Eni presenta il Piano 2026-2030: programma buyback da 1,5 miliardi, deconsolidata Plenitude

Mar 20, 2026 - 17:00
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Eni presenta il Piano 2026-2030: programma buyback da 1,5 miliardi, deconsolidata Plenitude

Un nuovo programma di acquisto di azioni proprie incrementabile, miglior portafoglio di progetti di Esplorazione e Produzione nella storia della società, incremento della generazione di cassa e della remunerazione degli azionisti e investimenti inferiori a sei miliardi di euro all’anno: sono queste le principali linee strategiche illustrate da Eni in occasione della presentazione del piano strategico 2026-2030. “Il caposaldo strategico di Eni rimane la coerenza, determinante in un contesto di mercato incerto e volatile. La nostra attività esplorativa, eccellenza a livello mondiale, la nostra grande capacità di realizzazione dei progetti, le nostre tecnologie all’avanguardia e una strategia finanziaria chiara e definita sono i pilastri che in modo sinergico alimentano la nostra crescita, garantiscono resilienza e una politica di remunerazione altamente attrattiva per i nostri azionisti. L’esecuzione della strategia ci ha consentito di realizzare performance eccezionali nel 2025, che rappresentano una concreta e importante conferma per il futuro”, ha dichiarato l’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi.

Nel settore E&P (Esplorazione e Produzione) “abbiamo costruito il portafoglio più forte nella storia di Eni, in gran parte per via organica e grazie a una performance esplorativa e di esecuzione dei progetti da leader del settore. Garantiremo una crescita della produzione al top dell’industria grazie a una serie straordinaria di progetti in sviluppo. La combinazione dei volumi e del valore di questi progetti, insieme alla quota crescente di commercializzazione delle nostre produzioni equity, genereranno flussi di cassa progressivamente più elevati, una significativa flessibilità nell’esecuzione dei progetti e rendimenti più importanti nell’Upstream. Guardando al futuro, la nostra diversificazione geografica, di commodity e tecnologica riduce il rischio del nostro portafoglio e garantisce la sicurezza degli approvvigionamenti, così come la sostenibilità economica e la riduzione delle emissioni”, ha spiegato.

“I nostri business relativi alla transizione svolgeranno un ruolo complementare, rispondendo alla crescente domanda di energia. Nell’ambito delle attività legate alla transizione, siamo gli unici nell’industria a creare business autonomi, autofinanziati e sostenibili. Il successo della nostra strategia è confermato dal valore finanziario riconosciuto a questi business da investitori finanziari leader a livello internazionale, con un ritorno importante per gli azionisti che rende possibile un’ulteriore crescita sostenibile e restituisce a Eni ancor più equilibrio e resilienza”, ha osservato Descalzi. “Al 2030 Eni avrà una generazione di cassa significativamente maggiore, trainata da un’ulteriore crescita nei nostri business principali, oltre che dalla continua riduzione dei costi e dai miglioramenti delle performance negli altri business. Prevediamo un livello di Cash Flow From Operation (Cffo, flusso di cassa operativo) a circa 17 miliardi di euro nel 2030, che corrisponde a un tasso di crescita medio per azione del 14 per cento (Cagr). Grazie a una disciplinata allocazione del capitale, prevediamo di generare un free cash flow nell’arco del piano pari a circa il 70 per cento della nostra attuale capitalizzazione di mercato e un livello di indebitamento finanziario basso, con un gearing nell’intervallo tra il 10-15 per cento, sui minimi livelli storici. Questo ci permette di rafforzare la distribuzione agli azionisti con un payout complessivo tra il 35-45 per cento del Cffo, con l’impegno a condividere l’upside con i nostri azionisti”, ha aggiunto.

