Trieste, sismografo del futuro: la nuova avanguardia della moda all’ITS Contest 2026

Mar 24, 2026 - 16:01
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Trieste, sismografo del futuro: la nuova avanguardia della moda all’ITS Contest 2026

Con la chiusura dell’ITS Contest 2026 (International Talent Support), tra le piattaforme più prestigiose per i talenti emergenti del fashion design, Trieste si conferma ancora una volta l’osservatorio privilegiato per intercettare la moda del futuro. Fondato nel 2002 da Barbara Franchin, il concorso non è solo un premio, ma un vero “sismografo estetico ed etico” capace di intercettare le sottotracce di ciò che vedremo domani sulle passerelle. Perché «la moda esiste solo al presente e si coniuga al futuro», ha ricordato Emanuele Coccia, in giuria.

Jacob Elordi genderfluid: con la giacca da donna di Chanel

Qui ogni anno si scovano e premiano dieci giovani stilisti (da ITS sono usciti Demna Gvasalia, attuale direttore creativo di Gucci, e Matthieu Blazy, a capo di Chanel, tanto per dirne un paio) selezionati tra centinaia di portfolio.

Per Barbara Franchin, che ha dedicato gli ultimi 24 anni a supportare le nuove generazioni di creativi, a cercare fondi, a mettere l’anima in un’organizzazione che oggi rappresenta un’eccellenza del settore (nonostante si mantenga di fuori delle grandi capitale della moda e delle loro succursali), avrebbero già vinto tutti: i tre concorrenti francesi Darius Betschart, Tidjane Tall e Steven Chevallier, i cinesi Yi Ding e Wenji Wu, così come i due inglesi Jamie O’Grady e William Palmer, i belgi Stan Peeters e Chloë Reners o la statunitense Anna Maria Vescovi. E così è.

Perché i dieci designer hanno avuto la possibilità di passare 10 giorni insieme a Trieste grazie a una residenza creativa – tra workshop in azienda e tutoring da parte di professionisti del settore; ma anche perché ognuno di loro riceve il premio I:C 10 × 10 × 10 Award, ovvero 10.000 euro per sviluppare i propri progetti futuri.

Dall’alto a sinistra: Jamie O’Grady, Wenji Wu, Chloë Reners, William Palmer, Tidjane Tall, Steven Chevallier, Stan Peeters, Anna Maria Vescovi, Darius Betschart e Yi Ding.

Chloë Reiners e la lotta “gentile” agli stereotipi della femminilità

Eppure i riconoscimenti non finiscono qui. Tra i finalisti è emersa con particolare chiarezza la voce della designer belga Chloë Reiners, a cui è andata la Menzione Speciale della Giuria. Per lei la moda è una necessità vitale che affonda le radici nella libertà totale vissuta durante gli anni di studio. «Arrivo dalla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, dove l’ambiente è estremamente artistico», ha spiegato, sottolineando come il passaggio alle grandi maison (uno stage da Dior sotto Jonathan Anderson e ora una posizione junior da Schiaparelli) sia una sfida che richiede di «ripensare e ricalibrare le proprie capacità». Per questo, parallelamente al percorso lavorativo, continua a realizzare i suoi abiti e a dare libero sfogo ala creatività: «Altrimenti divento matta», confessa con un sorriso.

Così è nata anche la collezione con cui ha vinto il premio più importante dell’edizione 2026. La sua ispirazione non nasce solo dalla forma, ma da una profonda consapevolezza del suo ruolo femminile in un sistema ancora dominato da figure maschili ai vertici creativi, compreso quello fashion. La sua è una missione precisa: «Sapevo quanto difficile fosse essere donna nel settore moda ed è qualcosa che volevo combattere “gentilmente”. Non che io abbia affrontato nessun tipo di discriminazione fin ora, ma guardando i direttori creativi delle maison più importanti la disparità salta all’occhio». Un approccio che ha colpito la giuria, la quale ha riconosciuto in lei un’autorità «affabile».

Il look con il top stapa 3D di Chloë Reiners, vincitrice dell’ITS Contest 2026 con la Menzione Speciale della Giuria.

Il punto di partenza dei suoi abiti scultorei è il pittore surrealista George Underwood. Reiners ha indagato come i corpi femminili siano stati spesso «allungati, frammentati e oggettivati» in modi che plasmano la nostra percezione della realtà. La sua collezione sfida le immagini idealizzate e “sbagliate” proposte dalla società, giocando sulla tensione tra ciò che è reale e ciò che è distorto.

Il capo iconico della collezione, un top stampato in 3D, cattura l’essenza di questa ricerca. Il processo è stato lungo e complesso: è iniziato con una scansione corporea per garantire proporzioni perfette, seguito dalla modellazione in software e dalla stampa di nove pezzi distinti, poi assemblati, levigati e colorati. Poi la designer ha lavorato manualmente la pelle vera, modellandola direttamente sul corpo della modella per creare outfit che enfatizzassero il contrasto tra una vita estremamente sottile e fianchi esagerati, richiamando le silhouette tipiche delle opere d’arte che non sempre corrispondono alla realtà fisica.

Due look di William Palmer, premio I:C Pitti Immagine.

I nuovi volti del talento: gli altri vincitori

Accanto a lei, Steven Chevallier si è aggiudicato il premio I:C Ray-ban di Essilorluxottica. Wenji Wu ah conquistato sia il riconoscimento I:C Camera Nazionale della moda italiana che I:C Modateca Deanna. Doppio award anche per Jamie O’Grady I:C Fondazione Ferragamo e I:C Wråd Award. Infine l’I:C Fondazione Sozzani è andato a Tidjane Tall  e l’I:C Pitti Immagine a William Palmer.

Jamie O’Grady. Premiato da I:C Fondazione Ferragamo e I:C Wråd Award.

L’ITS Public’s Choice Award del valore di €5.000, invece, sarà assegnato a gennaio 2027 al vincitore scelto dal pubblico della mostra Rise and shine allestita all’ITS Arcademy – museum of art in fashion di Trieste, con i lavori dei ragazzi, dal 26 marzo 2026 al 3 gennaio 2027. Nello stesso edificio, nelle stesse date, va in scena anche EXPOSURE – Quando il mondo ti guarda, da Harry Styles a Lady Gaga. Qui abiti e gli accessori indossati da star come Beyoncé, Madonna, Björk, Gwyneth Paltrow e Damiano David raccontano il lavoro di image-maker degli stylist, “rabdomanti della vita futura, sciamani che trasformano l’arte in tarocco dellla vostra identità” come dice Coccia, e il loro rapporto con le star. Un appuntamento imperdibile per chi vuole capire dove sta andando il costume e, soprattutto, chi lo sta costruendo.

Tidjane Tall, premio I:C Fondazione Sozzani.

Steven Chevallier, premio I:C Ray-ban di Essilorluxottica.

Anna Maria Vescovi.

Wenji Wu: I:C Camera Nazionale della moda italiana e I:C modateca Deanna.

Stan Peeters.

Darius Betschart.

Yi Ding.

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