È caos dazi dopo le mosse della Corte Suprema e di Trump. L’Ue: “Serve chiarezza”

Febbraio 24, 2026 - 06:00
 0
È caos dazi dopo le mosse della Corte Suprema e di Trump. L’Ue: “Serve chiarezza”
https://www.pambianconews.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-23-alle-11.17.46-e1771842598234.jpg

Da domani l’agenzia statunitense Customs and Border Protection interromperà la riscossione dei dazi dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato lo scorso venerdì che le tariffe imposte dal presidente Donald Trump erano di fatto illegittime. La sospensione della riscossione delle tariffe coincide con l’imposizione temporanea (potrebbe durare cinque mesi) da parte di Trump di una nuova tariffa globale del 15%, basata su una diversa autorità legale, per sostituire quelle annullate dalla Corte Suprema. Quello che sembrava essere una svolta per il commercio internazionale – l’abbattimento dei dazi da parte della massima autorità statunitense – e, dunque, un sospiro di sollievo rischia, di fatto, di essere una nuova miccia per l’incertezza nella politica commerciale, nel debito statunitense e nel dollaro. Oggi infatti l’oro è salito e la valuta statunitense è scesa rispetto ad un paniere di valute.

In attesa di vedere come reagirà il mercato azionistico statunitense, le borse europee si mantengono in territorio positivo, con i titoli del lusso che viaggiano sopra l’un per cento. Gli analisti di RBC Capital Markets osservano che l’impatto negativo sui mercati azionari è stato attenuato dal fatto che l’aliquota tariffaria effettiva complessiva prevista dal nuovo schema appare inferiore rispetto a quella implicita nel regime precedente.Tuttavia, il sentiment che prevale è quello dell’incertezza. Non è ancora chiaro, infatti quali beni saranno tassati, a quali aliquote, da quali Paesi esportatori. Come sottolinea l’agenzia Reuters, le aziende, molte delle quali ritenevano di aver trovato un approccio praticabile all’aumento delle tariffe, dovranno ora decidere se modificare i propri piani tariffari, affrettarsi a rifornire le scorte mentre le tariffe sono in sospeso e forse se rinviare le assunzioni o i piani di investimento mentre la situazione si risolve.

Insomma, una situazione difficile sottolineata anche dall’Europa. Ieri la Commissione europea ufficialmente ha chiesto agli Stati Uniti di rispettare i termini dell’accordo commerciale Ue-Usa raggiunto lo scorso anno. “La situazione attuale non favorisce la realizzazione di scambi commerciali e investimenti transatlantici equi, equilibrati e reciprocamente vantaggiosi”, come concordato da entrambe le parti nella dichiarazione congiunta Ue-Usa ha riferito Bruxelles chiedendo quindi Washington faccia “piena chiarezza” sui passi che intende intraprendere a seguito della sentenza della Corte. L’accordo commerciale dello scorso luglio aveva stabilito un’aliquota tariffaria statunitense del 15% sulla maggior parte dei prodotti dell’Ue, ad eccezione di quelli coperti da altri dazi settoriali come quelli sull’acciaio. Il punto, sottolineando diverse agenzie, è che non è chiaro se i nuovi dazi del 15% di Trump sostituiscano l’accordo Ue-Usa. Secondo il Financial Times, l’Ue sarebbe tra i destinatari più svantaggiati dal nuovo schema tariffario, che invece paradossalmente sembrerebbe favorire altri Paesi come Cina e Brasile.

Si cerca dunque di ottenere risposte e un quadro il più possibile definito, dopo l’ennesimo cambio di scenario sul tema dei dazi. Nel dettaglio, venerdì la Corte Suprema ha confermato la decisione di un tribunale di grado inferiore secondo cui l’uso da parte di Trump della legge del 1977 eccedeva i suoi poteri. I giudici hanno stabilito che l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) non conferisce al Presidente il potere di imporre dazi generalizzati come quelli annunciati.

La Costituzione degli Stati Uniti attribuisce infatti al Congresso  (e non al Presidente) la competenza in materia di imposizione fiscale e tariffaria. La sentenza non ha affrontato il tema dell’eventuale rimborso dei dazi già riscossi.Trump ha affermato che la questione potrebbe richiedere anni di contenzioso.

In risposta alla decisione della Corte, il giorno successivo Trump ha annunciato nuovi dazi facendo ricorso a una diversa disposizione normativa, nota come “Sezione 122”, che consente l’introduzione di tariffe fino al 15%, ma richiede l’approvazione del Congresso per eventuali estensioni oltre i 150 giorni. Come evidenzia Reuters, nessun presidente aveva finora invocato la Sezione 122 e il suo utilizzo potrebbe aprire la strada a ulteriori controversie legali.

 

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News