Riciclo tessile, svolta industriale: a Novara nasce il primo impianto integrato italiano

Un nuovo impianto a Novara rafforza la filiera del riciclo tessile in Italia, integrando tecnologie avanzate e risorse del Pnrr per il recupero di fibre naturali e sintetiche
L’elevata eterogeneità dei materiali e l’incremento dei volumi di rifiuti tessili rendono oggi necessarie infrastrutture avanzate, capaci di coniugare efficienza industriale e qualità del recupero, in un’ottica di transizione verso modelli produttivi circolari.
Accogliamo quindi con interesse la notizia che, entro il 2026, sarà operativo un nuovo impianto di riciclo tessile a San Pietro Mosezzo, in provincia di Novara, con una capacità autorizzata di trattamento pari a 19.200 tonnellate annue.
Il progetto è sviluppato da Igers, società con sede a Trezzano sul Naviglio, sostenuta dall’ingresso nel capitale del gruppo Haiki+, attivo nel settore della gestione dei rifiuti speciali e delle soluzioni Clean-Tech.
L’investimento complessivo ammonta a circa 6 milioni di euro, di cui 1,3 milioni cofinanziati attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) nell’ambito del programma Next Generation Eu.
Tecnologia e innovazione al servizio della circolarità
L’impianto si distingue per l’integrazione di tecnologie avanzate nella fase di selezione e trattamento. In particolare, l’impiego della spettroscopia Near Infrared (Nir) consente una classificazione precisa delle fibre tessili, migliorando l’efficienza dei processi di separazione.
A questo si affianca un dataset proprietario sviluppato da Igers, progettato per ottimizzare il riconoscimento dei materiali e massimizzare il recupero delle componenti fibrose. Il risultato è un sistema in grado di trattare un’ampia varietà di scarti, sia industriali sia post-consumo, restituendo fibre naturali e sintetiche idonee alla reimmissione nei cicli produttivi.
L’approccio adottato consente di superare il tradizionale modello di smaltimento, orientandosi verso una logica di valorizzazione della materia. Le fibre recuperate potranno essere destinate a processi di upcycling, oltre che alla produzione di imbottiture e materiali non tessuti (Tnt), ampliando le opportunità applicative lungo diverse filiere industriali.
In questo quadro, la partecipazione di Humana People to People, realtà consolidata nella gestione del tessile post-consumo, contribuisce a rafforzare la filiera di approvvigionamento e a garantire continuità operativa all’impianto.
Prospettive di crescita e consolidamento della filiera
Secondo le informazioni disponibili, il progetto prevede un ulteriore piano di espansione entro il 2029, con nuovi investimenti destinati ad aumentare la capacità complessiva fino a 25.000 tonnellate annue.
Un’evoluzione che riflette la crescente domanda di materiali riciclati e la necessità di strutturare una filiera nazionale in grado di competere su scala europea.
L’iniziativa di Novara si configura, dunque, come un’infrastruttura strategica per il sistema industriale italiano, in cui tradizione manifatturiera e innovazione tecnologica trovano un punto di sintesi.
In un settore storicamente simbolo del Made in Italy, il recupero efficiente delle risorse tessili rappresenta non solo una risposta alle sfide ambientali, ma anche un’opportunità concreta di rilancio industriale.
Crediti immagine: Depositphotos
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Aurora Magni: una laurea in filosofia e una passione per i materiali e l'innovazione nell'industria tessile e della moda; è presidente e cofondatrice della società di ricerca e consulenza Blumine, insegna Sostenibilità dei sistemi industriali alla Liuc di Castellanza e collabora con università e centri ricerca. Giornalista, ha in attivo studi e pubblicazioni sulla sostenibilità | LinkedinL'articolo Riciclo tessile, svolta industriale: a Novara nasce il primo impianto integrato italiano è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.
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