Il Kenya indaga sulle reti locali che reclutavano cittadini per l’esercito russo in Ucraina

A metà marzo, nel centro di Nairobi, famiglie keniote si sono radunate davanti al Parlamento e lungo le strade della città, chiedendo rientri, notizie o il recupero dei resti dei loro figli, che erano partiti per lavorare all’estero, ma si sono ritrovati a combattere in Ucraina. Negli stessi giorni, il ministro degli Esteri Musalia Mudavadi è volato a Mosca per fermare gli arruolamenti. Secondo l’intelligence keniota, oltre 1.000 cittadini sarebbero stati reclutati con false promesse. Mudavadi ha tenuto a sottolineare di «non volere in alcun modo che la nostra partnership con la Russia venga definita esclusivamente in base all’agenda dell’operazione speciale. Il rapporto tra Kenya e Russia è molto più ampio di così».
Eppure, mentre il titolare degli Esteri parla di «operazione speciale», il suo vice denuncia che i kenioti sono stati «usati come carne da cannone». E mentre Musalia Mudavadi sottolinea la partnership, i dati economici evidenziano un forte squilibrio: nel 2024 il Kenya ha esportato in Russia merci per 46 milioni di dollari, a fronte di importazioni annuali di tè e caffè dalla Russia superiori a 1,5 miliardi, un divario che, secondo Musalia Mudavadi, entrambi i governi intendono colmare.
Ma il fenomeno del reclutamento di cittadini africani nella guerra in Ucraina, che non riguarda solo il Kenya, è stato documentato da INPACT, un gruppo investigativo che ha raccolto dati dettagliati su nomi, date di nascita, numeri di matricola, contratti firmati in Russia e registri dei caduti, con tempi medi di sopravvivenza di pochi mesi. In totale, secondo l’indagine, oltre 1.400 africani sarebbero stati arruolati e più di 300 sarebbero morti.
Questi dati hanno costituito la base della risoluzione del Parlamento europeo, adottata il 12 marzo, che condanna le pratiche ingannevoli e coercitive di arruolamento, chiede indagini e responsabilità e sollecita misure per facilitare il rimpatrio dei cittadini coinvolti. Tornando in Kenya, il governo ha chiuso più di 600 agenzie e avviato i rimpatri, ma i numeri restano incerti e il governo kenyota ha annunciato l’operazione Linda Mkenya Majuu (letteralmente: proteggi i kenioti all’estero), un piano per rintracciare i propri cittadini, chiudere i canali di reclutamento e riportarli a casa.
L’accordo con Mosca prevede una stop list e il rientro dei cittadini coinvolti. Il rapporto degli 007 descrive una rete di funzionari corrotti che, in collaborazione con trafficanti di esseri umani, reclutavano kenioti puntando su ex soldati, agenti di polizia e disoccupati, reclutati con la promessa di ricevere stipendi di circa 350.000 scellini (2.715 dollari) al mese e bonus fino a 1,2 milioni di scellini (9.309 dollari). All’inizio, i cittadini partivano con visti turistici e raggiungevano la Russia passando per Turchia o Emirati Arabi Uniti; dopo il rafforzamento dei controlli all’aeroporto di Nairobi, le rotte si sono spostate attraverso Uganda, Sudafrica e Repubblica Democratica del Congo.
L’intelligence ha identificato le agenzie di reclutamento che avrebbero assoldato personale aeroportuale e personale diplomatico in Kenya e in Russia per agevolare i viaggi. Ai sensi del Codice penale keniota, arruolarsi in eserciti stranieri senza autorizzazione scritta del Presidente è punibile con fino a dieci anni di carcere, salvo casi di arruolamento non volontario, ma il governo ha concesso un’amnistia per chi rientra volontariamente nel Paese, considerando che molti cittadini erano stati ingannati o reclutati con false promesse di lavoro.
L’ambasciata russa a Nairobi ha negato qualsiasi coinvolgimento ufficiale, pur confermando che i cittadini stranieri possono arruolarsi volontariamente. Dopo i colloqui tra Musalia Mudavadi e Sergej Lavrov, la Russia avrebbe accettato anche di bloccare i canali ufficiali; tuttavia, Lavrov ha dichiarato che tutti i cittadini stranieri, compresi i kenioti, si sono arruolati volontariamente e, al termine del servizio, sono liberi di andarsene. In altre parole, il fronte rende liberi.
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