Goldenpoint punta ai 130 mln. La ‘ricetta Beraldo’ tra prodotto e retail
La ricetta messa a punto da Stefano Beraldo per il rilancio di Goldenpoint inizia a dare i suoi frutti. Poche ore fa, durante un incontro con la stampa di settore, l’amministratore delegato del Gruppo Ovs ha comunicato i primi risultati dopo l’acquisizione dell’azienda completata lo scorso luglio. Il manager prevedere di passare dai circa 100 milioni di fatturato a circa 130 milioni nel full year 2026.
Un elemento chiave per il successo della label è il know-how già esistente nel gruppo veneto nei segmenti pigiameria, calzetteria, intimo e beachwear. La strategia di Beraldo si fonda su alcuni punti cardine, in primis il prodotto che vede ora un’offerta più contemporanea e coerente con le aspettative delle clienti, anche quelle più giovani. “Le collezioni erano indubbiamente ben fatte ma, grazie all’apporto della nostra responsabile stilistica Zoara Falcon, adesso hanno una maggiore impronto leisurewear, guardano anche al fitness e all’athleisure, appaiono meno decorazioni e applicazioni in favore di tessuti naturali e vestibilità fluide. Vale lo stesso per l’underwear, non sempre seduttivo ma volto alla praticità e a nuance neutre”. Le sinergie produttive rivestono un ruolo chiave: “Compriamo di più da fornitori che già conosciamo, paghiamo meno i prodotti che realizziamo senza compromessi sulla qualità, non scontiamo la qualità e infatti i prezzi sono gli stessi”, chiarisce il CEO.
Beraldo ha beneficiato di una rete retail numerosa grazie a negozi presenti sia nei centri città che nei centri commerciali, ma bisognosa di un restyling architettonico. Il nuovo store concept è stato rinnovato per dare più spazio al prodotto e meno importanza alle attrezzature, aumentando così da capienza. “Abbiamo ristrutturato quasi 50 negozi con il nuovo format e ne abbiamo aperti circa 60 di cui 40 in franchising; ne apriremo altri 20 entro la fine dell’anno arrivando quindi a 400 boutique”.
Centrale è stato anche il “cambiamento di ruolo” di alcune categorie. Ad esempio, per ragioni storiche l’azienda aveva dato molto spazio a leggings e non all’underwear, adesso più centrale; “cerchiamo di avere store più grandi per esprimere adeguatamente le competenze di prodotto come intimo e maglieria. Questa azienda era molto legata al beachwear e abbiamo cercato di migliorare ciò che già funzionava più che fare una rivoluzione”.

Gli store Goldenpoint resteranno indipendenti rispetto ai punti vendita Ovs, dove invece confluiscono marchi del gruppo quali Piombo e Les Copains. Il focus per il momento resta l’Italia sebbene ad agosto verrà aperto uno spazio a Dubai, eccezionalmente nel maxi store Ovs già presente nella città degli Emirati. “Credo che per questa linea di business si possa prestare anche a uno sviluppo estero essendo caratterizzato da una marginalità più elevata rispetto all’abbigliamento. Lo dimostra il fatto che anche in Italia si è sviluppata prevalentemente in franchising, mentre Goldenpoint ha una molto diretta. Franchising significa assicurare una buona marginalità per se stessi e per il partner. Si può quindi pensare a uno sviluppo internazionale affidato anche a partner locali”. Attualmente il Gruppo Ovs conta 600 store oltre confine che valgono 150 milioni di euro (il turnover 2025 è stato di 1,74 mld, ndr). L’incremento del segmento donna ha indubbiamente dato all’azienda veneta lo slancio necessario per continuare a investire, dopo Stefanel e Les Copains Goldenpoint, la cui collezione uomo copre il 5% delle vendite, si candida ad essere il nuovo asse strategico del gruppo. Per quanto riguarda il mancato accordo per l’acquisizione di Kasanova, Beraldo ha spiegato che la mancata sinergia con le banche non ha agevolato le trattative nei tempi utili per affrontare l’investimento.
Per quanto riguarda la proposta stilistica, Falcon sottolinea l’inserimento del segmento leisurewear che premia l’utilizzo di “fibre naturale, forme morbide, da utilizzare in casa o palestra con pantaloni in lyocell e moda mentre la maglieria è in cotone-seta con alcune mischie di lino”. Non manca l’evoluzione nel comparto pigiameria/underwear: “Per la parte moda ci siamo ispirati al romanticismo letto in chiave delicata, colori naturali come rosa cipria, salvia, azzurro polveroso. I pizzi sono meno seducenti e più delicati, pensati per una sensualità più raffinata. C’è inoltre l’inserimento delle proposte ‘Invisible’, una parte essenziale con taglio laser che avvolge la silhouette in maniera delicata e permettono di scolpire la parte shaping, capi comodi da uso quotidiano”. Il beachwear resta preponderante grazie all’approccio inclusivo pensato per clienti di ogni età; nei fuoriacqua è stato fatto un “grande lavoro di fibre naturale come testimoniano gli chemisier in cotone-lino”. Molti costumi da bagno sono caratterizzati da dettagli in pietre naturali o anelli, ricami fatti a mano e perline.
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