Oss a Rimini: unire gli sforzi per contare di più
La tavola rotonda voluta all’evento di Rimini Techcare da Migep, Stati generali Oss e SHC Oss per fare il punto su “Competenze, responsabilità e riconoscimento nella sanità che cambia”, è servita per lanciare alcuni fondamentali messaggi.Anzitutto, come ha detto Angelo Minghetti segretario nazionale Migep, “non si tratta di dire Si o No all’utilità dell’Assistente infermiere, quanto di un momento delicato della lunga battaglia “democratica” degli Oss per ottenere un riconoscimento dovuto, che va dal trattamento economico alle competenze che oggi purtroppo variano di molto da Regione a Regione”.
Su ruoli e competenze infatti – è stato detto a più voci dai relatori – non possono esserci discriminanti quali il titolo di studio o le ore d’esperienza formativa, creando così Oss di serie A e Oss di serie B. Né l’Assistente infermiere può essere considerato panacea di tutti i mali, a partire dalla carenza di personale che si registra oggi nelle strutture sociosanitarie e sanitarie.
Dev’essere prima un aiuto piuttosto che una sovrapposizione di incarichi, ha iniziato a dire l’avv. Pietro Troianiello, percorrendo le disposizioni e le regole da osservare ma anche tutele e diritti professionali.
Poi Maria Martini (SHC Oss coordinamento donne) e di seguito Patrizia Pasini (responsabile nucleo Cnai Ravenna) hanno esposto diverse criticità dell’impiego degli Oss, figura invisibile, ma pilastro del SSN, con una disciplina che penalizza le donne e senza una cultura di rappresentanza professionale.
Concetti questi messi a fuoco dall’ex dirigente del ministero della salute Saverio Proia, dal segretario SHC Lombardia Gianluca Farruggio e infine sottolineato con precisione sia dal sgeretario nazionale SHC Antonio Squarcella che da Gennaro Sorrentino responsabile di Stati generali Oss. In sostanza, l’Oss dev’essere parte integrante e riconosciuta dell’equipe che lavora nelle strutture sociosanitarie e ospedaliere, siano esse pubbliche o private, come anche e soprattutto nelle Rsa.
Inoltre, devono cessare le diversità retributive troppo marcate fra i settori pubblico e privato. Non da ultimo, la preparazione e la formazione dell’Oss e dell’Assistente infermiere non è solo questione di un pacchetto di ore. Altrimenti quest’ultima figura professionale rimarrebbe un ibrido a cavallo fra l’infermiere e l’Oss con molti disguidi anche di natura contrattuale oltre che assicurativa e di responsabilità giuridiche.
Al termine del dibattitto, moderato dal giornalista scientifico Luca Guazzati direttore di Senzaetà, è intervenuto il Presidente di Anaste Sebastiano Capurso: “Nell’importanza indiscussa del ruolo dell’Oss nell’equipe che opera dentro le Rsa – ha detto – non serviva complicare il suo riconoscimento professionale creando l’Assistente infermiere: sembra una pezza messa là che i sindacati, la Fnopi, le istituzioni faticano a digerire. Quando di problemi ce ne sono già abbastanza, come i 5 diversi contratti del personale esistenti nello stesso settore delle Rsa che non aiutano a raggiungere tutele e diritti dovui, l’equiparazione dei trattamenti retributivi ecc.”.
Tirando le conclusioni dell’incontro a Rimini, Minghetti ha poi lanciato l’appello agli Oss di unirsi e costituirsi, per avere più voce in capitolo quando si tratta di partecipare ai tavoli che contano. Nella programmazione sanitaria, nelle decisioni progettuali e soprattutto nelle riforme strutturali della sanità.
Riceviamo in proposito, dopo l’incontro a Techcare di Rimini, la seguente nota da Angelo Minghetti del Migep:
OSS, una professione in profonda crisi di dignità
L’evento di Rimini ha cercato di accendere i riflettori su una realtà che denunciamo da tempo: la perdita di attrattività della professione OSS e le criticità legate alla nuova figura dell’Assistente Infermiere, in un contesto in cui manca ancora un reale riconoscimento giuridico e professionale e dove troppo spesso non si riesce a trovare giustizia nelle sedi opportune.
La categoria presente all’evento ha percepito i diversi interventi non come una criticità in grado di generare un cambiamento strutturale ed emblematico in un contesto di vuoto normativo, ma piuttosto come un chiaro “no” e un possibile danno al profilo professionale. E’ emersa una difesa istintiva che rischia di negare anche le forme di sfruttamento a cui molti lavoratori potrebbero essere esposti. Il silenzio rispetto alle criticità sollevate appare, in alcuni casi, ancora più grave delle responsabilità che i lavoratori saranno chiamati ad assumere.
Alla base di questa situazione vi sono spesso una carente informazione e una limitata consapevolezza professionale, talvolta aggravate anche dal ruolo di alcune organizzazioni sindacali che, anziché tutelare realmente la categoria, finiscono per normalizzare condizioni di sfruttamento e precarietà.
Nonostante le segnalazioni emerse durante l’evento, si è registrata una scarsa apertura al confronto e alla riflessione. L’impatto complessivo è quello di una professione che fatica a riconoscere il proprio valore intellettuale e giuridico, anche a causa di dinamiche legate a interessi organizzativi e a indirizzi politici che mantengono la categoria in una condizione di debolezza.
