Su Rai 1 dal 10 marzo la serie “Le libere donne” con Lino Guanciale, Grace Kicaj, Gaia Messerklinger e Fabrizio Biggio

Mar 9, 2026 - 21:00
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Su Rai 1 dal 10 marzo la serie “Le libere donne” con Lino Guanciale, Grace Kicaj, Gaia Messerklinger e Fabrizio Biggio

“Le libere donne”, la nuova serie tv in tre puntate interpretata da Lino Guanciale, Grace Kicaj, Gaia Messerklinger e Fabrizio Biggio, va in onda da martedì 10 marzo in prima serata su Rai 1 e in boxset su RaiPlay. Coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy, liberamente tratta da “Le libere donne di Magliano” di Mario Tobino-Mondadori Libri e ambientata fra Lucca e Viareggio durante la Seconda Guerra Mondiale, è diretta da Michele Soavi.

Nel cast della serie – realizzata con il patrocinio del Comune di Lucca e con la collaborazione della “Fondazione Mario Tobino ETS” – troviamo anche Paolo Giovannucci, Massimo Nicolini, Paolo Briguglia, Pia Lanciotti, Paola Sambo, Francesca Cavallin, Filippo Caterino, Dodi Conti, Gea Dall’Orto, Irene Muscarà, Marta Bulgherini, Ianua Coeli Linhart, Riccardo Goretti, Vittoria Gallione, Luigi Diberti.

Mario Tobino (Lino Guanciale), uno psichiatra non convenzionale con una passione per la poesia, sfida le regole repressive dell’ospedale psichiatrico femminile di Maggiano per salvaguardare la dignità delle sue pazienti. Alcune di loro hanno trovato conforto nella follia come unica forma di libertà cui aspirare, mentre altre sono state ingiustamente recluse solo perché hanno osato affermare il loro spirito libero.
“In questa storia, datata 1943, non c’è uguaglianza di diritti. Le donne non erano padrone di loro stesse, non avevano l’autonomia del proprio corpo, il diritto alla vita, all’istruzione, al lavoro e alla libertà di espressione. Nel nostro racconto – un libero adattamento del libro – una di loro farà breccia nel cuore di Tobino, che cercherà con tutte le sue forze di salvarla”, dice ancora Soavi.
Mario vive all’interno del manicomio confrontandosi, e a volte scontrandosi, con i diversi approcci dei suoi colleghi. In particolare, trova un alleato nel dottor Anselmi (Fabrizio Biggio), giovane medico schietto e altruista, con il quale riuscirà anche a instaurare un sincero rapporto di amicizia e fiducia.

La vita di Mario prende una svolta inaspettata quando a Maggiano arriva Margherita Lenzi (Grace Kicaj), una giovane donna rinchiusa nell’ospedale dal marito contro la sua volontà. L’istinto spinge Tobino a dubitare della pazzia di Margherita e a domandarsi se non sia solo la vittima di un uomo violento, ansioso di mettere le mani sulla sua eredità. Mario inizierà un’avvincente ricerca della verità, combattuto tra un sentimento intenso e inaspettato per Margherita – che lo spinge a confrontarsi con dilemmi morali e a rischiare la sua posizione – e un amore che torna dal passato, quello per Paola Levi (Gaia Messerklinger), diventata nel frattempo una staffetta partigiana.

“Le libere donne”, scritta da Peter Exacoustos e Laura Nuti, è un avvincente dramma storico-sentimentale che esplora il sottile confine tra passione e follia, affrontando la contrapposizione fra conformismo e individualità.

“In questa serie sono presenti diversi elementi, dal patriarcato dell’epoca alla linea romantica e al mistery”, ha detto Michele Zatta di Rai Fiction.

“Crediamo sia fondamentale parlare della condizione femminile che ancora oggi viene bistrattata. Mi sono appassionato a questo progetto leggendo la sceneggiatura. Girare una serie in costume è stata una sfida”, ha dichiarato Francesco Pincelli di Endemol Shine Italia.

“Adattare il libro alla serie è stato un lavoro lungo. Abbiamo visitato l’Archivio della Fondazione Tobino e il manicomio, è stato molto emozionante. La gran parte delle recluse non erano affette da patologie psichiatriche, ma pagavano il loro spirito ribelle. Abbiamo scoperto che Federico Fellini aveva in mente di fare un film ispirandosi al libro di Mario Tobino”, ha aggiunto lo sceneggiatore Peter Exacoustos.

