Ponte sullo Stretto, nuovo stop al decreto: la Ragioneria di Stato blocca gli extra costi
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Ponte sullo Stretto, il decreto Infrastrutture torna in Consiglio dei ministri: Ragioneria impone lo stop ai nuovi costi.
Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, uno dei più discussi interventi infrastrutturali nella storia recente del Paese, torna ancora una volta al centro del confronto politico e istituzionale. Il decreto Infrastrutture approvato dal governo nelle scorse settimane dovrà infatti essere nuovamente esaminato dal Consiglio dei ministri dopo i rilievi tecnici formulati dalla Ragioneria generale dello Stato, che ha chiesto una revisione del testo sotto il profilo della copertura finanziaria.
La richiesta dei tecnici contabili introduce un principio molto preciso: le procedure necessarie per far avanzare l’iter dell’opera dovranno essere realizzate senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. In altre parole, l’amministrazione dovrà operare esclusivamente con le risorse già disponibili a legislazione vigente.
La modifica, apparentemente tecnica, si inserisce in un quadro normativo complesso e stratificato che negli ultimi mesi ha già visto diversi passaggi istituzionali, tra cui i rilievi della Corte dei conti e le osservazioni del Quirinale.
Il quadro normativo: controlli contabili e procedure per le grandi opere
Per comprendere la portata delle correzioni richieste è necessario partire dal contesto normativo che disciplina le infrastrutture strategiche.
In Italia, i provvedimenti governativi che comportano effetti finanziari devono essere sottoposti al controllo della Ragioneria generale dello Stato, struttura tecnica del Ministero dell’Economia incaricata di verificare la sostenibilità contabile delle norme. Tale attività discende, tra l’altro, dall’articolo 81 della Costituzione, che impone l’equilibrio di bilancio e la copertura delle leggi che comportano nuove spese.
Parallelamente, le grandi opere pubbliche sono sottoposte al vaglio del CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile), organo che autorizza i programmi di investimento statale e verifica la compatibilità finanziaria dei progetti.
Nel caso del ponte tra Calabria e Sicilia, il percorso amministrativo è ulteriormente condizionato dai controlli della Corte dei conti, cui spetta la verifica preventiva di legittimità sugli atti del governo con rilevanza economica.
Proprio questo sistema multilivello di verifiche spiega i frequenti aggiustamenti normativi che stanno caratterizzando l’iter del decreto Infrastrutture.
Il nodo centrale: nessun nuovo costo per lo Stato
La versione più recente del provvedimento – datata 9 marzo – introduce una clausola contabile particolarmente stringente. Nel testo si stabilisce infatti che le amministrazioni coinvolte dovranno adempiere ai nuovi compiti utilizzando esclusivamente risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili.
Si tratta di una formulazione ricorrente nella legislazione italiana quando si vuole evitare che una norma produca effetti di spesa non previsti. La Ragioneria, in sostanza, ha chiesto di chiarire esplicitamente che le attività amministrative necessarie per completare l’iter del ponte non potranno generare nuovi costi per il bilancio dello Stato.
Il vincolo riguarda in particolare le procedure che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dovrà avviare per arrivare alla nuova deliberazione del CIPESS, passaggio essenziale per autorizzare l’avvio dei lavori.
Il ritorno del decreto al Consiglio dei ministri
Le osservazioni contabili sono state giudicate sufficientemente rilevanti da rendere necessario un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri.
Il decreto era stato approvato il 5 febbraio, con l’obiettivo dichiarato di accelerare il completamento delle procedure amministrative relative al collegamento stabile tra Sicilia e Calabria. Tuttavia, dopo l’esame della Ragioneria generale dello Stato, il testo è stato rinviato all’esecutivo per recepire le modifiche richieste.
La revisione si inserisce in una sequenza di interventi correttivi iniziata già nei mesi precedenti, quando la Corte dei conti aveva sollevato alcune criticità sulla struttura del provvedimento e sulle modalità di controllo delle spese.
Secondo fonti governative, il nuovo passaggio in Consiglio dei ministri servirà esclusivamente a formalizzare gli adeguamenti contabili, senza modificare l’impianto complessivo del decreto.
