Domani l’Europarlamento vota l’accordo Usa-Ue su dazi e forniture di energia: l’America minaccia ritorsioni sul gas

Mar 25, 2026 - 18:30
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Domani l’Europarlamento vota l’accordo Usa-Ue su dazi e forniture di energia: l’America minaccia ritorsioni sul gas

Quanto i paesi fortemente dipendenti dai combustibili fossili d’importazione siano ricattabili dai paesi fornitori è cosa nota ai nostri lettori. Quanto fosse alto il rischio per gli Stati dell’Unione europea di passare dalla padella del gas di Putin alla brace del Gnl di Trump, in particolare, è questione di cui abbiamo scritto già nel gennaio scorso, quando i ministri dell’Energia dei 27 Stati membri hanno confermato lo stop all’import di gas da Mosca entro il 2027 ma gli esperti della Ieefa (Insitute for energy economics and financial analysis) lanciavano un ammonimento ben preciso: «L’abbandono del gas russo ha aumentato la dipendenza strategica dell’Ue dal Gnl statunitense, il più costoso per gli acquirenti dell’Ue. I paesi dell’Ue hanno importato il 57% del loro Gnl dagli Stati Uniti nel 2025», con Italia, Paesi Bassi, Francia, Spagna e Germania a rappresentare il 75% delle importazioni di Gnl a stelle e strisce in territorio europeo. Ecco, ora il nodo è venuto al pettine.

Dopo che la Corte suprema statunitense ha bocciato i dazi voluti da Donald Trump dichiarando che il presidente non aveva il potere di imporli, la Casa Bianca non si è comunque rassegnata e adesso l’ambasciatore americano presso l’Unione europea, Andrew Puzder, recapita un messaggio molto chiaro all’Europa: «Deve attuare l’accordo commerciale con gli Stati Uniti senza modifiche, altrimenti rischia di perdere l’accesso favorevole alle forniture di Gnl provenienti dagli esportatori americani».

L’accordo commerciale, siglato lo scorso agosto in Scozia dallo stesso Trump e dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, prevede dazi del 15% sui prodotti europei destinati al mercato americano e l’impegno dell’Ue ad acquistare gas naturale liquefatto, petrolio e prodotti energetici nucleari dagli Usa per un valore di 750 miliardi di dollari entro il 2028. Una cifra impossibile da rispettare fino al mese scorso, considerato che nell’intero 2024 l’Ue ha importato complessivamente (da tutto il mondo) 375,9 miliardi di euro in combustibili fossili, e già oggi gli Usa sono la prima fonte di import per il Gnl in Ue (50,7%), con circa 70 miliardi di euro di combustibili energetici acquistati l’anno scorso dall’America. Ma dopo i bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran e la risposta di Teheran che sta incendiando il Medio Oriente e portato al blocco dello Stretto di Hormuz, l’Europa potrebbe essere costretta a guardare al di là dell’Atlantico per sostituire il gas e il petrolio che non arriva più dai paesi del Golfo.

Ed ecco allora che la minaccia fatta arrivare all’Europa da Trump tramite l’ambasciatore a Bruxelles si fa seria. «Se gli Stati membri dell’Ue vogliono sopravvivere economicamente, hanno bisogno di energia e noi possiamo fornirgliela. Vorremmo avere il tipo di relazione in cui siamo incoraggiati a farlo», ha detto Puzder legando il tema delle forniture energetiche con il mantenimento dei dazi. La Casa Bianca vuole insomma che l’Europa rispetti l’accordo siglato in Scozia e continui a prevedere dazi doganali tendenti a zero per i prodotti made in Usa che entrano nei mercati del Vecchio continente e invece seguiti a pagare tariffe doganali del 15% per vendere propri prodotti in America, come se non ci fossero stati pronunciamenti da parte della Corte suprema statunitense. Inoltre la Casa Bianca non vuol neanche sentir parlare della direttiva europea, approvata lo scorso anno e che entra nel vivo con precise scadenze e percentuali quest’anno, che impone agli esportatori di adeguarsi a rigidi standard di monitoraggio, reporting e verifica delle emissioni. Per gli Usa questa norma è un «eccesso normativo» che non era in vigore quando ad agosto Trump e von der Leyen hanno siglato l’accordo e che dunque deve rimanere fuori dalla porta, se l’Europa vuole accedere alle «vantaggiose» forniture di gas statunitense. L’ambasciatore americano Puzder si è detto «fiducioso» che la normativa europea sul controllo delle emissioni verrà modificata perché, ha spiegato sempre nell’ambito del discorso sull’accesso «facilitato» dell’Ue al gas americano, «ha il potenziale di far aumentare i costi del carburante, e l’Europa si renderà conto della necessità di ridurre alcune di queste barriere commerciali».

Inutile dire che questi ricatti generano non poca irritazione tra i vertici comunitari e le capitali europee. Bisognerà però vedere se questo stato d’animo si tramuterà in una conseguente azione politica e diplomatica o se per motivi di forza maggiore dovuti alla guerra in Iran l’Ue si acconcerà ai desiderata di Trump. E tutto ciò lo si vedrà già a breve. Domani il Parlamento europeo è infatti chiamato a votare sull’accordo siglato ad agosto in Scozia, per poi avviare i negoziati finali con gli Stati membri. Per il testo che dovrà essere approvato o meno dagli europarlamentari, già nei giorni scorsi era stato discusso l’inserimento anche di una «clausola di sospensione» che prevede il congelamento dell’intesa firmata da Trump e von der Leyen qualora il presidente americano dovesse minacciare nuovi dazi all’Ue o a uno dei suoi Stati membri a causa delle loro decisioni di politica estera. Domani si saprà come va a finire.

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