“Per il 2026 proporremo un dividendo di 1,10 euro, in aumento di circa il 5 per cento, e un programma di riacquisto di azioni proprie inizialmente fissato a 1,5 miliardi di euro, con possibilità di ulteriore incremento del buyback distribuendo il 60 per cento del cash flow incrementale in caso di risultati o di scenario migliori rispetto al Piano, come già avvenuto in passato. Per scenari di prezzo del greggio particolarmente elevati (cioè superiori a 90 dollari al barile; oppure per incrementi del 50 per cento del prezzo del gas o del margine di raffinazione), prevediamo di distribuire il 100 per cento del cash flow addizionale in forma di dividendo straordinario”, ha concluso. Il nuovo programma di buyback potrà essere incrementato, sulla base di eventuali aumenti del Cffo previsto dal Piano, fino ad un massimo complessivo di 4 miliardi di euro. Eni prevede investimenti nell’arco di piano 2026-2030 inferiori a 6 miliardi di euro per anno, minori di circa 2 miliardi rispetto al Piano 2025-2028, grazie ad ulteriori azioni di efficienza e focalizzazione, oltre che al deconsolidamento di alcune attività. Includendo il contributo delle operazioni di portafoglio, gli investimenti netti nell’arco di Piano si riducono da 6 miliardi a circa 5 miliardi per anno.

Nel 2026 gli investimenti sono attesi a 7 miliardi di euro, in riduzione del 18 per cento rispetto al 2025, ovvero pari a circa 5 miliardi includendo gli effetti delle operazioni di portafoglio. L’Oil&Gas rimane il pilastro della strategia della società. Dal 2014 Eni ha scoperto oltre 11 miliardi di barili di olio equivalente (boe), di cui 900 milioni di boe nel 2025; a ciò si aggiunge un avvio del 2026 estremamente positivo, con ulteriori prospettive promettenti nel periodo di Piano. Il successo dell’azienda è il risultato del costante investimento nelle proprie persone e nelle tecnologie a supporto della crescita lungo l’intero ciclo industriale. Nel 2026 Eni sarà attiva nell’esplorazione nell’Africa occidentale (bacino dell’Orange e Transform Margin), nel Nord Africa (bacino del Berkine e bacino di Sirte), nel Mediterraneo orientale, in Norvegia e nel Sud-Est asiatico e continuerà a generare nuove ulteriori opportunità nel corso dell’anno. L’attuale portafoglio Eni di progetti in sviluppo e in fase di pre-sviluppo è il migliore e più diversificato nella storia della società, e implica una produzione attesa di 850 mila boe al giorno nel 2030.

Si prevede che la produzione reported cresca del 3-4 per cento annuo fino al 2030. Tra le diverse e importanti approvazioni di progetti nel 2026, Eni ha annunciato quella relativa agli sviluppi nel Bacino del North Kutei, che farà parte della joint venture concordata con Petronas, il cui closing è previsto intorno a metà 2026 e che prenderà il nome di Searah. La nuova società eserciterà immediatamente il ruolo di operatore leader nell’E&P nel Sud-est asiatico, con riferimento in particolare ai rilevanti mercati regionali del Gnl. Inoltre, Eni prevede di approvare quest’anno l’importante progetto di Gnl in Argentina in partnership con Ypf e Xrg. “Dal nostro punto di vista, possiamo dire che l’impatto” del blocco dello stretto di Hormuz “non è così grande”, ha affermato Descalzi nel corso della conference call di presentazione del Piano 2026-2030 e delle linee strategiche. “Eni – ha precisato – non ha navi cargo bloccate” nello stretto.

La società ha annunciato inoltre di aver avviato insieme agli attuali soci Ares ed Energy Infrastructure Partners un riassetto della compagine azionaria di Plenitude per definire una nuova governance, con un controllo congiunto fra Eni e Ares e col conseguente deconsolidamento della società dal perimetro di bilancio di Eni. L’operazione è basata su un aumento di capitale non proporzionale tra i soci pari a circa 1,5 miliardi di euro. Ad esito dell’aumento di capitale, Eni deterrà una quota del capitale sociale vicina al 65 per cento, ed è previsto che manterrà su Plenitude presidi di direzione e di coordinamento compatibili con il nuovo accordo di controllo congiunto con Ares. L’aumento di capitale sarà funzionale a rafforzare la struttura patrimoniale di Plenitude e supporterà il raggiungimento dei target di crescita organica e inorganica, inclusi la capacità installata a 15 Gw e 15 milioni di clienti retail al 2030, perseguendo al contempo un rating investment grade. Mediobanca è financial advisor di Eni.

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