Caso Asp Sant’Alessio di Roma: l’istituto per ciechi tra debiti e servizi a rischio

Mar 20, 2026 - 17:30
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Caso Asp Sant’Alessio di Roma: l’istituto per ciechi tra debiti e servizi a rischio

Tra debiti e servizi a rischio, si aggrava la situazione dell’Asp Sant’Alessio – Margherita di Savoia, storica istituzione di Roma dedicata all’assistenza e alla riabilitazione delle persone cieche e ipovedenti. Nelle ultime settimane, la vicenda, che si trascina da anni, è tornata al centro del dibattito politico regionale, tra denunce di criticità finanziarie, proteste dei lavoratori e richieste di interventi urgenti. La questione è stata affrontata oggi in commissione Trasparenza del Consiglio regionale del Lazio, presieduta dal consigliere Pd, Massimiliano Valeriani. L’ente, secondo quanto emerso dalla relazione presentata, avrebbe un disavanzo superiore a 1,5 milioni di euro e un debito complessivo di oltre 7 milioni, con irregolarità nella gestione contabile. Una situazione definita “fuori controllo” dalle opposizioni, che chiedono le dimissioni del direttore, perché “non avrebbe i requisiti richiesti”, e l’istituzione di una commissione d’inchiesta per fare chiarezza sulla gestione che avrebbe portato “a una situazione drammatica” per quanto riguarda l’erogazione dei servizi.

E’ stato lo stesso Valeriani, nella sua introduzione, a puntare il dito sul direttore generale Massimo Canu. Secondo Valeriani, che ha preso atto dell’assenza del presidente dell’Asp, Sergio Schisani, le questioni da affrontare sono due. La prima è che “il direttore generale non avrebbe l’esperienza di direzione di strutture socioassistenziali o sociosanitarie per cinque anni – ha dichiarato -. La seconda è la gestione completamente fuori controllo, con 35 lavoratori che si sono dimessi per incompatibilità ambientale, assunzioni di persone non qualificate, servizi al collasso, consulenze che sarebbero state affidate a parenti di dirigenti”. Sulle difficoltà dell’Asp concorda anche l’assessore ai Servizi sociali della Regione Lazio, Massimiliano Maselli, che ha parlato di “una situazione ampiamente compromessa. Ci sono le risorse, ma è oggettivo che i servizi siano peggiorati, è oggettivo che siano state mandate via risorse altamente specializzate e formate per anni dallo stesso Sant’Alessio”. Per quanto riguarda la gestione da parte del direttore, l’assessore ha spiegato che i poteri sull’eventuale revoca spettano al Cda: “Ho chiesto chiarimenti sul possesso dei requisiti da parte di Canu al presidente Schisani, che mi ha risposto che sono stati accertati dalla commissione che ha valutato i candidati – ha riferito l’assessore -. Gli ho chiesto anche di valutare la correttezza di tutte le procedure. La Regione non ha il potere di revocare il direttore, si tratta di un’Asp, con un consiglio di amministrazione di tre persone: il presidente è nominato dalla Regione, poi ci sono un rappresentante dell’Unione italiana ciechi e un rappresentante del Comune di Roma”, ha puntualizzato Maselli.

Dal canto loro, le opposizioni in Consiglio regionale hanno sottolineato l’assenza della maggioranza in commissione. In particolare, il consigliere di Azione, Alessio D’Amato, ha annunciato una proposta di legge per istituire una commissione di inchiesta per fare piena luce sulle attività dell’ente. Si tratta di “una situazione finanziaria fuori controllo, oltre alle possibili carenze dei requisiti dell’attuale direttore generale che ne comporterebbero l’immediata decadenza”, ha osservato D’Amato. Tutto questo in una Asp che ha un portafoglio immobiliare nel fondo comune di investimenti denominato Sant’Alessio di oltre 226 milioni di euro, un patrimonio enorme, di cui sempre secondo la relazione, “finora neanche un euro è giunto per incrementare i servizi e l’assistenza alle famiglie”. La consigliera Pd Emanuela Droghei ha parlato di “scelta tutta politica di un manager incapace che forse non ha neanche i titoli per ricoprire quella posizione”. Mentre il consigliere del Pd, Daniele Leodori, ha chiesto di “fissare una data, prima di Pasqua, per chiarire se il direttore abbia o meno i titoli per ricoprire quella posizione”. Infine, l’assessore Maselli ha confermato di essere pienamente a conoscenza della situazione e dei disagi che stanno subendo gli utenti del Sant’Alessio, ma anche che “la Regione non può risolvere il contratto del direttore, lo può fare il Cda, in piena autonomia”, ha ribadito Maselli.

Negli ultimi anni la gestione del Fondo Sant’Alessio è stata caratterizzata da diversi fallimenti. Tra il 2017 e il 2019, durante l’amministrazione Zingaretti, la gestione di Sgr Sorgente è stata inefficace e si è conclusa con il commissariamento da parte della Banca d’Italia, ma la situazione non è migliorata. Dal 2021 è intervenuta l’attuale gestione Sgr Castello/Anima, la cui attività è rimasta ferma fino alla fine del 2022 a causa della pandemia. Tuttavia, nonostante il suo ricco patrimonio immobiliare, l’Asp non solo non riesce a ricavare alcun profitto, ma a causa di una gestione fallimentare perpetrata negli anni, ha accumulato, un debito che, secondo alcune fonti, sarebbe superiore ai 24 milioni di euro. Le criticità non riguardano solo i conti. Sul piano operativo, sindacati e famiglie denunciano un progressivo deterioramento dei servizi: riduzione del personale, riorganizzazioni frequenti, rischio di tagli alle attività fondamentali e incertezza sul futuro degli immobili di pregio nel centro della Capitale, destinati ad accogliere i disabili con le loro famiglie.

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