Ottavia Giola, la sua fotografia tra Torino e New York

Mar 13, 2026 - 18:30
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Ottavia Giola, la sua fotografia tra Torino e New York

A New York ci sono artisti che arrivano per studiare e ripartono dopo pochi mesi. Altri restano. Ottavia Giola è arrivata dalla Torino per studiare fotografia all’International Center of Photography. Qualche anno dopo vive ancora lì. La città, dice, è diventata casa.

In questi giorni espone a Brooklyn nella collettiva Unveiled, insieme ad altre fotografe che hanno studiato all’ICP. Il progetto mette insieme lavori molto diversi tra loro, ma uniti da una stessa idea: usare la fotografia per raccontare qualcosa di personale, quasi confidenziale. Non è la prima volta che Giola presenta il suo lavoro a New York. Negli ultimi anni ha partecipato a varie mostre, tra cui una dedicata ai diplomati dell’ICP e un duo show nel 2025. Nel frattempo, è stata inserita anche tra i 30 Photographers Under 30 selezionati da Artpil, una delle piattaforme che seguono i nuovi talenti della fotografia contemporanea.

Quando ha iniziato, il suo approccio era diverso. «All’inizio ero molto più concentrata sull’aspetto estetico», dice Giola. «Mi interessava costruire scatti forti dal punto di vista visivo». Composizione, luce, equilibrio: tutto ruotava intorno alla forma. Col tempo però quel modo di lavorare ha iniziato a starle stretto. «Oggi cerco sempre di catturare una storia dietro ogni scatto. Mi interessa che chi guarda senta che c’è qualcosa oltre quello che vede».

Il cambiamento è arrivato lentamente, lavorando e vivendo in un posto che ti costringe continuamente a rimettere in discussione quello che fai. New York può essere destabilizzante: i ritmi sono veloci, la scena artistica enorme e trovare il proprio spazio non è immediato.

Una foto parte della mostra

Ad un certo punto la città smette di essere un luogo da osservare e diventa parte della vita quotidiana. «È una fase tranquilla della mia vita, anche se qui tutto può diventare intenso molto velocemente, proprio come succede nel posto dove sei cresciuto. Ogni tanto mi fermo e realizzo dove sono. E mi vengono ancora i brividi pensando che vivo qui».

Con gli anni è mutato anche il rapporto con il lavoro. Nei primi tempi la difficoltà era orientarsi: capire come muoversi, costruire relazioni, trovare occasioni per esporre ed entrare davvero nella scena artistica della città. «Adesso sento più libertà», ammette Giola. «La pressione non è sparita, ma è diversa: è più una spinta a migliorare». Esporre resta una delle cose che la motivano di più.

Ripensando agli ultimi anni, Giola individua anche un’altra svolta nel suo percorso. Per molto tempo ha sperimentato molto, provando stili e linguaggi diversi. «Era una fase inevitabile», ammette. A un certo punto, però, quel bisogno si è esaurito e il suo lavoro segue una linea più definita. «Ho capito che non era quello che serviva davvero alla mia visione. Perché non si tratta più di cambiare continuamente linguaggio, ma di costruire uno stile personale e portarlo avanti con coerenza nei diversi lavori che faccio».

In una città come New York viene spontaneo chiedersi se arrivi mai il momento in cui si può dire di aver trovato il proprio posto. Per Giola le due cose convivono. «Sento di essere sulla mia strada», dice. «Ma allo stesso tempo sono ancora in ricerca». Perché, alla fine, è proprio questo il lavoro di un artista.

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Redazione Redazione Eventi e News