Green a parole, impatti in ombra: le contraddizioni della Sfdr europea

Febbraio 23, 2026 - 19:30
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Green a parole, impatti in ombra: le contraddizioni della Sfdr europea

Un’analisi recente evidenzia come parte dei fondi europei classificati Esg continui a finanziare filiere legate alla deforestazione tropicale, nonostante l’apparente allineamento agli obiettivi climatici. Il caso riapre il confronto sull’efficacia della normativa europea, sulla qualità della disclosure e sui criteri necessari per distinguere tra sostenibilità formale e impatto ambientale effettivo

Negli ultimi dieci anni la finanza sostenibile è passata da nicchia sperimentale a infrastruttura centrale dei mercati finanziari globali. Termini come Esg, investimenti green, finanza climatica e impact investing sono entrati stabilmente nel linguaggio di investitori, regolatori e istituzioni accademiche, sostenuti dall’idea che il capitale possa, e debba, essere orientato verso la transizione ecologica.

L’Unione europea, in particolare, si è proposta come laboratorio normativo avanzato, introducendo strumenti come la Sustainable Finance Disclosure Regulation (Sfdr) e la Tassonomia Ue con l’obiettivo di riallineare i flussi finanziari agli obiettivi climatici e ambientali.

Tuttavia, tra architettura regolatoria, prodotti finanziari e impatti reali sull’ambiente si è aperto un divario crescente. Un’inchiesta di Green Queen mette in luce una dinamica poco esplorata nei manuali ma cruciale per comprendere il funzionamento attuale degli investimenti green.

Una parte significativa del capitale etichettato come sostenibile continua a finanziare imprese e filiere ad alto impatto ambientale, in particolare legate alla deforestazione e alla perdita di biodiversità.

Questo non avviene necessariamente in violazione delle norme vigenti, ma spesso nel loro perimetro, sfruttandone ambiguità, margini interpretativi e limiti strutturali. Per cui sorgono una serie di domande:

  • che cosa significa oggi investire in modo sostenibile?
  • qual è la differenza tra riduzione del rischio finanziario Esg e generazione di impatti ambientali positivi?
  • in che misura i framework normativi europei riescono davvero a orientare il capitale verso attività compatibili con i limiti planetari?
  • soprattutto, come vengono tradotte queste regole in prodotti finanziari concreti accessibili a investitori istituzionali e retail?

È dunque fondamentale comprendere il funzionamento reale della finanza green contemporanea, mostrando come metriche, rating, disclosure e strategie di investimento possano produrre risultati coerenti dal punto di vista formale ma problematici dal punto di vista ambientale.

Analizzarne i meccanismi non significa delegittimare la finanza sostenibile, bensì fornire strumenti critici per migliorarne l’efficacia, evitando che la sostenibilità resti un esercizio di rendicontazione più che una leva di trasformazione sistemica.

Come funziona, nella realtà, la finanza green

Esistono fondi green europei, presentati come sostenibili e allineati con gli obiettivi climatici, che stanno in realtà finanziando aziende fortemente legate alla deforestazione e alle emissioni di gas serra, contraddicendo le promesse di protezione della biodiversità e lotta al cambiamento climatico.

Secondo i dati raccolti, quasi 9 miliardi di dollari in investimenti classificati come green o Esg sono detenuti in grandi aziende alimentari e agro-industriali con alto o critico rischio di deforestazione nelle loro filiere, soprattutto legate a soia, olio di palma e carne bovina.

Tra queste aziende ci sono multinazionali come Mondelēz International e Grupo Bimbo, che da sole hanno ricevuto oltre 5 miliardi di dollari da fondi europei, pur essendo valutate da analisti indipendenti come a rischio critico di deforestazione.

Le lobby sostenute anche da queste aziende hanno avuto un ruolo primario nel posporre la direttiva europea Eudr, sfruttando anche falle interne dell’apparato informatico.

Il problema in parte deriva dalla Sustainable Finance Disclosure Regulation (Sfdr) dell’Ue, lanciata nel 2021 per aumentare la trasparenza sugli investimenti sostenibili.

Questo regolamento spinge gli asset manager a dichiarare l’allineamento ai criteri Esg, ma non esclude esplicitamente società con impatti negativi su foreste ed ecosistemi, né impone standard chiari per evitare la deforestazione.

