UE e Australia firmano l’accordo di libero scambio, in dieci anni atteso il +33 per cento di export europeo
Bruxelles – L’Unione Europea continua a stringere mani e accordi nella sua strategia di diversificazione del commerci, dell’approvvigionamento di materie prime e di alleanze difensive. Questa volta, è il turno dell’Australia. Nella notte europea, in una conferenza stampa congiunta, la leader della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il primo ministro australiano, Anthony Albanese, hanno annunciato di aver concluso i negoziati per un accordo di libero scambio UE-Australia e di aver adottato un nuovo partenariato in materia di difesa e sicurezza. Inoltre, i due leader hanno anche concordato di avviare colloqui formali per discutere l’associazione del Paese dei canguri a Horizon Europe, il principale programma UE di finanziamento per la ricerca e l’innovazione. Nel comunicato ufficiale di Palazzo Berlaymont, la ‘triplice intesa’ viene definita come “un passo in avanti con cui l’UE e l’Australia ottengono benefici reciproci e rafforzano ulteriormente le loro già strette relazioni in un periodo di incertezza geopolitica”.
Le discussioni sulla firma di un nuovo accordo di libero scambio tra Bruxelles e Canberra erano iniziate nel 2018, con l’ultimo round di negoziati formali che si era svolto nell’aprile del 2023. Il primo obiettivo di questa partnership è quello di facilitare l’accesso dei prodotti UE al mercato australiano tramite la rimozione di più del 99 per cento dei dazi australiani sulle esportazioni europee (faranno eccezione soltanto alcuni prodotti nel settore dell’acciaio). Grazie al massiccio abbattimento delle tariffe, la Commissione stima un aumento dell’export UE pari al 33 per cento in dieci anni, raggiungendo un valore annuo di 17,7 miliardi di euro, e fissa a circa 1 miliardo di euro all’anno la cifra che le imprese del Vecchio Continente potrebbero risparmiare. Bruxelles annuncia benefici anche sul fronte degli investimenti: quelli dell’UE in Australia potrebbero crescere dell’87 per cento una volta firmata l’intesa. Inoltre, i settori chiave con un forte potenziale di crescita, per la Commissione, includono i prodotti lattiero-caseari (con un aumento previsto fino al 48 per cento), i veicoli a motore (52 per cento) e i prodotti chimici (20 per cento).
Tra i settori che – secondo la Commissione – godranno maggiormente dei vantaggi portati dall’accordo c’è quello dell’agri-food. Non a caso – in una dinamica rovesciata rispetto a quella verificatasi in occasione dei negoziati per l’accordo di libero scambio col Mercosur -, le principali proteste sono arrivate dagli agricoltori australiani. In un contesto nel quale l’UE registra già un surplus commerciale di circa 2,4 miliardi di euro (dati del 2024), la nuova intesa prevede la completa eliminazione delle tariffe sui principali prodotti alimentari che l’Europa esporta in Australia: formaggi, carni, vini e spumanti, specifici tipi di frutta e verdura, cioccolato e dolci potranno tutti passar mela dogana senza dazi aggiuntivi. Quanto ai cibi e alle bevande che l’UE definisce come “particolarmente sensibili” (carne bovina, zucchero, riso e alcuni latticini), il regime ‘zero dazi’ sarà applicato a quote limitate al fine di proteggere gli agricoltori del Vecchio Continente quando il mercato sarà completamente aperto alla concorrenza di Canberra. Secondo la stessa logica, è prevista anche una clausola di salvaguardia bilaterale che permetterebbe all’UE di prendere misure specifiche per proteggere prodotti europei critici “nell’improbabile eventualità in cui dovesse verificarsi un aumento dell’import dall’Australia”.

Previste ulteriori misure per garantire la protezione delle Indicazioni Geografiche (IG), ovvero i marchi di tutela che che identificano alimenti e vini di Paesi UE le cui qualità e caratteristiche dipendono esclusivamente dal territorio di origine specifico. La Commissione ha assicurato che l’accordo proteggerà le IG di 165 prodotti alimentari e 231 bevande, tra cui il Comtè, l’Irish Whiskey e il Queso Manchego. Per alcuni prodotti italiani, però, sono previste parziali eccezioni. È il caso, ad esempio, del Pecorino Romano, le cui imitazioni australiane che adottano lo stesso nome pur non essendo originari saranno eliminate dal mercato “in maniera graduale”. Stessa sorte dovrebbe toccare al Parmigiano e al Prosecco, entrambe denominazioni che le aziende Aussie potranno continuare ad utilizzare liberamente (nel caso del Prosecco, si parla di una scadenza dell’autorizzazione tra dieci anni): “Una soluzione per la tutela dell’IG ‘Prosecco’ in Australia, che impedisca ai produttori australiani di esportare vini con questa denominazione dopo un periodo transitorio di 10 anni dall’entrata in vigore del nuovo accordo”, spiega la Commissione UE.
