Entro l'estate il governo britannico renderà disponibili i pannelli solari “plug-in” per le abitazioni

Il governo britannico ha deciso di rendere accessibile il fotovoltaico «plug-in» entro l’estate. Lo comunicano con una nota i ministeri interessati e di fatto questa mossa segna una tappa fondamentale nella democratizzazione dell’energia in Gran Bretagna, spostando il baricentro della produzione dai grandi impianti industriali ai singoli balconi cittadini.
Questa tecnologia di fotovoltaico, che permette di generare elettricità pulita semplicemente inserendo una spina in una comune presa domestica, abbatte definitivamente le barriere d’ingresso per chi finora era escluso dalla transizione ecologica: inquilini in affitto, residenti in condomini vincolati o famiglie senza la disponibilità economica per i grandi impianti sul tetto.
Spiega il ministro dell’Energia Ed Miliband facendo riferimento alle conseguenze della guerra in Iran: «Il governo è determinato a difendere gli interessi dei cittadini in questa crisi; per questo motivo siamo intervenuti per impedire pratiche sleali come l’aumento abusivo dei prezzi e abbiamo fornito un aiuto immediato alle persone più vulnerabili che devono far fronte all'impennata dei prezzi del gasolio da riscaldamento. La guerra in Iran ha dimostrato ancora una volta che il nostro impegno a favore dell’energia pulita è essenziale per la nostra sicurezza energetica, affinché possiamo sfuggire alla morsa dei mercati dei combustibili fossili che non controlliamo. Sia attraverso l’installazione di pannelli solari di serie nelle nuove abitazioni, sia rendendo possibile l'acquisto di impianti solari plug-in nei negozi, siamo determinati a diffondere l'energia pulita per garantire al nostro Paese la sovranità energetica».
Il provvedimento messo a punto dal governo britannico risponde a un’urgenza geopolitica senza precedenti, aggravata dalle recenti tensioni nel Golfo Persico che hanno messo a rischio le forniture di Gnl da hub strategici come Ras Laffan, rendendo i prezzi del gas estremamente volatili. In questo scenario, il «solar-to-plug» non è solo una scelta ecologica, ma uno strumento di difesa economica per il consumatore, capace di abbattere le bollette di circa 200 sterline l'anno con un investimento iniziale che si ripaga in soli trentasei mesi.
L’amministrazione guidata da Ed Miliband ha dovuto lavorare intensamente sull’aggiornamento degli standard di sicurezza elettrica, poiché l'immissione di corrente «a ritroso» nei circuiti domestici richiedeva garanzie tecniche rigorose per evitare sovraccarichi o rischi di folgorazione durante le manutenzioni della rete. Seguendo il modello tedesco, che ha già visto l’installazione di oltre mezzo milione di questi kit, il Regno Unito sta semplificando anche le norme di vicinato e i regolamenti edilizi, impedendo ai proprietari di immobili di vietare irragionevolmente l'installazione di moduli fotovoltaici sui parapetti, purché sicuri e certificati.
Il ministro per l’Edilizia abitativa Steve Reed spiega: «Costruire 1,5 milioni di nuove abitazioni significa anche realizzare alloggi di alta qualità, più economici da gestire e più caldi in cui vivere. Mentre passiamo a un’energia pulita e prodotta localmente, lo standard odierno rappresenta ciò che il futuro dell’edilizia abitativa può e deve essere. Questi cambiamenti non solo proteggeranno le famiglie che lavorano duramente dagli shock provenienti dall'estero, ma ridurranno anche di centinaia di sterline le loro bollette energetiche ogni anno».
Questa spinta verso l’autosufficienza micro-capillare si integra perfettamente con il nuovo “Future Homes Standard”, che da quest’anno impone criteri di efficienza energetica elevatissimi per tutte le nuove costruzioni, trasformando l’abitazione da centro di consumo a nodo attivo della rete nazionale. La sfida per i gestori sarà ora quella di gestire una rete elettrica sempre più bidirezionale e frammentata, ma il messaggio politico che arriva dal governo è inequivocabile: la sovranità energetica non si costruisce solo con le grandi opere, ma anche attraverso la somma di milioni di piccole azioni individuali rese possibili dalla semplicità tecnologica e dalla rimozione della burocrazia. Una ricetta che, anziché nuovi accordi sul gas, l’Italia farebbe bene a importare.
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