Fascicolo Sanitario Elettronico: dal 31 marzo obbligo per tutte le strutture. Ma ancora ritardi e cittadini poco informati
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Da domani 31 marzo tutte le strutture sanitarie pubbliche e private dovranno adottare il nuovo modello standard del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). Focus a cura di Fabio Ascenzi.
Entra così nella fase finale la rivoluzione digitale adottata con il FSE 2.0, istituito con Decreto del Ministero della Salute 7 settembre 2023, considerato un pilastro della Sanità Digitale e finanziato anche con fondi PNRR.
Molteplici i vantaggi attesi, soprattutto per i cittadini: ognuno avrà raccolta la propria storia clinica in un unico spazio virtuale, sempre aggiornato con dati, documenti e informazioni utili a garantire una gestione più efficace delle cure e la velocità necessaria in caso di emergenza.
Cos’è il Fascicolo Sanitario Elettronico
Il FSE è definito dal d.P.C.M. n. 178/2015 come uno strumento che raccoglie «l’insieme dei dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi, riguardanti l’assistito».
La gestione è regionale, ma coordinata a livello nazionale. Tutte le informazioni sono interoperabili, per consentire consultazione e popolamento sull’intero territorio, a prescindere dalla residenza dell’assistito o da dove sia stato eseguito un esame.
Oltre alle strutture, ognuno può inserire informazioni che lo riguardano.
In esso sono raccolti documenti prodotti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), da medici e operatori anche di strutture diverse (ASL, Aziende Ospedaliere, medici di famiglia e pediatri, ecc.), da strutture private.
Referti, analisi, interventi, lettere di dimissioni, verbali di pronto soccorso, prescrizioni e diagnosi; ma pure volontà sulla donazione degli organi e tessuti, esenzioni per reddito o patologie, contatti familiari, delegati: tutto sarà accessibile in tempo reale.
Attraverso il FSE si possono prenotare visite, pagare ticket e gestire il medico di base.
Per accedere basta collegarsi al portale della Regione di residenza, autenticandosi tramite i consueti SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).
Un’importanza strategica è attribuita al cosiddetto Patient Summary (Profilo Sanitario Sintetico), regolato dal Decreto del Ministero della Salute 27 giugno 2025; una sorta di carta d’identità sanitaria informatica, redatta e aggiornata dai medici di famiglia e dai pediatri di libera scelta, dove è riassunta la storia clinica dell’assistito, al fine di facilitare la continuità di cura mediante un rapido inquadramento.
Il delicato equilibrio tra diritto alla cura e diritto alla riservatezza
Al di là dell’ordinario, questa accessibilità si annuncia preziosa anzitutto per ridurre il rischio di errori nella gestione delle emergenze, consentendo interventi mirati, nonché teleconsulti e telemonitoraggi tra diverse strutture o professionisti.
Ma come si correla un tale sistema con il diritto alla privacy e alla sicurezza dei documenti?
Il rischio zero non esiste, tuttavia in tutti questi anni c’è stato un attento monitoraggio dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, che nel dicembre 2025 ha dato il via libera al portale unico, validando le misure tecniche di sicurezza e cifratura.
Va ribadito che il proprietario dei dati resta sempre il cittadino. Il Fascicolo si alimenta automaticamente, però siamo noi a decidere in qualsiasi momento chi è autorizzato a visionarlo, cosa rendere visibile e cosa oscurato. E anche il diritto all’oblio rimane garantito.
Inoltre, solo il personale sanitario curante può accedere alle informazioni, ed esclusivamente per il tempo necessario al trattamento. Di ogni accesso rimane tracciato chi è entrato, quando e cosa ha visualizzato.
Se c’è pericolo immediato di vita, mancando il consenso preventivo e nell’impossibilità di fornirlo per incapacità di agire o di intendere e volere, il personale può accedere prioritariamente al Patient Summary; qualora sia necessario è consentito consultare ulteriori dati e documenti del FSE, ma sempre esclusi quelli per cui l’assistito abbia disposto l’oscuramento. In questi casi l’ingresso viene registrato come Emergenza.
Insomma, uno strumento che se ben utilizzato può essere davvero un salvavita. Eppure, è ancora poco conosciuto e rallentato da una diffusione molto diversificata tra le Regioni.
I numeri sull’utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico
Sul sito internet del Ministero della Salute e Dipartimento per la Trasformazione Digitale è possibile esaminare gli indicatori che monitorano la propensione dei cittadini all’utilizzo del FSE e le adesioni consensuali previste dal DM 7 settembre 2023.
Da una loro analisi emerge che 6.4 milioni di utenti (27%) hanno effettuato almeno un accesso nei 90 giorni precedenti alla data di rilevazione e sono quasi 24 milioni i pazienti per cui è stato pubblicato un documento (dati aggiornati a settembre 2025). Circa 25.5 milioni (44%) hanno espresso il consenso alla consultazione.
Per l’utilizzo a guidare la classifica sono i cittadini del Veneto e dell’Emilia-Romagna, mentre a farne pochissimo uso quelli di Basilicata, Marche, Puglia e Sicilia.
Il consenso risulta fornito maggiormente in Emilia-Romagna e Provincia Autonoma di Trento, meno in Abbruzzo e Calabria. Nelle tabelle che seguono il quadro completo.
Importanti anche i dati che misurano la propensione all’uso del FSE da parte dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Di questi, il 95.2% ha effettuato almeno un’operazione di alimentazione nel periodo oggetto di osservazione. Per i medici specialisti abilitati, la percentuale si attesta all’88%.
Limiti attuali e scenari futuri
In sintesi, quanto evidenziato dimostra che lo strumento, pensato nel 2012 e finanziato fino ad ora con milioni di euro, è ben lontano dall’essere pronto all’uso.
I maggiori limiti si riscontrano nell’eccessiva frammentazione regionale, che ha pesato tanto sui ritardi accumulati nell’alimentazione del portale nazionale, quanto sulla disomogeneità della documentazione fornita.
Su questo versante qualche miglioramento c’è stato, mentre rimane tuttora preoccupante la scarsa consapevolezza dei cittadini, che poco sanno sulle funzionalità e sulla necessità di fornire il proprio consenso affinché possa essere utilizzato.
In entrambi i casi è necessario un maggiore impegno delle pubbliche amministrazioni.
Con l’auspicio che l’attenzione sulla prossima scadenza sia davvero un passo in avanti verso l’efficientamento del FSE; e non l’ennesima emergenza scandita dai termini imposti dal PNRR per non perdere i fondi ricevuti.
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