“E’ stato un percorso tortuoso riuscire a terminare le riprese di questa serie. Lino Guanciale è stato un soldato fedele perchè fin da tre anni prima di iniziare a girare si era innamorato di questa storia. La cultura della mia famiglia era alta e spesso a casa c’erano personaggi quali Leonardo Sciascia, con cui io da ragazzo parlavo di motorini. Ho capito in tarda età chi fossero quelle persone. Mario Tobino (secondo marito della nonna dopo Adriano Olivetti, ndr) è stato il mio nonnino e mi ha voluto bene fin da piccolo, mi faceva giocare, mi comprava il walkie talkie, mi ha insegnato a guidare la barca e in qualche modo mi ha accompagnato nelle riprese. È un diario che nasce dal cuore dell’autore e che offre spunti e riflessioni sulla condizione della donna e la sua libertà”, ha detto il regista.

Grace Kicaj regala un’intensa interpretazione di Margherita: “Quando ho fatto il provino non sapevo molto della storia, poi ho comprato il libro e l’ho letto in pochissimo tempo. Durante il provino abbiamo girato una delle scene più difficili per me, quella nuda all’alga al manicomio dove c’erano delle celle di contenimento in cui venivano messe le detenute più agitate. Per quanto fosse semplice, non essendo parlata, ho provato un’emozione molto grande. Per me è un dono enorme avere avuto la possibilità di dare voce a questo personaggio incredibile. Michele Soavi è una persona straordinaria, ringrazio Lino, il partner che ogni attrice vorrebbe sul set, Peter senza il quale questo progetto non sarebbe stato possibile, e Gaia che è stupenda”.

Gaia Messerklinger è Paola Levi Olivetti: “E’ un progetto intenso dove si raccontano storie complesse con grandissima profondità. E’ un racconto che tocca corde importanti con enorme intelligenza e poesia. Questo è stato possibile sia grazie alla scrittura che alla regia di Michele Soavi. Paola è stata la compagna di Tobino per quaranta anni e la nonna di Michele Soavi che ha voluto condividere con generosità dei ricordi di questa donna eccezionale, fuori dagli schemi per il suo vissuto. Infatti si separò dal marito da cui aveva avuto dei figli, era indipendente, aveva una maschera borghese, era composta, misurata, metteva dei filtri nell’espressione della sua interiorità ma al contempo era un cavallo selvaggio, era libera, seguiva le sue pulsioni anche passionali e sessuali. La parte di finzione ha voluto questa donna impegnata nella Resistenza come partigiana affinché fosse riconosciuto il diritto all’esistenza di ogni essere umano. In questo momento storico in cui il diritto alla dignità delle persone viene costantemente limitato è interessante raccontare questa storia. Margherita ad un certo punto mette da parte anche il suo ruolo di madre per portare avanti la sua lotta e quando entra in contatto con le donne del manicomio diventa la lotta di tutte per riaffermare la propria libertà e dignità”.

Lino Guanciale è il dottor Tobino: “E’ stato un set per molto aspetti emotivamente magico, Michele Soavi ha trasmesso quest’aria di album di famiglia a tutti noi. Tobino è uno scrittore che ho scoperto ma che ho frequentato poco da ragazzo, poi però quando hanno cominciato a parlarmi de Le libere donne ho creduto nell’opportunità di lavorare su un personaggio realmente esistito e le cui imperfezioni sono di grande interesse. Umanissimo com’è, Tobino fa delle scelte nette, chiare, non come un eroe senza macchia ma come una persona normale, che se deve scegliere se stare con i fascisti o con la Resistenza non ha dubbi e sta dalla parte giusta. Sceglie di stare con chi cerca di restituire un senso di dignità sociale e umana a queste donne. Certo, commette anche degli errori sul fronte sentimentale e professionale come capita a chi fa delle scelte. Io ho sentito delle frasi come “il patriarcato non esiste perché mia moglie comanda a casa”, sono parole come queste che non ci faranno progredire. Tutti noi uomini dovremmo tobinizzarci un po’. I tempi che viviamo sono preoccupanti, ci abbiamo messo pochissimo a tornare in una realtà geopolitica in cui comanda il più forte. Lo stato di diritto è una favola che ci siamo raccontati da un po’. Dobbiamo ribellarci con tutte e forze. Sono felice di interpretare un protagonista che non si mette al centro ma si pone al servizio delle donne che non hanno una dignità”.

di Francesca Monti

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