Giusi Bartolozzi, da Almasri a toghe “plotoni d’esecuzione”: il referendum ne segna l’addio
L’esito del referendum sulla magistratura vinto dal No ha segnato la fine anche per Giusi Bartolozzi. Dopo le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, nelle stesse ore sono arrivate anche quelle della capo di Gabinetto del ministro Carlo Nordio, che nelle ultime settimane ha fatto parlare di sé per le gravissime dichiarazioni contro i magistrati.
Giusi Bartolozzi, una carriera tra tribunali e ministero
Classe 1969, magistrata ed ex deputata di Forza Italia, era soprannominata la “zarina” di Via Arenula per il potere e l’importanza del ruolo avuto al ministero. A detta di chi con lei ha lavorato, è stata una figura potente ma anche divisiva soprattutto quando, nel 2025, è finita nell’inchiesta sul caso Almasri, che la vede indagata per false informazioni ai pm. La vicenda della liberazione del generale libico, ricercato dalla Corte penale internazionale per gravi crimini di tortura contro i migranti e riportato in Libia dopo l’arresto in Italia, aveva portato alla richiesta di autorizzazione a procedere, poi respinta dal Parlamento, nei confronti del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e dei ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi. L’indagine a carico della ex capo di Gabinetto di via Arenula è l’unica ancora in piedi: secondo le accuse, Bartolozzi avrebbe mentito ai magistrati davanti al Tribunale dei ministri, quando sostenne che Nordio non sapeva nulla dell’iter che aveva portato alla liberazione del generale libico.
La difesa a spada tratta di Nordio
Il ministro della Giustizia ha evidenziato fino all’ultimo la “massima lealtà” della dirigente e lo ha fatto quando è finita nella bufera referendum, dopo l’attacco alle toghe in un’esternazione: Bartolozzi aveva accusato la magistratura di comportarsi da “plotoni di esecuzione”, invitando a votare sì il 22 e 23 marzo “per toglierla di mezzo”.
Dopo aver chiesto in una nota che si scusasse per le parole dette contro la magistratura, al diniego di Bartolozzi il Guardasigilli ha lasciato correre, annunciando dopo tre giorni di polemiche che “il caso è chiuso”. Ma chiuso non lo è mai stato, e la sonora sconfitta del Sì al referendum per il quale lei stessa si era battuta, anche se in modo scomposto e sopra le righe, ne ha segnato la fine della carriera in via Arenula.
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