È stato tuttavia ribadito un principio fondamentale: l’OSS non è un “tuttofare” del sistema assistenziale. È necessario superare definitivamente l’idea di una professione fondata sul sacrificio, poiché ciò che oggi si sta determinando è un progressivo declassamento del ruolo stesso.
All’interno di questo scenario di cambiamento, gli OSS non possono rimanere fermi, ma devono essere parte attiva nella costruzione del nuovo modello assistenziale. Affinché ciò sia possibile, è indispensabile una condizione fondamentale: la democrazia professionale.
Una professione cresce quando è consapevole e quando funziona in modo democratico. Quando la democrazia professionale si indebolisce, altri decidono per la categoria, fino ad arrivare a una centralizzazione delle scelte che esclude il contributo diretto dei professionisti.
Quella in atto non è soltanto una battaglia professionale o sindacale, ma una battaglia democratica. È la difesa del prestigio, della dignità e del riconoscimento di una professione che rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria.
Il dibattito sull’introduzione della figura dell’Assistente Infermiere si inserisce in una fase di profondo cambiamento del sistema sanitario, caratterizzata da una crescente complessità assistenziale, da una cronica carenza di personale infermieristico e da un aumento dei bisogni di cura della popolazione.
In questo contesto, la proposta di una nuova figura intermedia viene presentata come una risposta organizzativa. Tuttavia, è necessario chiarire fin da subito che la questione non può essere ridotta a una semplice riorganizzazione delle competenze o a una soluzione emergenziale. Siamo di fronte a una scelta politica e strutturale che incide direttamente sull’identità, sul riconoscimento e sul futuro delle professioni socio-sanitarie, a partire dagli Operatori Socio Sanitari.
L’OSS rappresenta oggi una figura essenziale all’interno del sistema di assistenza. Non è una professione accessoria né residuale, ma una componente strutturale della presa in carico della persona, della continuità assistenziale e della qualità delle cure. Nonostante ciò, il livello di riconoscimento giuridico, contrattuale e professionale dell’OSS risulta ancora insufficiente e disomogeneo sul territorio nazionale.
È proprio questa contraddizione a rendere problematica l’introduzione dell’Assistente Infermiere così come attualmente delineata. Si rischia infatti di costruire una nuova figura professionale senza aver prima consolidato e valorizzato quella esistente, generando una sovrapposizione di ruoli, una confusione operativa e una possibile gerarchizzazione impropria tra lavoratori che già oggi condividono responsabilità assistenziali complesse.
Il rischio concreto è che l’Assistente Infermiere diventi uno strumento per compensare carenze strutturali, piuttosto che rappresentare un reale avanzamento del sistema. In assenza di un quadro normativo chiaro, condiviso e fondato su un pieno riconoscimento delle competenze dell’OSS, questa figura potrebbe determinare una frammentazione del lavoro di cura e una perdita di identità professionale.
Per queste ragioni, la posizione professionale non può essere né di chiusura pregiudiziale né di accettazione passiva. È necessario affermare con chiarezza che non è sostenibile un modello costruito dall’alto, senza un reale coinvolgimento delle rappresentanze degli OSS e senza una visione complessiva del sistema.
La priorità non può essere l’introduzione di nuove figure, ma il rafforzamento di quelle esistenti. Questo significa investire nella formazione, nella valorizzazione delle competenze, nel riconoscimento contrattuale e nell’inquadramento giuridico dell’OSS. Significa anche garantire percorsi di crescita professionale chiari, trasparenti e realmente accessibili, evitando scorciatoie che rischiano di creare nuove disuguaglianze.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda il tema degli elenchi speciali e del possibile inquadramento dell’OSS all’interno di strutture ordinistiche non proprie. Tale impostazione non risponde all’esigenza di un riconoscimento autonomo della professione, ma rischia di collocarla in una posizione subordinata, indebolendone ulteriormente l’identità.
È invece necessario avviare un percorso che porti alla definizione di strumenti di rappresentanza e riconoscimento autonomi, in grado di valorizzare la specificità del ruolo dell’OSS nel sistema sanitario e socio-sanitario.
Alla luce di queste considerazioni, appare evidente la necessità di sospendere l’attuale impostazione del progetto sull’Assistente Infermiere e di aprire un confronto istituzionale ampio, trasparente e realmente inclusivo. Un confronto che coinvolga tutte le componenti del sistema, a partire dagli OSS, dalle organizzazioni sindacali e dalle rappresentanze professionali, per costruire soluzioni condivise e sostenibili.
Il cambiamento è necessario, ma deve essere governato con responsabilità. Non può tradursi in una risposta emergenziale né in una riorganizzazione che scarica sui lavoratori le criticità del sistema. Deve invece rappresentare un’occasione per rafforzare il lavoro di cura, migliorare la qualità dell’assistenza e riconoscere il valore delle professioni che ogni giorno garantiscono la tenuta del sistema sanitario.
In questo senso, la figura dell’OSS non può essere considerata un punto di partenza per altre professioni, ma deve essere riconosciuta come una professione compiuta, con una propria dignità, autonomia e centralità.
Solo a partire da questo riconoscimento sarà possibile costruire qualsiasi evoluzione futura in modo equo, sostenibile e realmente orientato ai bisogni delle persone e dei lavoratori.
L'articolo Oss a Rimini: unire gli sforzi per contare di più proviene da Senzaeta.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




