Il ministro ungherese conferma: “Telefono alla Russia durante le riunioni UE”
Bruxelles – Il ministro degli Esteri dell’Ungheria, Péter Szijjártó, ha infine ammesso di avere contatti regolari con il proprio omologo russo, Sergej Lavrov, per informarlo in diretta di quanto accade durante le riunioni del Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea. La notizia era stata diffusa sabato scorso (21 marzo) dal Washington Post. Il quotidiano statunitense aveva raccolto le testimonianze in merito di alcuni funzionari e diplomatici in servizio a Bruxelles e poche ore dopo diversi politici di spicco dei Paesi UE, tra cui il primo ministro polacco Donald Tusk, avevano confermato di nutrire da tempo sospetti sull’esistenza di una vera e propria linea telefonica diretta Budapest-Mosca.
Nella giornata di ieri, Szijjártó aveva bollato le accuse come “fake news e bugie“, ma in tarda serata è stato costretto a fare retromarcia, confermando le rivelazioni del giornale americano in occasione di un comizio elettorale nella città di Keszthely. “Prima e dopo gli incontri del Consiglio dell’UE, non parlo soltanto con il ministro degli Esteri russo, ma anche con quelli di Stati Uniti, Turchia, Israele, Serbia e tutti gli altri partner del nostro Paese”, ha affermato dal palco il capo della diplomazia di Budapest, nominando – forse non a caso – una serie di Stati con cui al momento Bruxelles non ha rapporti propriamente idilliaci.
Secondo Szijjártó, il motivo per cui queste telefonate sono necessarie è molto semplice: “Durante le riunioni tra gli Stati membri, vengono prese molte decisioni che influenzano le relazioni e la cooperazione dell’Ungheria con Paesi terzi su temi quali l’energia, l’industria automobilistica e la sicurezza”, ha spiegato. Del resto, stando a Szijjártó, “la politica estera funziona così: probabilmente sto dicendo qualcosa di duro da accettare, ma la diplomazia consiste nel parlare con i leader di altri Paesi“.
In un video pubblicato questa mattina su Facebook, il braccio destro del primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha respinto anche le accuse di aver violato il principio di leale collaborazione che regola i rapporti tra gli Stati UE, stabilendo che le informazioni scambiate durante gli incontri tra esponenti governativi debbano essere considerate confidenziali. “A livello interministeriale, non vengono mai discusse cose segrete”, ha spiegato, ” e tutti i ministri – tranne me – portano i loro telefoni nella stanza: l’idea che esistano dei protocolli di sicurezza appartiene alla categoria della stupidità“.
La Commissione Europea, dopo aver bollato, ieri, le notizie diffuse dal Washington Post come “estremamente preoccupanti” e aver chiesto a Budapest “di fare immediatamente chiarezza sulla questione”, oggi ha precisato che l’Alta rappresentante UE per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, sentirà il ministro ungherese. “L’Alta Rappresentante si aspetta che l’obbligo giuridico di sincera cooperazione venga sempre rispettato – ha affermato la portavoce agli Affari esteri, Anitta Hipper – e che tutti gli Stati membri sostengano l’Unione nel raggiungimento di questi obiettivi, evitando qualsiasi azione che possa comprometterli. L’Alta Rappresentante Kallas si metterà in contatto con il Ministro degli Affari Esteri ungherese” per affrontare tali questioni.
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