Bandiere al sole e al vento: la sovranità energetica dell’Italia passa solo dalle rinnovabili

Aprile 4, 2026 - 21:00
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Bandiere al sole e al vento: la sovranità energetica dell’Italia passa solo dalle rinnovabili

Sovranità è una parola positiva, esprime autosufficienza, conferisce a chi la pronuncia un senso di alterità. Se poi qualcuno mette al suo fianco energetica indica un percorso, un programma che chiarirebbe dove, quel qualcuno, vuole portare l’Italia. Mi piacerebbe che quel qualcuno fossimo noi della sinistra che, ispirata dall’ambientalismo, progettasse e chiedesse consensi sull’obiettivo di un Paese energeticamente indipendente. La “prigione” di Hormuz, le guerre per acquisirne il controllo dovrebbero almeno far aprire gli occhi. Mi chiedo come si farà a star fuori dal conflitto se le energie fossili continuano a governare la vita, il lavoro, le abitazioni, la mobilità nostra ed europea? L’obiettivo della sovranità energetica è una scelta programmatica chiara, che la gente capisce perché verifica ogni giorno al distributore di benzina e gasolio cosa significa dipendere dalle risorse altrui.

II Paese ha bisogno subito di avviare un nuovo modello energetico rinnovabile per raggiungere entro il 2050 una completata indipendenza energetica dai fossili, senza infilarci nell’avventura nucleare. Non sono parole al vento, sogni, ma un obiettivo realistico e possibile: non mancano le materie prime perché ci sono sole e vento in abbondanza, oltre che un patrimonio idroelettrico già pronto; abbiamo le competenze necessarie, sappiamo già come intervenire e le tecnologie per farlo; disponiamo di una realtà industriale di prim’ordine che il governo sta lasciando morire.

C’è però una priorità: rendere il paese più efficiente e diffondere usi dell’energia più intelligenti.  Spesso si parla di risparmio, ma non si dice mai quanto e come. Esistono competenze e tecnologie per cominciare a riqualificare le nostre città sottoponendole a una cura di efficienza energetica e di eliminazione dei numerosi sprechi. Cominciamo da qui.

Il governo Meloni ha perso dopo il Covid una grande occasione per farlo: ha avuto da spendere più di 200 miliardi di euro del Pnrr, di cui una parte a fondo perduto che non sono stati usati per la transizione ecologica, ma al contrario si è fatto di tutto per demolirla.

Ora bisogna riprendere il cammino: via i soldi dal riarmo, dal ponte sullo Stretto, dalle grandi opere inutili per investirli in risparmio energetico e rinnovabili.

Questo cammino oltre che sovrana renderebbe l’Italia amica del clima. Recita una vignetta assai indovinata di Turner: è inutile chiedere a Stati Uniti e Israele di smettere di distruggere il pianeta per poi ricominciare a farlo noi bruciando fossili, il veleno che alimenta il cambiamento climatico.

Quando si parla di sole e di vento come fonti di energia suggerisco di sorridere, di ascoltare bene, di agire coerentemente. Basta con piagnucolii, basta con diffidenze, basta con l’indolenza, basta continuare a dire solo no! Quando si parla di vento e di sole in linea di massima, pregiudizialmente, bisogna essere d’accordo perché in tempi ragionevoli permettono al paese di smettere di importare e bruciare energia fossile.

Certo, anche vento e sole vanno calcolati nel loro impatto ambientale, ma mettendo in conto che possono sostituire nucleare e carbone, petrolio e gas che alterano il clima, provocano guerre e peggiorano la nostra salute. Sole e vento vanno anche valutati per chi poi li commercializza, ma restano comunque beni comuni, buoni, puliti, rinnovabili; quando diventano merce sono le regole pubbliche a dover tutelare il paesaggio, la biodiversità e l’onestà.

Il sole è ormai entrato nella testa di italiane ed italiani. Il vento ancora no. L’energia eolica è un’energia rinnovabile, pulita, matura, allo stato attuale la più competitiva: quando la pala cattura il vento un kWh prodotto costa solo 3 o 4 centesimi. É opportuno valutare ora una più ampia e diffusa installazione di impianti eolici anche nel nostro Paese. Non tutta Italia ha vento, ma gli impianti, quelli galleggianti, si possono mettere in mare, per sfruttare un vento più forte e costante. Non è facile, occorre evitare disastri paesaggistici, occorre salvaguardare parchi e aree protette. La superficie coinvolta per distanziare le pale sarebbe grande e i progettisti non hanno fatto, per ora, corsi di bellezza e arredo.

Però si può fare di più e meglio. L’accelerazione potrebbe produrre innovazioni visive e tecniche, gli impianti sono installabili e disinstallabili in tempi relativamente brevi e si possono affrontare i problemi tecnici di stoccaggio e trasporto, di immissione in rete, la produzione di energia può iniziare subito. Il vento scuote l’aria. Contestiamo con determinazione (e sorrisi) le resistenze eccessive, spesso troppo interessate e strumentali, insomma alziamo le nostre bandiere al vento e teniamole al sole.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia