 29 per cento contro un target del 75 per cento. Dal punto di vista geografico, l’86 per cento dei casi si concentra in tre regioni – Sud-Est asiatico, Pacifico occidentale e Africa – con l’India che da sola rappresenta il 25 per cento del carico globale. Particolare preoccupazione riguarda la tubercolosi pediatrica: ogni anno circa 1,2 milioni di bambini si ammalano, ma quasi la metà non riceve diagnosi o cure adeguate. Nel 2025 è stato inoltre registrato un aumento del 10 per cento dei casi tra i minori, spesso indicativo di una trasmissione non controllata tra gli adulti. Resta critica anche la questione della resistenza ai farmaci. La tubercolosi multiresistente continua a rappresentare una minaccia significativa: a livello globale circa il 3,2 per cento dei nuovi casi è resistente alla rifampicina, quota che in Europa sale al 23 per cento. Il report segnala infine rischi emergenti legati ai tagli ai finanziamenti previsti a partire dal 2025, che potrebbero causare fino a due milioni di morti aggiuntive entro il 2035, compromettendo i progressi nella prevenzione e nell’accesso ai test diagnostici rapidi.

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