Ritorna il veleno sui mari, lontani e vicini: l'inquinamento da petrolio colpisce ovunque

Mar 6, 2026 - 19:30
 0
Ritorna il veleno sui mari, lontani e vicini: l'inquinamento da petrolio colpisce ovunque

Mentre i riflettori della nostra attenzione restano puntati sul Golfo Persico e sul Mediterraneo, dove inquietanti fenomeni d’inquinamento marino provocato da azioni di guerra si sono già verificati, giunge in queste ore anche un’altra e non meno preoccupante notizia che si riferisce ad un inquinamento da greggio verificatasi lungo le coste dello Stato messicano di Veracruz, inclusa l’area di Coatzacoalcos, in cui sono comparse macchie di petrolio denso (catrame) lungo le spiagge locali, in prossimità di un’area lagunare dove le comunità locali di pescatori allevano pesci e gamberi.

Agenzie stampa messicane riportano la grave fuoriuscita di petrolio che continua a riversarsi sulle spiagge meridionali dello Stato di Veracruz, in Messico, a partire dai primi giorni del mese di marzo. 

La situazione attuale, riportata dalle autorità messicane, denuncia la presenza di “macchie di catrame nero” sparse su di un fronte costiero di oltre 150 km di costa, interessando i comuni di Pajapan, Tatahuicapan, Mecayapan, Coatzacoalcos e Cárdenas.

Nonostante l'inquinamento sia stato segnalato su diverse spiagge già a partire dal 1° marzo 2026, la compagnia petrolifera statale messicana Pemex – maggiormente indiziata – ha negato la propria responsabilità, affermando che le ispezioni tecniche disposte per verificare eventuali perdite sui loro impianti non hanno evidenziato alcuna presenza di eventuali perdite nei propri oleodotti e infrastrutture di stoccaggio e lavorazione.

Rileva ricordare che un precedente serio incidente verificatosi nell'ottobre scorso (2025), sempre nella stessa regione, aveva già causato inquinamento marino e costiero in conseguenza di una perdita verificatesi da un oleodotto e che poi si riversò sul fiume Pantepec, causando un inquinamento assai grave.

Sappiamo che lo Stato di Veracruz è fortemente coinvolto nell’attività estrattiva petrolifera del Messico, sia a terra che in mare; tuttavia, la principale compagnia petrolifera Pemex ha escluso qualsiasi perdita o fuoriuscita di petrolio greggio dai propri stabilimenti estrattivi e di lavorazione.

Segnaliamo che il Cemda, un'organizzazione ambientalista messicana, ha dichiarato che dal 1° marzo sono stati individuati e identificati oltre una dozzina di siti distribuiti lungo le spiagge di Veracruz e della vicina Tabasco su di un fronte – come abbiamo già detto – di oltre 150 km di costa del Golfo del Messico; ne consegue, per l’immediato, che l’intero comparto della pesca e dell’itticoltura  così come l’industria del turismo, fattore trainante dell’economia di quella regione, stiano subendo ingenti danni e in mancanza nell’individuazione di un soggetto giuridicamente responsabile dello oil spill difficilmente potranno essere risarciti.

Torniamo adesso agli inquinamenti da idrocarburi che si sono verificati vicino casa nostra, nel Mediterraneo, e di cui assai poco ancora sappiamo. La gasiera russa (Arctic Metagaz) è stata colpita il 4 marzo scorso a 60 miglia a Sud di Malta da un non ancora identificato ordigno, che ne ha causato l’esplosione prima e l’incendio dopo: non è noto quale autorità abbia compiuto – o stia ancora compiendo – i conseguenti necessari monitoraggi per verificare la situazione ambientale dell’area marina in cui è avvenuto il naufragio.

Sappiamo bene che il gas naturale liquefatto presente a bordo non inquina significativamente l’ambiente marino, tuttavia il carburante presente in nave – stimabile in qualche centinaio di tonnellate – purtroppo sì. Allora la domanda naturale da porsi ad un soggetto pubblico – come l’Emsa (European maritime safety agency) di Lisbona – potrebbe essere centrata su chi e con quali criteri tecno-scientifici si stanno effettuando i monitoraggi nell’area marina in cui è affondata la gasiera russa. A quale autorità nazionale  (di Malta, Italia o altre ancora) sono state delegate i compiti di effettuare il monitoraggio ambientale nell’aria del naufragio? Il mare è sì grande ma le coste di Malta e della Sicilia Sudorientale sono vicine.

Sarebbe opportuno innescare una riflessione di respiro Comunitario su questi aspetti e, magari, approfittarne per effettuare una verifica sugli eventuali schemi operativi d’intervento antinquinamento in un’area di mare (Stretto di Sicilia) in cui la densità di traffico navale non è lontana dai volumi di shipping che si registrano negli Stretti di Gibilterra o di Malacca.

La guerra giunta al settimo giorno, purtroppo, appare lontana dalla fine; anzi, si colgono inquietanti segnali di una sua estensione e la fine non appare ancora percepibile all’orizzonte. Abbiamo tutti il dovere di rivolgerci alle istituzioni e chiedere quale sia l’attuale capacità di risposta e su quali mezzi poter fare affidamento qualora, per sciagurata ipotesi, ci trovassimo prossimi a dover fronteggiare una marea nera che dal mare sta per abbattersi sulle nostre coste e spiagge. Speriamo di poter reagire meglio di quanto hanno fatto le autorità messicane a Veracruz.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia