L’
emergenza carburanti registra un nuovo capitolo. Il
prezzo del
petrolio è crollato. La
tregua tra Stati Uniti e Iran ha infatti fatto precipitare le
quotazioni internazionali del greggio di circa il 15-18% in poche ore. Alla pompa, però, questo calo non c’è ancora stato. Tanto che questa discrepanza alimenta i dubbi sul
rischio speculazioni. A questo proposito il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha convocato per oggi pomeriggio le principali aziende distributrici di carburanti (Eni, Q8, IP, Tamoil e Api) per chiedere un adeguamento immediato dei listini.
“Ho convocato le quattro grandi aziende fornitrici di carburanti perché ci sia la consapevolezza che l'adeguamento dei prezzi debba essere immediato”, ha dichiarato Urso. “Se la nuova intesa ha provocato una riduzione significativa del costo del petrolio e del gas a livello internazionale, questa riduzione deve riflettersi subito anche nella rete distributiva nazionale”.
Il problema è che i dati di ieri, mercoledì 8 aprile, raccontano ancora una storia diversa. Secondo l'
Osservatorio prezzi del Mimit, la benzina in modalità self-service sulla rete stradale ordinaria aveva raggiunto 1,789 euro al litro, mentre il gasolio era salito a 2,178 euro al litro, con alcune regioni già oltre la soglia psicologica dei 2,2 euro (Bolzano a 2,205 euro, Calabria a 2,198, Lombardia a 2,195). Sulle autostrade la situazione era ancora più pesante, con punte di gasolio self oltre i 2,4 euro al litro su diverse tratte.
Da dove vengono questi prezzi
I rincari non sono arrivati dal nulla. Come abbiamo
raccontato fin dall'inizio della crisi, la
chiusura dello Stretto di Hormuz ha innescato uno shock energetico senza precedenti. Dallo Stretto, infatti, transita circa un quinto del petrolio scambiato a livello globale, e per l'Italia l'impatto sul gasolio è stato particolarmente importante. A complicare il quadro, dal primo gennaio 2026 era già entrato in vigore il
riallineamento delle accise, con un
aumento di
oltre 4 centesimi al litro sul diesel. Il
taglio di emergenza approvato dal governo è scaduto il 7 aprile, proprio mentre i
prezzi continuavano a salire.
La richiesta è estesa a più fronti
Il
fenomeno denunciato dalle
associazioni dei consumatori è quello della cosiddetta “doppia velocità” con i prezzi che salgono velocemente quando le quotazioni internazionali aumentano, ma scendono molto più lentamente quando il mercato si contrae. Codacons e Assoutenti avevano già chiesto l'intervento del governo. Il
ministro Urso ha esteso la richiesta anche al settore aereo, dove i prezzi del carburante per i voli (soprattutto verso la Sicilia e le isole) avevano registrato rincari nelle scorse settimane

Con il
Brent ora scambiato
sotto i 93 dollari al
barile rispetto ai 109 della chiusura di martedì, gli analisti si attendono che i prezzi alla pompa inizino a calare nei prossimi giorni, ma a quale velocità dipenderà in larga misura dall'esito del tavolo di oggi con le compagnie.Va però anche detto che le compagnie
distribuiscono le scorte di carburante
acquistate a prezzi di mercato dei
giorni precedenti, e i listini alla pompa seguono le quotazioni dei prodotti raffinati nel Mediterraneo. Queste ultime hanno tempi tecnici di aggiustamento di 3-5 giorni rispetto alle variazioni del greggio. In questo senso, un calo reale potrebbe materializzarsi
entro fine settimana in modo quasi automatico, con o senza la convocazione ministeriale. L’intervento del ministro era inevitabile, ma probabilmente non così utile alla causa della riduzione dei prezzi di diesel e benzina.