PXN VD6: il Direct Drive che vuole cambiare le regole del gioco entry-level
L'esperienza di unboxing non si può definire esattamente premium. La scatola è decisamente pesante: quando la si prende in mano si ha quasi la sensazione che il fondo possa cedere. È evidente che il cartone utilizzato sia quello strettamente necessario a contenere il tutto.
Il bundle arrivato in redazione è quello del PXNV D6 completo con volante, base/motore, pedaliera e clip per il fissaggio alla scrivania. Si tratta quindi di un pacchetto completo, che include tutto il necessario per iniziare a utilizzarlo fin da subito.
Una volta aperta la confezione, ci si trova davanti ad un imballaggio interno in cartone sagomato, con il volante incastrato al centro e i vari componenti separati e avvolti nella plastica protettiva.
L'installazione del PXN VD6 prevede il fissaggio tramite i morsetti in metallo inclusi, molto più robusti e stabili rispetto a quelli in plastica visti sui modelli economici. Prima, però, alla base motore si fissa una piastra adattatrice: si allineano i fori posteriori della base con la piastra e si stringono le viti incluse in base alla regolazione angolare scelta. Per chi possiede una postazione di guida (sarebbe la cosa migliore), sono presenti i fori per il fissaggio rigido con viti.
Successivamente, il cablaggio segue la filosofia PXN: si collega l'alimentatore (non proprio piccolissimo), i pedali alla base e l'USB al PC, essendo un volante appunto nativo PC.
La base poi utilizza un quick release che semplifica moltissimo l'aggancio del volante alla base, perché basta appoggiare la corona sulla flangia e dare un piccolo colpetto perché si innesti in modo saldo. Questo sistema di sgancio rapido non è chiuso nell'ecosistema PXN, ma è compatibile anche con volanti di altre marche che adottano lo stesso standard di interfaccia meccanica, permettendovi in futuro di cambiare corona senza dover sostituire l'intera base.
Qui il salto di qualità rispetto ad un prodotto come il PXN V9 Gen 2 è evidente. La base non è più un guscio di plastica leggero, ma un blocco solido, quasi tutto il metallo, che funge anche da dissipatore passivo.
Il volante vero e proprio incluso nel bundle invece è il PXN W AS: ha un diametro di 270 mm, simile ai predecessori, ma la sensazione al tatto è diversa, poiché vanta una struttura in alluminio con rivestimento in pelle microfibra. Non aspettatevi un feeling paragonabile a corone premium, sia chiaro, ma va più che bene nel contesto del bundle offerto.
Il piazzamento dei tasti gli dà poi quell'aria da pad Xbox steso su un volante: troviamo A, B, X, Y, più un D-pad e un bel po' di pulsanti aggiuntivi, che funzionano esattamente come quelli di un controller tradizionale e quindi si mappano con zero sforzo nella maggior parte dei giochi PC.
Risulta apprezzabile come PXN abbia concentrato tanti comandi in uno spazio relativamente piccolo senza diventare caotico: tra i 19 e più input disponibili (pulsanti, rotelle, rotori cliccabili) si ha tutto sotto le dita.
Le palette magnetiche posteriori sono convincenti per la fascia di prezzo: corsa breve, clic netto, un po' di risonanza al rilascio ma senza gioco eccessivo o flessioni fastidiose. E ci sono anche le palette analogiche che potete usare come frizione doppia o come asse aggiuntivo, cosa molto comoda per chi alterna GT a rally o truck. Sia chiaro, non
Tuttavia, parlando della pedaliera, torniamo un po' con i piedi per terra (letteralmente). Sebbene sia un passo avanti rispetto a quella del V99, rimane l'anello debole della catena. I pedali sono più solidi e utilizzano sensori Hall (più precisi dei potenziometri), ma la resistenza del freno è ancora troppo lineare e non restituisce la stessa qualità costruttiva della base motore.
PXN VD6 ha un gran bel Force Feedback e deve tutto ad un servomotore Direct Drive a 20 poli che dichiara 6 Nm di coppia costante, con picchi che possono toccare i 7 Nm. Per darvi un contesto: i classici Logitech G29 o Thrustmaster T300 si fermano tra i 2 e i 4 Nm. Questo significa che il VD6 ha quasi il doppio della forza bruta. Ed è abbastanza forte da stancare le braccia dopo una sessione lunga.
Non ci sono ingranaggi che grattano o cinghie che assorbono i dettagli, perché la forza viene trasmessa direttamente dal motore alle mani. Su titoli come Assetto Corsa Competizione o F1 2025, si sentono i cordoli, la perdita di aderenza e il trasferimento di carico con un buon livello di fedeltà.
La precisione è gestita da un encoder magnetico a 24-bit. Tradotto dal "tecnichese": il volante sa esattamente dove si trova in ogni micro-istante, eliminando quel fastidioso "gioco" centrale o la sensazione di scatto che si avverte nei volanti economici. Il sistema di raffreddamento poi è passivo, affidato interamente al corpo in alluminio che funge da dissipatore.
Ho accennato che la pedaliera è un passo avanti, ed ecco perché: finalmente abbandoniamo i potenziometri (che col tempo si sporcano e possono sfarfallare) per passare a sensori di Hall magnetici su tutti e tre i pedali, senz'altro una garanzia di longevità.
La struttura poi è in acciaio al carbonio, molto solida. Tuttavia, manca la vera "killer feature" del sim racing moderno, cioè la cella di carico (Load Cell) sul freno. Quello del VD6 simula la resistenza tramite una molla e un gommino che possono arrivare a circa 10kg di pressione (modificabili fino a 20kg cambiando gli elastomeri inclusi), ma la frenata viene letta in base alla posizione del pedale, non alla pressione che esercitate. In pista, questo si traduce in una memoria muscolare più difficile da costruire rispetto a pedaliere di fascia più alta.come quelle Fanatec o Moza entry-level.
Infine, c'è anche un'app Windows scaricabile dal sito ufficiale PXN, ovvero PXN SimRacing, che va a completare l'ecosistema: qui è possibile monitorare la temperatura (una bella cicca) e configurare force feedback, damping, frizione, inerzia e angoli di rotazione, con preset per giochi e firmware update diretti. Non è raffinata come Fanalab o Moza Pit House, ma è stabile, intuitiva per i principianti e permette di esportare profili, un passo avanti rispetto ai vecchi PXN solo mobile.
Il prezzo si aggira intorno ai 379€ (a seconda delle offerte) per il bundle del VD6 che abbiamo testato. Se il V9 Gen 2 a circa 200€ ci sembrava fuori mercato per quello che offriva, il VD6 a questa cifra è piuttosto competitivo, andando a sfidare i kit base di Moza o Cammus.
Potete acquistare il bundle dal sito ufficiale, mentre su Amazon Italia trovate solo la base motore a 339€. Quest'ultimo ospita però un kit speciale per il VD10 con volante incluso a 499€.
Certo, la concorrenza offre ecosistemi più maturi e software migliori, ma PXN riesce a proporre pacchetti pronti all'uso che su altri lidi richiederebbero acquisti separati.
Il sample per questa recensione è stato fornito da PXN, che non avuto un'anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Potete leggere maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld a questo link.
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