Nel Piano strategico Enel investimenti da 53 miliardi al 2028, senza un euro sul nucleare

Febbraio 24, 2026 - 14:30
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Nel Piano strategico Enel investimenti da 53 miliardi al 2028, senza un euro sul nucleare

Il più grande operatore “privato” nelle rinnovabili in termini di capacità installata a livello globale, la multinazionale Enel – che vede il ministero dell’Economia italiano come primo azionista, con un quarto (23,6%) dell’azionariato – ha presentato ieri il proprio Piano strategico al 2028, che cuba investimenti totali pari a 53 miliardi di euro. Un piano assai apprezzato dagli investitori, dato che ieri sera il titolo Enel ha chiuso in Borsa con un rialzo pari al 6,8%, anche se – o forse proprio per questo – gli investimenti annunciati sono molto distanti da quelli propagandati nelle priorità del Governo Meloni: dominano rinnovabili e reti, mentre del nucleare non si fa menzione.

«Enel presenta un Piano strategico ambizioso e credibile, con una forte accelerazione della crescita grazie all’aumento degli investimenti, Brownfield e Greenfield, che porteranno all’ulteriore miglioramento del profilo rischio/rendimento del Gruppo – dichiara Flavio Cattaneo, ad Enel – Le azioni manageriali intraprese negli ultimi tre anni ci garantiscono oggi una flessibilità finanziaria per investire nei mercati più dinamici dal punto di vista della domanda elettrica. Grazie alla chiara visibilità sui risultati del gruppo e all’esecuzione del nostro programma di share buy-back prevediamo di incrementare ulteriormente la remunerazione degli azionisti, con un utile netto ordinario per azione che aumenterà fino a un valore compreso tra 0,80 e 0,82 euro nel 2028 e che supporterà la crescita del dividendo, grazie ai ritorni delle società controllate a livello internazionale».

Dei 53 miliardi di euro d’investimenti previsti nell’arco di Piano (+10 mld rispetto al precedente), 26 miliardi di euro rientrano nelle reti, di cui circa il 55% in Italia e la restante parte distribuita tra Iberia e America Latina. Oltre 26 miliardi di euro rientrano nel business integrato, di cui 20 miliardi di euro circa nelle rinnovabili con un aumento di 8 miliardi di euro circa rispetto al Piano precedente per aggiungere 15 GW circa di nuova capacità rinnovabile.

Nello specifico, Enel ha pianificato di investire circa il 50% dei capex destinati alle rinnovabili in Europa, da allocare tra aste pubbliche, ibridizzazioni e repowering di impianti, oltre che opportunità brownfield. Al contempo, il gruppo ha pianificato di investire i rimanenti capex negli altri Paesi definiti Tier 1, in particolare negli Stati Uniti, con progetti supportati da schemi contrattuali di lungo periodo, come i Ppa (Power purchase agreements). Complessivamente, Enel prevede di incrementare la propria capacità installata a oltre 80 GW da circa 68 GW a fine 2025: la capacità addizionale rinnovabile, pari a circa 15 GW complessivi, proverrà per circa 9 GW da progetti greenfield e per 6 GW circa da brownfield. Inoltre, si prevede che la nuova capacità sarà costituita per più del 75% da eolico e tecnologie programmabili, quali impianti di accumulo a batteria (Bess).

Sotto il profilo climatico, Enel afferma di voler proseguire con la riduzione delle proprie emissioni dirette e indirette di gas a effetto serra, in linea con l’Accordo di Parigi e con lo scenario di 1,5°C: si stima che a fine 2025 il gruppo abbia ridotto le proprie emissioni totali di quasi il 70% rispetto al 2017 e sia già prossimo a raggiungere il target fissato per il 2030, con l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette in tutti gli Scope entro il 2040.

In questo contesto, il ruolo del nucleare viene citato nei documenti di Piano solo per evidenziare l’evoluzione della capacità installata nell’ultimo decennio (stabile a 3,3 GW, tutti fuori Italia) e per ricordare che Nuclitalia – la joint venture nata nel maggio scorso da Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%) – sta conducendo «uno studio di fattibilità» per un futuro programma nucleare italiano «incentrato sulla selezione tecnologica, sulla definizione del modello di business, sull’analisi di scenari e sulla preparazione della catena di fornitura in relazione a nuove tecnologie come gli Smr (Small modular reactor) e gli Amr (Advanced modular reactor)», ovvero tecnologie ad oggi inesistenti sotto il profilo commerciale e con costi stimati come più elevati del nucleare tradizionale. Nel frattempo le rinnovabili corrono.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia