Referendum, generazione Z con il “pugno chiuso”. In 2 su 3 tra i 18-28 anni hanno votato No. Solo il 9% di elettori Pd ha scelto il Sì
Referendum, generazione Z con il “pugno chiuso”
Il referendum sulla Giustizia si è concluso e il risultato è stato netto, ha vinto il “No” con il 53,3% dei voti. La partecipazione dei cittadini è stata notevole, quasi il 60% degli italiani si è recato alle urne, un dato da record per un referendum. Ma presumibilmente – sostiene Pagnoncelli nella sua analisi sul voto per Il Corriere della Sera – non centrata sui contenuti tecnici della riforma quanto piuttosto sui suoi risvolti politici.
Il massimo della partecipazione si registra tra gli studenti e in generale tra i più giovani l’astensione tocca i livelli più bassi: la generazione Z, dai 18 ai 28 anni, ha il 67% di partecipazione al voto, con il 58,5% per il No. Relativamente invece all’appartenenza politica, risulta evidente che la mobilitazione, la partecipazione al voto, coinvolge maggiormente da un lato l’area di sinistra e di centrosinistra, dall’altro la destra, mentre un po’ meno coinvolti appaiono gli elettori di centro e di centrodestra.
Per l’area di opposizione si è trattato quindi di una complessiva chiamata alle armi contro il governo, mentre nell’area delle forze di maggioranza la risposta è stata soprattutto da parte dell’area più radicale, minore invece nell’area più moderata e ancora inferiore nell’area centrista dove si raggiunge il massimo dell’astensionismo tra gli elettori politicamente collocati. La maggior dialettica tra elettori dei singoli partiti si è verificata nel Pd. Tra i dem si registra una quota, ultra-minoritaria ma non trascurabile, di elettori che hanno scelto il Sì: si arriva a poco meno del 9% di chi dichiara di voler votare per questo partito.
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