Più nello specifico, fonti UE hanno spiegato che “l’IGP Prosecco sarà protetta in Australia, ma i produttori australiani manterranno la capacità di usare Prosecco come indicazione di una varietà di uva nel territorio australiano”, “a condizione che l’uso sia come vitigno e che sia collegato all’indicazione geografica australiana”. Per Bruxelles, “questo fa una grande differenza” perché mentre ora, “guardando le etichette attuali sul mercato australiano, si fa molta difficoltà a distinguere un Prosecco italiano da un Prosecco australiano”, “in futuro, non vedrete solo Prosecco australiano o Prosecco con grafiche che ricollegano quel prodotto all’Italia, ma vedrete Kings Valley, carattere 15, il nome del marchio Dalzotto e sotto il nome del vitigno con un carattere più piccolo. Sarà quindi molto più evidente la differenza tra il vero Prosecco italiano e il vino australiano prodotto con un vitigno chiamato Prosecco“, ha spiegato. Inoltre, l’Australia si è impegnata a interrompere qualsiasi esportazione di questi vini dopo un periodo di 10 anni” e “pertanto, non ci sarà Prosecco australiano venduto come tale a Singapore o in qualsiasi altro Paese in cui l’IG italiana non sia ancora riconosciuta”. Anche rispetto al Parmigiano fonti UE provano a dare rassicurazioni. “Sia chiaro: l’IG non è il Parmigiano, ma il Parmigiano-Reggiano e il Parmigiano-Reggiano sarà protetto”, ma ciò che non sarà protetto è il termine parmesan, che ha diverse connotazioni a seconda del territorio”. Dunque, “l’uso del termine parmesan sarà soggetto a normative specifiche, tra cui il divieto di utilizzare grafiche, bandiere o simboli che possano ricondurre il prodotto a un’origine non italiana“. Infine, per quanto riguarda il Pecorino Romano, l’uso sarà limitato al pecorino prodotto in Italia dopo cinque anni dall’entrata in vigore dell’accordo. “Pertanto, dopo 5 anni dall’entrata in vigore dell’accordo, il consumatore australiano troverà solo Pecorino Romano proveniente dall’Italia. Punto”, ha dettagliato il funzionario UE.
Passando dal fronte dell’export UE a quello dell’import, l’accordo contiene importanti disposizioni per quanto riguarda l’approvigionamento europeo delle materie prime critiche, che la Commissione ha definito “vitali per la sicurezza economica e la competitività” del Vecchio Continente. In un contesto nel quale si prevede che “la domanda per questi materiali strategici crescerà significativamente e le catene di approvvigionamento sono sconvolte da improvvisi shock economici e geopolitici“, l’accordo con Canberra garantirà a Bruxelles un accesso facilitato alle materie prime critiche australiane tramite l’abbassamento delle tariffe europee attualmente in vigore. Beneficiando del fatto che l’Australia è uno dei principali produttori al mondo di alluminio, litio e manganese, l’UE punta a ridurre la propria dipendenza dalla Cina in questo settore. Von der Leyen lo ha dichiarato senza giri di parole nel suo discorso al parlamento di Canberra: “Il nuovo mondo in cui viviamo ci ha dimostrato che le dipendenze possono essere usate come armi”, ha spiegato. “Lo scorso anno tutti gli Stati UE hanno registrato un deficit commerciale con la Cina: non possiamo essere troppo dipendenti da un singolo fornitore e per questo l’Europa e l’Australia hanno bisogno l’uno dell’altro”, ha aggiunto.
Rivolgendosi ai legislatori australiani, von der Leyen ha anche spiegato le ragioni che hanno spinto l’UE e l’Australia a siglare il partenariato in materia di difesa e sicurezza, con il quale si mira a integrare maggiormente l’industria della difesa e la cooperazione militare tra Bruxelles e Canberra. “Sappiamo che la sicurezza dell’UE e la stabilità della regione Indo-pacifica non sono due cose distinte e una crisi in questa regione paralizzerebbe il commercio globale, colpendo direttamente le industrie e la crescita economica del Vecchio Continente”, ha affermato l’inquilina di Palazzo Berlaymont. Il disegno più ampio in cui questo partenariato si colloca – come si evince anche dall’analoga intesa siglata con l’India nel gennaio di quest’anno – è quello di piazzare più di una pedina europea in uno degli scacchieri regionali più rilevanti dei prossimi anni.
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