Cosa vuole Trump dalla Nato? Chiami il Board of Peace

Le proteste e le minacce di Donald Trump agli alleati della Nato colpevoli di non correre in suo soccorso in Iran, per liberare lo stretto di Hormuz dalla morsa che sta strangolando l’economia mondiale, sono l’ennesima dimostrazione di quanto il presidente americano, come larga parte della sua amministrazione, non sappia letteralmente quel che fa e quel che dice. Non bastasse a dimostrarlo la brillante analisi fornita qualche giorno fa dal «segretario alla Guerra» Pete Hegseth: «L’unico ostacolo al transito nello stretto al momento è rappresentato dagli attacchi dell’Iran contro le navi mercantili. Lo stretto è aperto al transito, a meno che l’Iran non continui a sparare». Chiaro, no? In proposito, Martin Wolf sul Financial Times ricorda il detto utilizzato da Colin Powell per mettere in guardia George W. Bush dai rischi di un intervento in Iraq: «If you break it, you own it», che potremmo approssimativamente tradurre con «chi rompe paga, e i cocci sono suoi».
I cocci, in questo caso, sono rappresentati dalla chiusura dello stretto di Hormuz e (di conseguenza) dai prezzi del petrolio alle stelle: questo adesso è un problema di Trump, sia nel senso che è lui ad averlo creato, sia nel senso che sarà il primo a pagarne le conseguenze, alle prossime elezioni di midterm. Certo, aggiunge Wolf, gli Stati Uniti minacceranno di non correre in soccorso degli alleati della Nato in caso di crisi. «Ma la triste verità è che ben pochi dei loro alleati si aspettano che lo facciano in ogni caso».
E poi, scusate, ma non è forse questo il classico problema per cui Trump ha appena creato il famigerato Board of Peace? Cosa vuole dall’Europa e dalla Nato, vada a bussare lì.
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