Molti investitori al dettaglio europei che cercano prodotti sostenibili non sono informati sul fatto che i loro fondi possano contenere attività con impatto ambientale negativo.

Secondo studi citati nell’articolo, in oltre metà delle consulenze finanziarie non vengono valutate le preferenze di sostenibilità dei clienti, e le informazioni nei prospetti sono spesso insufficienti per identificare i rischi legati alla deforestazione.

Un esempio concreto è il fondo Amundi S&P 500 Climate Paris Aligned, che dichiara forte allineamento ambientale pur investendo in società con rischio di deforestazione.

La deforestazione tropicale è una componente significativa delle emissioni globali e l’agricoltura, in particolare per carne, soia e olio di palma, è responsabile di circa il 60% della perdita di foreste tropicali nel mondo.

Secondo autorevoli studi scientifici, fermare la deforestazione potrebbe contribuire a ridurre fino al 25% delle emissioni globali entro il 2030.

Nonostante la necessità di criteri più stringenti, le revisioni recenti e continue alle norme europee hanno addirittura ridotto l’obbligo di disclosure a livello di singola azienda, rendendo ancora più difficile per gli investitori comprendere l’effettivo impatto ambientale dei fondi green.

Quali dovrebbero essere i criteri per valutare al meglio i prodotti finanziari green?

Provo a stilare una lista di argomenti chiari e precisi da analizzare ogni qualvolta si voglia puntare su un prodotto definito Esg.

  1. serve chiarezza sull’obiettivo ambientale (non basta Esg): obiettivo ambientale primario (clima, biodiversità, deforestazione, acqua…); indicatori misurabili (CO2 evitata, % filiere deforestation-free, allineamento 1,5°C); orizzonte temporale dei risultati
  2. esclusioni reali e pubbliche: settori e pratiche incompatibili come deforestazioni, combustibili fossili, violazioni ambientali sistemiche…
  3. allineamento normativo Ue monolitico e aggiornato: nuova Sfdr, Tassonomia Ue (% reale di attività allineate), Dnsh
  4. trasparenza a livello di singola azienda: lista completa delle partecipazioni; dati per singola azienda su emissioni, deforestazione, supply chain agricola; aggiornamenti periodici
  5. uso di dati indipendenti: basta con i Rating Esg di ogni tipo (fuffalandia); dati satellitari (deforestazione, land use); analisi di filiera (tracciabilità materie prime); provider indipendenti specializzati (clima, biodiversità)
  6. engagement con obiettivi misurabili e scadenze chiare, strategia di exit
  7. coerenza tra marketing e portafoglio: se leggo big-food o agro-industria ad alto impatto faccio un passo indietro
  8. impatti positivi, non solo rischi ridotti: la sostenibilità genera un cambiamento, non solo meno danni, gli impatti sono misurabili e non solo stimati, si adottano soluzioni Nbs o tecnologiche
  9. chiara Governance del fondo, con presenza di Comitato di sostenibilità indipendente, politiche di voto assembleare pubbliche, incentivi del gestore legati a risultati ambientali

La domanda che tutti dovremmo porci è: “se questo prodotto diventasse lo standard di mercato, il problema ambientale migliorerebbe davvero?“. La risposta è solo una, le altre non inquadrano il fondo nella sostenibilità.

Inutile addentrarsi nelle implicazioni pratiche per gli investitori che non analizzino bene il fondo su cui decidono di puntare. Il greenwashing è sempre dietro l’angolo, senza contare le ricadute reputazionali.

Urge che la proposta della nuova Sfdr di fine novembre 2025 possa essere finalizzata rapidamente, per debellare tutti questi angoli ciechi che si celano nell’attuale direttiva.

    Crediti immagine: Depositphotos

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    Christian SansoniChristian Sansoni: astrofisico per la sostenibilità, cerca di unire It ed Esg per aiutare le aziende a misurare, secondo le norme Iso, i loro impatti sul Pianeta. Collabora con GreenPlanner per rendere gli ambiti Esg alla portata di tutti | Linkedin

    L'articolo Green a parole, impatti in ombra: le contraddizioni della Sfdr europea è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.

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