Referendum Giustizia, dal Csm “paramafioso” a massoni per il Sì: tutte le gaffe e le polemiche della campagna

Mar 19, 2026 - 21:00
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Referendum Giustizia, dal Csm “paramafioso” a massoni per il Sì: tutte le gaffe e le polemiche della campagna

Un blob “impietoso”. Riavvolgendo il nastro della lunga campagna per il referendum che si concluderà venerdì 20 marzo, è evidente come siano lontani gli appelli ad andare “casa per casa, strada per strada” di Enrico Berlinguer o a “votare per la democrazia” del ‘maestro’ di referendum Mario Segni.

La volata verso il voto di domenica e lunedì sulla riforma della giustizia chiude una corsa caratterizzata da toni belligeranti, con gaffe e polemiche che ne costellano il percorso fino ai limiti della delegittimazione dell’avversario. Un clima che induce persino il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, a intervenire: il 18 febbraio il presidente della Repubblica presiede, per la prima volta in 11 anni di mandato, i lavori ordinari del Csm per “rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole”.

Verso il referendum: le stoccate tra i fronti del Sì e del No

I botta e risposta, le quotidiane stoccate tra i due fronti del Sì e del No, caratterizzano quindi un dibattito che già prima dell’approvazione della legge in Parlamento si caratterizza lo scontro acceso tra governo e toghe. La premier Giorgia Meloni ribadisce in più occasioni che il governo andrà avanti qualunque sia l’esito del voto, ma alla sorte della riforma lega, parlando in comizio, un futuro di “stupratori in libertà e figli strappati alle madri, come nel caso della famiglia del bosco”.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, pur invitando a più riprese a un dibattito incentrato “sul merito della riforma”, bolla come “para-mafioso” il sistema delle correnti nel Csm e scatena una bufera andata avanti per giorni. Poi si giustifica e dice che la frase citava parole del pm antimafia Nino Di Matteo, il che innesca un’altra polemica con il magistrato che nell’assicurare “voterò No”, replica stizzito al ministro: “Nordio strumentalizza”.

Dal fronte del No, Nicola Gratteri si spende per la campagna dicendosi convinto che per il No votano “le persone per bene” mentre “imputati, mafiosi e massoni” sono tra quelli pronti a votare Sì. Le esternazioni del procuratore di Napoli scatenano l’attacco indignato dei sostenitori della separazione delle carriere, i quali, pochi giorni dopo, il 9 marzo, si trovano a fare i conti con le parole pronunciate in una trasmissione televisiva dalla capo di Gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, che nell’invitare a votare Sì arringa: “Così ci togliamo di mezzo la magistratura che è un plotone di esecuzione”. La frase diventa un caso anche perché sale agli onori delle cronache nel giorno in cui la presidente del Consiglio rilancia con un video le ragioni del Sì.

Il Guardasigilli è costretto a correre ai ripari con una nota diffusa a tarda sera nella quale “si dispiace per le parole usate” dal suo braccio destro e si dice certo che la diretta interessata “non avrà alcuna difficoltà a scusarsi”. Le scuse non arrivano quella sera né mai, e mentre sulle reti televisive fioccano dibattiti sale lo scontro sulla par condicio con ripetute segnalazioni all’AgCom per trasmissioni che il fronte del No definisce “scandalosamente squilibrate”.

Ancora Gratteri, poi, finisce nella bufera per una battuta indirizzata al cronista di un qutodiano: “Dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti” e “tireremo una rete”, afferma, attirandosi le accuse di “intimidazione dal fronte del No”. Le scintille tra i due schieramenti sono all’ordine del giorno e spesso diventano scontro aperto: fanno discutere il deputato Aldo Mattia di FdI che incita i partecipanti a un comizio a far valere le ragioni del Sì con il voto clientelare e il senatore FdI Franco Zaffini che paragona il finire a processo con “l’avere un cancro”.

La campagna sui social

Se la campagna delle piazze e delle tv non risparmia stilettate e scivoloni, quella sui social non è da meno: basti pensare allo spot per il No del Partito democratico con il video di una partita dei campioni italiani del curling Stefania Constantini e Amos Mosaner, medaglia di bronzo a Milano-Cortina, che si dissociano dall’utilizzo della loro immagine. E mentre FdI accosta chi vota No ai manifestanti violenti, il Pd avvicina chi vota Sì ai militanti neofascisti. Una “campagna vomitevole”, la definisce il leader di Azione Carlo Calenda, mentre restano in larga parte inascoltati gli appelli e i tentativi di restare nel merito della riforma.

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Redazione Redazione Eventi e News