Ucciso a sprangate Mario Ruoso, il patron di TelePordenone assassinato in casa: confessa ex collaboratore fermato

Mar 5, 2026 - 18:00
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Ucciso a sprangate Mario Ruoso, il patron di TelePordenone assassinato in casa: confessa ex collaboratore fermato

Un omicidio efferato, probabilmente con diversi colpi di spranga alla testa. Così è stato ucciso nel pomeriggio di mercoledì 4 marzo Mario Ruoso, 87enne imprenditore noto nel nord-est per essere il patron dell’emittente televisiva locale TelePordenone.

Il corpo di Ruoso è stato rinvenuto dal nipote, pilota di moto, nel pomeriggio: si era allarmato quando Mario non gli aveva risposto alle numerose telefonate. Da qui la scelta di recarsi a casa dell’87enne e la scoperta del corpo ormai privo di vita, in una pozza di sangue accanto alla porta e con una profonda ferita alla testa.

Già nella notte un italiano di 68 anni era stato individuato e e accompagnato in Questura come sospettato: Loriano Bedin, individuato dalla polizia in un’abitazione di Azzano Decimo, alla prima periferia di Pordenone, è uno storico collaboratore dello stesso Ruoso. Dopo alcune ore nei suoi confronti è stato sottoposto a fermo e, dopo un primo interrogatorio, ha ammesso le proprie responsabilità.

Come riferito dall’Ansa Bedin, per decenni stretto collaboratore della vittima, avrebbe confessato il delitto: “Sì, sono stato io”, avrebbe detto agli inquirenti. Come riferito dall’Ansa Bedin, per decenni stretto collaboratore della vittima, avrebbe confessato il delitto: “Sì, sono stato io”, avrebbe detto agli inquirenti. Bedin era stato assunto nei primi anni Ottanta da TelePordenone ed era rimasto lì, come tecnico, fino al 2024, quando l’emittente locale aveva chiuso e cessato le trasmissioni cedendo le frequenze. Anche dopo la chiusura dell’attività, aggiunge l’agenzia, i rapporti tra Bedin e Ruoso sarebbero continuati con alcuni incarichi conferiti dall’imprenditore, diventando per lui una sorta di tuttofare. Al termine dell’interrogatorio, avvenuto alla presenza del suo legale, per Bedin è scattato il fermo con l’accusa di omicidio.

La polizia, nell’ambito delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Federica Urban, ha sequestrato questa mattina l’auto nella disponibilità di Bedin. Il veicolo era parcheggiato nei pressi dell’abitazione dell’uomo a Tiezzo di Azzano Decimo: nel bagaglio gli investigatori hanno trovato un borsone, che è stato portato via. Gli investigatori avrebbero anche individuato in ragioni economiche il movente dell’assassinio.

Anche l’oggetto utilizzato per uccidere il patron di TelePordenone è stato ritrovato. Lo ha confermato il procuratore Pietro Montrone ai giornalisti che lo attendevano fuori dalla Questura cittadina, a cui ha anche smentito la partecipazione di un complice, circolata in queste ore. Quanto alla spranga, sarebbe stata ripescata dai vigili del fuoco in un corso d’acqua che era stato dragato da stamani. Secondo il medico legale, spiega l’AdnKronos, Ruoso sarebbe stato ucciso nelle prime ore di mercoledì mattina, poco prima di uscire di casa: l’imprenditore infatti abitava di fronte alla sua concessionaria, dove si recava ogni mattina nonostante l’età.

Il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso, ha sottolineato che con la scomparsa di Ruoso “viene a mancare un imprenditore che ha contribuito in maniera significativa alla vita economia e allo sviluppo del nostro territorio”. Sono di incredulità invece le parole di Alessandro Ruoso, nipote di Mario, che ai microfoni di Tv12 ha sottolineato di non darsi una spiegazione rispetto a quanto è accaduto. “Se si confermassero le voci sul collaboratore sospettato, sarei completamente stupito e incredulo, perché lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza”, ha spiegato il giovane.

“Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l’accaduto: questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto”. “Sono stato proprio io a trovare il suo corpo ieri – ha aggiunto Ruoso -: i collaboratori dell’autosalone mi hanno avvisato che non riuscivano a contattarlo al telefono e mi sono recato da lui. Il portoncino blindato era chiuso e la chiave di riserva non era nel posto convenzionale in cui la lasciamo proprio per situazioni di emergenza. Ho tuttavia provato a forzare la serratura e sono riuscito ugualmente ad entrare: Mario era steso a terra in un lago di sangue”.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia