Arrestato Cinturrino, il poliziotto che ha ucciso Mansouri a Rogoredo: è un omicidio favorito dalla caccia all’uomo del governo?
È stato arrestato Carmelo Cinturrino. È l’agente che il 26 gennaio scorso, a Rogoredo, periferia di Milano, ha sparato ad Abderrahim Mansouri, giovane marocchino, uccidendolo. La ricostruzione dei primi giorni, accreditata da politici e giornali, accreditava l’ipotesi che l’agente avesse risposto a una minaccia, e cioè che Mansouri avesse puntato una pistola contro di lui. La pistola, a salve, era stata trovata accanto al corpo del giovane marocchino.
I politici di destra, a cominciare dal capo della Lega Salvini e dal capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, avevano accreditato senza neppure un dubbio la tesi della polizia. Salvini aveva dichiarato: “Sto col poliziotto senza se e senza ma”. Siamo stati uno dei pochissimi giornali a dubitare di quella versione sin dal primo giorno. Ora si è scoperto che Mansouri non aveva una pistola, che la pistola era stata portata lì dai poliziotti, per una messa in scena, e che il ragazzo è stato tenuto agonizzante per più di 20 minuti senza chiedere i soccorsi.
Certo, almeno Salvini e Bignami farebbero bene a chiedere scusa ai parenti di Mansouri. Ma è solo una questione di buona educazione. Non tutti ce l’hanno. Quel che conta è stabilire se questo omicidio sia stato favorito dal clima, alimentato dal governo, di caccia all’uomo e di campagna per varare un decreto che impedisse le indagini sugli omicidi se commessi da agenti in divisa. Tutto qui.
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