Come si adotta dai canili? Un vademecum tra procedure e responsabilità

Mar 25, 2026 - 00:00
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Come si adotta dai canili? Un vademecum tra procedure e responsabilità
cane in canile

Le cose da tenere a mente per orientarsi nel percorso di adozione di un cane in Italia, tra canili pubblici e privati e step necessari per aggiungere un nuovo componente alla famiglia

Adottare un cane da un canile è innanzitutto un gesto solidale, ma anche un percorso regolato da procedure precise, pensate per tutelare sia l’animale sia il futuro proprietario.

Proviamo allora a fare chiarezza qui su GreenPlanner, con un semplice vademecum.

Come funzionano i canili

Nel contesto italiano esistono due tipologie di strutture: i canili pubblici e quelli privati. I primi, spesso definiti canili municipali o sanitari, sono gestiti direttamente dai Comuni o dalle Aziende sanitarie locali. Accolgono temporaneamente cani randagi recuperati sul territorio e hanno una funzione di controllo.

Qui gli animali vengono identificati, visitati e, se necessario, sottoposti a cure veterinarie. Spesso vengono poi restituiti al legittimo proprietario, oppure, nel caso non sia possibile individuarlo, trasferiti alle strutture private.

In genere, chi desidera accogliere un cane in casa deve rivolgersi infatti ai canili privati, che sono rifugi gestiti da associazioni o enti no profit dove vengono accolti cani randagi, provenienti anche dai canili municipali.

Queste strutture collaborano con le istituzioni e si occupano della custodia a lungo termine dei cani, promuovendone l’adozione diretta attraverso attività di sensibilizzazione. In molte di queste strutture è possibile trovare anche altri animali in cerca di casa, soprattutto (ma non solo) gatti e conigli.

Secondo i dati riportati nell’ultimo Rapporto sul randagismo realizzato dalla Lega Antivivisezione (LAV), in Italia oggi esistono 1.027 canili. Si tratta di 356 canali sanitari e 671 rifugi, visto che 89 strutture assolvono entrambe le funzioni. Il 50% dei canili si trova nel Mezzogiorno, il 27% al Nord e il restante 23% al Centro.

In totale, nel 2020 (data dell’ultima rilevazione), nei canili rifugio si contavano quasi 70.000 cani. Si tratta di un numero in discesa, ma comunque importante: “nel 2020 il numero dei cani presenti nei canili rifugio è diminuito complessivamente del 25% rispetto al 2018 – si legge nel rapporto Lav – ma nonostante la flessione in alcuni casi anche importante al Sud e nelle Isole le presenze sono ancora decisamente rilevanti“.

Il cammino verso l’adozione

Il percorso per trovare il proprio pet ideale può quindi iniziare con una visita nel rifugio prescelto o attraverso i siti e i canali social delle associazioni, che spesso presentano al pubblico i cani ospiti della struttura con brevi descrizioni.

Dopo una prima scelta orientativa, segue un colloquio conoscitivo con i responsabili della struttura. Questo passaggio è fondamentale: serve a valutare la compatibilità tra il cane e il contesto familiare, tenendo conto di variabili come lo spazio, la presenza di altri animali, lo stato di salute e l’età dell’animale e il tempo a disposizione per la cura.

In molti casi è previsto anche un incontro diretto con il cane. Una volta individuato l’animale, si avvia la procedura formale di adozione. Il cane deve essere identificato tramite microchip e registrato all’anagrafe canina regionale.

La cessione avviene attraverso la firma di un modulo, che può includere clausole specifiche sul benessere dell’animale. Alcune strutture richiedono anche controlli pre-affido (tra cui anche le visite domiciliari) e prevedono un periodo di affido temporaneo prima dell’adozione definitiva.

Dal punto di vista sanitario, i cani vengono generalmente affidati vaccinati, sverminati e sterilizzati. Al nuovo proprietario spetta il compito di garantire continuità nelle cure veterinarie, nel rispetto delle normative locali.

Un aspetto rilevante riguarda i tempi. È bene ricordare infatti che i cani accolti dai rifugi non possono essere dati in adozione immediatamente: da una parte, è previsto un periodo di osservazione, durante il quale eventuali proprietari possono ancora reclamarli; dall’altra, il processo di adozione stesso richiede tempo.

Quindi, chi desidera adottare deve tenere in considerazione che probabilmente che il cane arriverà a casa solo settimane o mesi dopo l’avvio della procedura.

Un’alternativa: l’adozione a distanza

Un’alternativa all’adozione diretta è rappresentata dalle cosiddette adozioni a distanza, promosse da diverse associazioni no profit italiane. Organizzazioni come la Lega Nazionale per la Difesa del Cane (Lndc) e la Lega Anti Vivisezione (Lav) offrono la possibilità di sostenere economicamente un animale ospitato in rifugio senza accoglierlo fisicamente in casa.

Attraverso un contributo periodico, chi adotta a distanza partecipa alle spese di mantenimento, cure e alimentazione, ricevendo aggiornamenti sulle condizioni dell’animale.

Si tratta di una soluzione che consente migliorare la qualità di vita degli animali ospitati anche nei casi in cui non sia possibile procedere con un’adozione tradizionale, ed è particolarmente utile per animali molto anziani o con esigenze particolari. Queste adozioni possono in genere anche essere regalate a un’altra persona.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia