Morto Umberto Bossi, fondò la Lega e picconò la Prima repubblica

Mar 19, 2026 - 23:00
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Morto Umberto Bossi, fondò la Lega e picconò la Prima repubblica

Umberto Bossi, fondatore della Lega Lombarda poi diventata Lega Nord, a tutti noto come il Senatùr è morto a Varese, dove era ricoverato in terapia intensiva. Aveva 84 anni, ed era debilitato da tempo dopo l’ictus che lo aveva colpito nel 2004 e precedenti problemi cardiaci. Bossi era stato ministro, senatore, deputato, europarlamentare ed è, a buon diritto, considerato uno dei protagonisti assoluti della politica italiana degli ultimi quarant’anni.

Era nato a Cassano Magnago e aveva fondato la Lega Lombarda nei primi anni Ottanta. Un piccolo partito autonomista col quale era stato eletto senatore per la prima volta nel 1987, per poi condurlo a diventare una forza politica nazionale. Un movimento che divenne di massa (soprattutto nel nord Italia), cavalcando la lotta contro “Roma ladrona”, riunendo vari gruppi federalisti e, persino secessionisti, nella Lega Nord (dall’89 la nuova denominazione del partito) e rivendicando l’autonomia della Padania: un’entità geografica inesistente ma a cui Bossi seppe dare forza identitaria e sempre nuovi simbolismi, con i raduni sul pratone di Pontida, il “culto” per Alberto da Giussano, la bandiera col sole delle Alpi, il rito annuale dell’ampolla alla sorgente del Po.

Il suo stile comunicativo provocatorio e diretto si impose nello scenario politico nazionale, mentre i vecchi partiti crollavano sotto i colpi delle inchieste della magistratura. Il termine “celodurismo”, nato da uno dei suoi slogan, è entrato nei vocabolari.

Importante, soprattutto, la sua alleanza tra alti e bassi con Silvio Berlusconi, di cui fu ministro per le Riforme istituzionali dal 2001 al 2004 e dal 2008 al 2011, e col quale darà vita alla Casa delle libertà. La storia politica dei due leader corre parallela eppure s’interseca, non c’è l’uno senza l’altro, ma il nome di Bossi si lega anche a quello di Gianfranco Fini, leader di Alleanza Nazionale nata dalle ceneri del Movimento sociale, col quale nel 2002 firmò la controversa legge sull’immigrazione clandestina, ancora in vigore.

Poi l’ictus che lo colpì nel 2004, la lentissima ripresa, le ulteriori difficoltà di salute, i primi contrasti all’interno del partito e lo scandalo dei rimborsi elettorali con l’accusa di aver sottratto allo Stato 49 milioni di euro. Infine, nel 2013 la sfida persa con Matteo Salvini, che lo sostituirà come segretario della Lega. Alle ultime elezioni, quelle del 2022, era stato rieletto per un soffio e solo grazie a un riconteggio.

«L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico» ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, appresa la notizia. Per la premier Giorgia Meloni «Bossi ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra», mentre Pierluigi Bersani ha scritto su X: «Umberto Bossi. L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene».

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Redazione Redazione Eventi e News