I 13,5 miliardi già stanziati e la rimodulazione dei lavori
Sul piano finanziario, il governo continua a ribadire che l’investimento complessivo per il ponte resta fissato a 13,5 miliardi di euro, cifra già prevista nei programmi di spesa pluriennali dello Stato.
L’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha sottolineato che il decreto non introduce costi aggiuntivi ma si limita a rimodulare la distribuzione delle risorse negli anni di cantiere, adeguandola ai ritardi accumulati nel processo autorizzativo.
Secondo questa ricostruzione, lo slittamento dei tempi sarebbe legato principalmente alle deliberazioni della Corte dei conti e ai successivi passaggi amministrativi necessari per superare le criticità sollevate.
In sostanza, l’intervento normativo non aumenterebbe il costo complessivo dell’opera ma ridefinirebbe il calendario finanziario delle spese.
Nuovi incarichi commissariali e controllo dei costi
Il decreto Infrastrutture non riguarda esclusivamente il ponte sullo Stretto ma introduce anche altre misure organizzative per accelerare la realizzazione di opere pubbliche.
Tra queste figura la nomina dell’amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana, Aldo Isi, a commissario straordinario per alcune infrastrutture ferroviarie strategiche. Anche in questo caso la Ragioneria ha imposto un vincolo analogo: l’incarico non dovrà generare ulteriori oneri per il bilancio statale.
Eventuali spese di missione o rimborsi legati all’attività commissariale saranno sostenuti direttamente da RFI, società controllata dal gruppo Ferrovie dello Stato.
Un meccanismo simile è previsto per le infrastrutture stradali, con la designazione dell’amministratore delegato di ANAS, Claudio Andrea Gemme, a commissario per la gestione di alcuni interventi prioritari. Il Ministero delle Infrastrutture dovrà inoltre definire con apposito decreto i cronoprogrammi procedurali e finanziari dei cantieri, indicando anche i criteri per la revoca degli incarichi in caso di ritardi.
Il tema dei tempi: tra obiettivi politici e realtà amministrativa
Se sul piano contabile il governo ribadisce che l’investimento rimane invariato, la questione dei tempi resta incerta.
Nella versione iniziale del decreto si ipotizzava di ottenere la delibera del CIPESS entro la fine di maggio e di completare l’iter amministrativo entro luglio. Tuttavia, i nuovi rilievi tecnici potrebbero incidere su questo calendario.
Lo stesso ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha scelto di non indicare più scadenze precise per l’avvio dei cantieri, dopo che negli anni passati diverse previsioni sono state rinviate.
L’obiettivo politico dichiarato rimane comunque quello di aprire i lavori entro l’anno, con un primo avvio delle attività preliminari.
Le critiche dell’opposizione
Il ritorno del decreto sul tavolo del Consiglio dei ministri ha riacceso le critiche delle opposizioni parlamentari.
Secondo i rappresentanti del Partito democratico Antonio Misiani e Andrea Casu, la vicenda dimostrerebbe come il progetto stia procedendo tra continui rinvii e correzioni tecniche, segno – a loro avviso – di una gestione poco lineare del dossier.
Ancora più critico il giudizio di Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), secondo cui il ponte resterebbe soprattutto uno strumento di comunicazione politica più che un’opera pronta a partire.
Anche il Movimento 5 Stelle ha contestato l’operato del ministero delle Infrastrutture, accusando il governo di aver accumulato errori nella gestione delle competenze amministrative.
Una partita ancora aperta
Al di là del confronto politico, il nuovo passaggio del decreto evidenzia un dato strutturale: la realizzazione del ponte sullo Stretto rimane fortemente condizionata dal complesso sistema di controlli contabili e amministrativi previsto dall’ordinamento italiano.
Tra verifiche della Ragioneria, pareri della Corte dei conti e deliberazioni del CIPESS, il percorso autorizzativo appare ancora lontano dalla conclusione definitiva.
Se l’esecutivo riuscirà a superare gli ultimi ostacoli procedurali, il 2026 potrebbe segnare l’inizio concreto dell’opera. In caso contrario, il progetto rischia di restare ancora una volta intrappolato tra iter burocratici, contenziosi e revisioni normative.
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